Stablecoin in franchi, i banchieri chiedono sette modifiche alla legge e avvertono: a rischio depositi e ipoteche

Claudio Galli

31 Ottobre 2026 - 10:19

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SwissBanking chiede che le banche possano emettere stablecoin in franchi con la licenza che hanno già: oggi in Svizzera non si possono emettere stablecoin con una regolamentazione specifica, e il CHFAU in franchi è emesso da Allunity, società regolata in Germania. Una simulazione dell’associazione mostra che, se i clienti spostassero i depositi sui token, le banche avrebbero meno margine per crediti e ipoteche.

Stablecoin in franchi, i banchieri chiedono sette modifiche alla legge e avvertono: a rischio depositi e ipoteche

Giovedì 29 ottobre l’Associazione svizzera dei banchieri (SwissBanking) ha pubblicato un documento di approfondimento intitolato «Una stablecoin in franchi dalla Svizzera». L’associazione vuole che la moneta digitale ancorata al franco sia emessa da un soggetto svizzero e presenta sette richieste per la revisione della LIsFi, la legge federale sugli istituti finanziari. A presentare il documento è stato il capo economista Martin Hess, che secondo finews.ch ha detto: «È stato raggiunto il punto di non ritorno».

Il Consiglio federale definisce le stablecoin come criptovalute «ancorate al valore di beni patrimoniali». Hess ne è convinto: «Pensiamo che in futuro ci sarà una stablecoin in franchi svizzeri». Per l’associazione la stablecoin in franchi deve essere emessa dalla Svizzera e sotto vigilanza svizzera.

Un mercato ancora piccolo, e oggi in mano a un emittente tedesco

Per ora i numeri sono modesti. Come riporta investrends.ch, le stablecoin in franchi valgono circa 45 milioni di dollari, lo 0,015% di un mercato mondiale che a novembre 2025 era di circa 300 miliardi di dollari. Il Citi Institute stima che questo mercato possa arrivare a 4’000 miliardi entro il 2030. Il franco pesa per quasi l’1% dei pagamenti mondiali e, secondo investrends.ch, il potenziale stimato per una stablecoin in franchi è di 2,8-3 miliardi di franchi. Moneymag ne ha già parlato in un approfondimento sul perché la BNS tiene d’occhio le stablecoin in franchi.

Ad oggi nessuna stablecoin in franchi è emessa in Svizzera con una regolamentazione specifica. Il CHFAU, un token in franchi lanciato a febbraio 2026 da Allunity, società regolata in Germania, vale circa 35 milioni di franchi secondo inside-it, che riprende l’agenzia Keystone-ATS. Secondo investrends.ch, nell’UE sotto le regole MiCAR sono già state emesse le prime stablecoin in franchi. In Svizzera un gruppo di operatori sta facendo prove in una sandbox, cioè un ambiente di test: tra loro ci sono UBS, PostFinance, Raiffeisen, la Zürcher Kantonalbank e la Banque Cantonale Vaudoise. Moneymag aveva raccontato in agosto come sette operatori svizzeri testano la stablecoin in franchi.

Le richieste: licenza bancaria, riserve più ampie e meno vincoli antiriciclaggio

Il punto di partenza è il progetto che il Consiglio federale ha messo in consultazione. Come si legge nel comunicato del 22 ottobre 2025, il progetto crea gli «istituti per mezzi di pagamento», che sostituiscono l’autorizzazione fintech e possono emettere stablecoin rispettando obblighi specifici. La consultazione si è chiusa il 6 febbraio 2026. SwissBanking sostiene il progetto in linea di principio, ma chiede diverse modifiche.

La prima: le banche devono poter emettere stablecoin direttamente con la licenza bancaria che hanno già, senza creare una società figlia con licenza di istituto di pagamento. La seconda riguarda le riserve. L’associazione vuole includervi anche obbligazioni fondiarie, covered bond e una quota limitata di valute estere come il dollaro. Il motivo, spiega investrends.ch, è che i titoli in franchi a breve termine di massima qualità ammontano a soli 5,85 miliardi di franchi: un emittente con 5 miliardi di stablecoin in circolazione dovrebbe acquistarne circa il 60%. «La regolamentazione deve funzionare anche nella pratica», ha detto a finews.ch Natalie Graf, Senior Legal Counsel dell’associazione.

Nel mirino c’è anche la FINMA, l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari. Una sua comunicazione di vigilanza del 2024 impone all’emittente di identificare tutti coloro che detengono le stablecoin. SwissBanking la giudica «particolarmente restrittiva e potenzialmente proibitiva» e la indica tra i motivi principali per cui finora nessuna stablecoin è stata lanciata con successo in Svizzera. Secondo Keystone-ATS, Hess chiede regole antiriciclaggio allineate a quelle degli altri spazi monetari e senza ostacoli che «svantaggiano i fornitori nazionali rispetto alla concorrenza estera».

Il rischio per crediti e ipoteche

Il documento non tace i rischi. Se i clienti spostassero i soldi dai conti bancari alle stablecoin, le banche faticherebbero di più a finanziare crediti e ipoteche. L’associazione ha fatto una simulazione: con un deflusso del 20% dei depositi a vista, l’indice di liquidità LCR di una banca di medie dimensioni scenderebbe dal 141% al 97%, sotto il minimo obbligatorio del 100%. Se la banca tagliasse i crediti per compensare, la redditività del capitale passerebbe dal 6,4% al 5,2%. SwissBanking precisa che è un calcolo meccanico, non una previsione.

Esistono anche rischi per la politica monetaria. Secondo l’associazione diventano concreti solo con volumi molto alti di stablecoin che non pagano interessi: in quel caso la politica dei tassi della BNS potrebbe perdere efficacia. C’è poi il ruolo del franco come bene rifugio: in una crisi la domanda di token potrebbe crescere di colpo e accelerare le corse agli sportelli. Tra le sette richieste c’è anche quella di permettere alle banche di usare i depositi raccolti per concedere crediti e fare investimenti, con un adeguamento dei requisiti di liquidità LCR.

Cosa cambia per chi vive e lavora nella Svizzera italiana

Per i risparmiatori il quadro di legge è ancora in discussione e i volumi delle stablecoin in franchi restano minimi. In Ticino c’è già chi si è avvicinato al mondo cripto: Moneymag ha raccontato come BancaStato apre alle criptovalute, con l’acquisto dall’e-banking in collaborazione con Sygnum. Per chi ha un’ipoteca o un conto di risparmio, il punto da seguire è quello sollevato dalla stessa SwissBanking: la stabilità dei depositi da cui le banche attingono per finanziare crediti e ipoteche.

Le opportunità indicate dall’associazione riguardano soprattutto le imprese che lavorano con l’estero. Secondo finews.ch, una stablecoin in franchi permetterebbe pagamenti transfrontalieri senza passare dalle banche corrispondenti, una gestione della liquidità 24 ore su 24 e pagamenti automatici lungo la catena di fornitura grazie agli smart contract. Investrends.ch aggiunge che per SwissBanking l’utilità principale sta nel regolamento dei pagamenti tra aziende e istituzioni più che negli acquisti quotidiani dei privati. Alle banche i guadagni verrebbero soprattutto dalle commissioni su transazioni, custodia e cambio: con i tassi svizzeri bassi, l’emissione in sé rende poco.

Nell’Unione europea le regole ci sono già. Le banche possono emettere direttamente token di moneta elettronica dal 30 giugno 2024, e il quadro europeo è di nuovo in discussione, come racconta il nostro articolo sulla revisione di MiCA. Secondo SwissBanking, senza emittenti regolati la Svizzera rischierebbe di dipendere da mezzi di pagamento esteri. Il prossimo dato concreto arriverà a dicembre 2026: secondo finews.ch, per allora sono attesi i risultati della sandbox.

Le cose da sapere

  • SwissBanking chiede che le banche possano emettere stablecoin in franchi con la licenza bancaria già esistente.
  • Oggi in Svizzera non si possono emettere stablecoin con una regolamentazione specifica; il CHFAU in franchi è emesso da Allunity, società regolata in Germania.
  • Secondo una simulazione dell’associazione, con un deflusso del 20% dei depositi a vista l’indice di liquidità di una banca media scenderebbe sotto il minimo obbligatorio.
  • I risultati della sandbox con UBS, PostFinance e altre banche svizzere sono attesi a dicembre 2026.

Fonti: finews.ch, investrends.ch, Keystone-ATS, comunicato del Consiglio federale del 22 ottobre 2025

Foto: Tony Webster, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

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