130’000 franchi investiti in "mine" Bitcoin, poi la banca chiude il conto: succede in Ticino

Claudio Galli

7 Settembre 2026 - 07:09

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Un imprenditore ticinese produce Bitcoin per finanziare la sua attività immobiliare, ma il suo istituto di credito disdice il rapporto bancario e nessun’altra banca ne vuole sapere. Il caso, raccontato dagli esperti, riguarda tutte le startup del Cantone

130'000 franchi investiti in "mine" Bitcoin, poi la banca chiude il conto: succede in Ticino

LUGANO - Un imprenditore attivo nel settore immobiliare in Ticino aveva trovato un modo per creare riserve finanziarie per la sua società: il "mining" di Bitcoin, cioè la risoluzione di calcoli complessi tramite macchinari specializzati (gli ASIC) in cambio di una ricompensa in criptovaluta. Con un investimento di circa 130’000 CHF in macchinari, l’attività gli garantiva circa 0,1 Bitcoin al mese — circa 6’500 dollari al cambio attuale, a fronte di un costo dell’elettricità di circa 5’000 dollari. Un margine sottile ma reale, finché la sua banca non ha deciso di disdire la relazione e chiudere i conti della società. Da quel momento, per l’imprenditore è cominciato un giro a vuoto: nessun altro istituto ha accettato di aprirgli un conto operativo a causa dell’attività di mining, nemmeno dopo aver contattato Lugano’s Plan ₿, il progetto con cui la Città promuove sé stessa come capitale svizzera delle criptovalute.

Perché le banche chiudono i conti alle startup crypto

Il caso non è isolato, spiega a Ticinonline l’avvocato Lars Schlichting, esperto di blockchain e crypto asset: il problema riguarda «tutte le nuove società e le startup», non solo chi opera nel mining. Diversi istituti aprono un conto di costituzione ma si rifiutano poi di trasformarlo in conto operativo, lasciando il cliente con i fondi bloccati. Il rischio, secondo Schlichting, è che la Svizzera finisca per spingere le proprie startup verso banche estere o verso le stesse criptovalute che dice di voler regolamentare.

Franco Citterio, direttore dell’Associazione Bancaria Ticinese, offre la prospettiva delle banche: le nuove società «spesso senza garanzie o bilanci consolidati» rientrano in una categoria di rischio che gli istituti tendono a evitare con il capitale dei risparmiatori. Per chi opera con criptovalute si aggiunge un ulteriore livello di prudenza legato alla legge sul riciclaggio di denaro e alla tracciabilità dei fondi in entrata. Lorenzo Ambrosini, direttore della Fondazione Agire, ricorda però che non esistono dati che confermino un peggioramento strutturale: il problema, dice, è che le startup si presentano spesso senza un team solido, brevetti o clienti già acquisiti — elementi che ridurrebbero il rischio percepito dalle banche.

Cosa fare se una banca chiude il conto a un’impresa

Chi si trova in questa situazione ha in pratica tre strade, secondo gli esperti interpellati:

  • rivolgersi a più istituti in parallelo, privilegiando le banche cantonali o gli istituti con esperienza dichiarata nel settore fintech e crypto, invece di procedere in sequenza;
  • valutare una banca digitale o un servizio come Revolut per la gestione corrente, in attesa di trovare un istituto tradizionale disponibile;
  • strutturare la documentazione societaria — bilanci, provenienza dei fondi, tracciabilità delle operazioni di mining — prima di presentarsi a una nuova banca, così da ridurre il tempo di valutazione.

Per chi dichiara i proventi del mining va inoltre ricordato che, a differenza delle plusvalenze private che restano esenti, i ricavi da mining sono reddito imponibile in Svizzera e vanno dichiarati al valore di mercato al momento dell’accredito, come previsto dalla guida fiscale sulle criptovalute. Chi valuta di avviare una società di questo tipo può inoltre consultare la guida su come aprire un conto corrente in Svizzera per conoscere in anticipo i requisiti richiesti dagli istituti.

Resta il paradosso segnalato dall’imprenditore: la Svizzera ha una legislazione sulle criptovalute, Lugano si promuove a livello internazionale come piazza crypto-friendly, ma chi prova concretamente a fare impresa in questo settore rischia di trovarsi con le porte chiuse in faccia proprio dal sistema bancario che dovrebbe sostenerlo.

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