Il rapporto semestrale dell’Ufficio federale della cibersicurezza, pubblicato il 24 agosto, conta 27’128 segnalazioni in sei mesi e certifica che il phishing telefonico ha superato quello delle carte di credito. In Ticino le cibertruffe calano del 16%, ma il danno accertato dalla Polizia cantonale supera i 5 milioni di franchi. I numeri, i metodi nuovi e le cinque contromisure che valgono davvero.
Dal 1° luglio 2026 chi chiama un numero svizzero dall’estero mascherandosi dietro un numero di cellulare svizzero falsificato viene bloccato dagli operatori. La misura, iscritta nell’ordinanza sui servizi di telecomunicazione, era già entrata in vigore a gennaio per la rete fissa ed è stata estesa in luglio alla telefonia mobile. L’effetto si legge nei numeri: le segnalazioni di telefonate minatorie a nome di false autorità — il finto agente di polizia, il finto funzionario dell’ufficio esecuzioni, la finta collaboratrice della banca — erano oltre 400 al mese fra gennaio e giugno, in luglio sono scese sotto quota 100. Un calo di oltre il 75 per cento in un solo mese.
Il dato è contenuto nel rapporto semestrale 2026/I dell’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS), pubblicato lunedì 24 agosto. È una buona notizia con un contrappeso: la truffa non è sparita, ha cambiato canale. E i canali nuovi sono quelli che il ticinese medio usa ogni giorno per pagare.
Ventisettemila segnalazioni in sei mesi, quattro su dieci sono truffe
Nel primo semestre del 2026 l’UFCS ha ricevuto 27’128 segnalazioni volontarie, contro le 35’727 dello stesso periodo del 2025. Il calo non va letto come una ritirata: circa il 39 per cento di tutte le segnalazioni riguarda tentativi di truffa, che restano — parole dell’Ufficio — «un’operazione di massa lucrativa».
| Categoria | Segnalazioni (gen-giu 2026) | Variazione su gen-giu 2025 |
|---|---|---|
| Truffa (tutte le forme) | 10’759 | — |
| Phishing | 8’877 | — |
| Spam | 3’965 | — |
| Telefonate a nome di false autorità | 3’817 | -64% |
| Pubblicità per truffe d’investimento online | 387 | -89% |
| Truffa del CEO | 258 | -57% |
| Casi di ransomware | 79 | stabile |
La piattaforma antiphishing.ch ha raccolto 9’308 indirizzi unici. I marchi imitati più spesso appartengono al settore finanziario (26%), seguito da commercio al dettaglio e servizi (22%) e dai servizi postali (14%): il messaggio che finge di venire dalla vostra banca o dal corriere resta lo strumento numero uno.
Il sorpasso del voice phishing
La novità di metodo è che, fino a fine 2025, la classifica delle segnalazioni era dominata dal phishing tradizionale sulle carte di credito. Ora al primo posto c’è il phishing telefonico. Chi chiama non minaccia più: aiuta. Si presenta come impiegato di banca, dice di aver rilevato un movimento sospetto e chiede di installare un programma di manutenzione a distanza per «mettere in sicurezza» il conto.
L’UFCS descrive una variante particolarmente insidiosa, il doppio phishing: nella cassetta delle lettere della vittima viene depositato un finto avviso di ritiro pacco a nome della Posta, con un codice QR contraffatto che chiede numero di carta di credito, indirizzo e numero di telefono. Pochi giorni dopo arriva la chiamata di un sedicente collaboratore della banca, che si offre di proteggere la vittima proprio da quell’attacco. In qualche caso alla telefonata è seguita perfino una visita di persona.
Da maggio 2026 è cresciuto in modo marcato anche il phishing su TWINT, prima attraverso le offerte sulle piattaforme di piccoli annunci come Ricardo e Tutti, poi con finti rimborsi a nome di alberghi. È il rovescio della medaglia della rapidità con cui i pagamenti digitali hanno sostituito il contante nelle abitudini svizzere: un pagamento istantaneo è anche un pagamento difficilmente reversibile.
A rendere tutto più credibile c’è l’intelligenza artificiale: e-mail, siti e voci sintetiche generati in pochi secondi. In un caso di truffa del CEO gli aggressori hanno imitato la voce del superiore per far autorizzare un versamento.
In Ticino i casi calano, il conto no
Il quadro cantonale segue la stessa curva. Secondo il rapporto d’attività 2025 della Polizia cantonale, in Ticino i reati di criminalità digitale sono diminuiti dell’8 per cento e le cibertruffe del 16 per cento, dopo l’impennata del 34 per cento registrata nel 2024. Sono quasi scomparsi i negozi online fraudolenti (da 9 casi a 1), le truffe sentimentali (da 13 a 2) e la merce venduta e mai consegnata (da 11 a 3).
Il danno, però, si concentra. Ransomware, truffe del tipo Business Email Compromise e furti di criptovalute hanno prodotto nel 2025 un danno economico effettivo superiore a 5 milioni di franchi; l’intervento tempestivo degli inquirenti ha permesso di bloccare e recuperare versamenti per circa 40 milioni di franchi e 47’000 dollari.
Nell’ultimo trimestre dell’anno la Sezione analisi tracce informatiche ha inoltre affrontato un fenomeno nuovo per il Cantone, l’«SMS blaster»: un apparecchio grande come un computer, di solito nascosto in un’automobile, che si finge un’antenna di telefonia mobile con una portata fra 500 e 1’000 metri. Gli smartphone nel raggio d’azione vi si agganciano e ricevono in automatico un SMS di phishing, apparentemente inviato dalla Polizia o da un corriere, che invita a cliccare per pagare una contravvenzione o le spese di spedizione. In un paio di casi gli autori, in transito sul territorio, sono stati intercettati oltre Gottardo.
Il «lavoro dei sogni» che costa il portafoglio
Un capitolo del rapporto è dedicato alle finte offerte di lavoro. La versione elementare chiede a chi cerca impiego un anticipo per servizi a pagamento, per esempio l’ottimizzazione del curriculum. La versione sofisticata, battezzata «Dream Job Playbook», passa dalle reti professionali: un sedicente cacciatore di teste propone un posto straordinario o un progetto d’investimento, poi invia una prova tecnica che installa il malware. Obiettivo finale: le criptovalute della vittima e quelle del suo datore di lavoro, per importi nell’ordine dei milioni. Se prima nel mirino finivano soprattutto i redditi bassi, oggi il bersaglio preferito sono informatici e quadri dirigenti.
Cosa fare adesso
- Nessuna banca chiede di installare software. Se una telefonata vi chiede di scaricare un programma di assistenza remota, riagganciate e richiamate voi il numero stampato sulla vostra carta o sul contratto, mai quello fornito dall’interlocutore.
- Diffidate dei codici QR su carta. Un avviso di ritiro pacco non chiede mai i dati della carta di credito. Nel dubbio, cercate la spedizione dal sito ufficiale del corriere.
- TWINT serve a pagare, non a incassare. Chi vi promette un rimborso e vi chiede di confermare una richiesta di pagamento sta prendendo, non dando.
- Attivate l’autenticazione a più fattori su e-banking, posta elettronica e account professionali, e usate password diverse per servizi diversi.
- Segnalate. Gli URL sospetti vanno su antiphishing.ch, gli incidenti sul modulo di notifica dell’UFCS. Le segnalazioni degli utenti e degli operatori telefonici sono esattamente ciò che ha permesso di individuare e bloccare gli «SMS blaster» in Ticino.
Se il denaro è già partito, i minuti contano più delle spiegazioni: chiamate subito la vostra banca per tentare il blocco del versamento e sporgete denuncia alla Polizia cantonale. È la finestra in cui, nel 2025, sono stati recuperati quei 40 milioni.
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