Franco digitale, sette operatori svizzeri testano la stablecoin in CHF: cosa cambia per i pagamenti (e i 4 numeri da conoscere)

Claudio Galli

6 Agosto 2026 - 11:11

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UBS, PostFinance, Sygnum, Raiffeisen, ZKB e la Banca cantonale vodese sperimentano fino a fine 2026 una stablecoin ancorata al franco. Perché la Svizzera arriva tardi, quanto vale davvero il mercato e cosa aspettarsi dal rapporto intermedio previsto in queste settimane.

Franco digitale, sette operatori svizzeri testano la stablecoin in CHF: cosa cambia per i pagamenti (e i 4 numeri da conoscere)

Per la prima volta il grosso della piazza bancaria svizzera prova a costruire insieme un franco digitale. Dall’8 aprile 2026 sette operatori — UBS, PostFinance, Sygnum, Raiffeisen, Zürcher Kantonalbank (ZKB), Banca cantonale vodese (BCV) e Swiss Stablecoin AG — hanno avviato una fase di test comune per una stablecoin in franchi, una criptovaluta ancorata al valore di una moneta tradizionale — di solito il dollaro, qui il franco — così da restare stabile nel prezzo. Il progetto, battezzato informalmente CHFD, gira in un ambiente controllato per tutto il 2026, e un primo rapporto intermedio è atteso proprio nella seconda metà dell’anno.

L’obiettivo dichiarato è misurare la fattibilità tecnica e regolatoria di una stablecoin in franchi vigilata. A fornire l’infrastruttura è Swiss Stablecoin AG, con cui PostFinance collabora dal febbraio 2024. La particolarità sta nella regia: non una rete decentralizzata, ma un consorzio bancario sotto controllo pubblico. È un tassello che si affianca al progetto della Banca nazionale svizzera, di cui parliamo più sotto.

Perché la Svizzera arriva tardi

Il paradosso è evidente. La Confederazione è tra le piazze più avanzate al mondo su blockchain e criptovalute, eppure sul fronte delle stablecoin nazionali è rimasta indietro. Negli anni diversi progetti fintech per una stablecoin in franchi sono falliti, e la capitalizzazione di questo segmento valeva appena 40 milioni di dollari ad aprile 2025: lo 0,13% di un mercato globale in cui le transazioni in stablecoin hanno raggiunto i 33’000 miliardi di dollari nel 2025, in crescita del 72% sull’anno prima.

A dominare sono le stablecoin in dollari, a partire da Tether (USDT), la più grande del settore, e dalla USDC di Circle: entrambe cresciute in fretta proprio perché dietro avevano istituzioni consolidate, clientela e infrastrutture di conformità. È la stessa logica che i sette operatori elvetici provano ora ad applicare al franco: mettere in campo banche di peso — UBS è la maggiore del Paese, PostFinance, ZKB e Raiffeisen sono considerate di rilevanza sistemica — invece di una startup isolata.

Il nodo delle regole

La sperimentazione nasce non da un via libera, ma da un vuoto normativo. Già nel 2024 la FINMA — l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari — aveva chiarito che i token ancorati al franco vanno trattati come depositi del pubblico: per emetterli serve quindi una licenza bancaria o fintech. Per questo, nella sandbox, le transazioni restano deliberatamente sotto il milione di franchi, la soglia che consente le esenzioni previste per le sperimentazioni fintech.

Il quadro, però, sta cambiando. Il 22 ottobre 2025 il Consiglio federale ha aperto la consultazione — chiusa il 6 febbraio 2026 — sulla revisione della legge sugli istituti finanziari, che introduce due nuove categorie di licenza, l’istituto di pagamento e l’istituto di cripto. La prima autorizzerà esplicitamente l’emissione di stablecoin e farà cadere il tetto di 100 milioni di franchi sui depositi che frenava la vecchia licenza fintech. L’entrata in vigore, però, non è attesa prima del 2027. Nel frattempo l’Associazione svizzera dei banchieri, in un documento dell’aprile 2025, chiede di andare oltre: permettere alle banche di emettere stablecoin direttamente, senza una licenza aggiuntiva.

C’è anche una pressione esterna. Il regolamento europeo MiCA — la cornice UE sulle cripto-attività, pienamente in vigore dal dicembre 2024 — impone agli emittenti di stablecoin una copertura 1:1 e il rimborso immediato. È lo stesso contesto in cui la stretta europea ha spinto oltre 185 miliardi di dollari di USDT fuori dai mercati regolamentati dell’UE, aprendo spazi alle piazze extra-UE. La Svizzera prova a fissare il proprio standard adesso, prima che i concorrenti internazionali occupino il terreno.

L’altro binario: il progetto Helvetia della BNS

La sandbox privata corre in parallelo al progetto Helvetia della Banca nazionale svizzera, il pilota per una moneta digitale di banca centrale «wholesale» — riservata agli istituti finanziari, non ai cittadini. Helvetia è stato prolungato almeno fino a metà 2027 e usa Ethereum come piattaforma di test. I due percorsi non competono: una CBDC della BNS guarda soprattutto ai regolamenti tra banche, mentre una stablecoin privata in franchi punta ai pagamenti al dettaglio e all’integrazione con la finanza decentralizzata (DeFi). Anche la sandbox CHFD si appoggia a una blockchain pubblica come Ethereum: nel settembre 2025 UBS, PostFinance e Sygnum avevano già completato il primo pagamento interbancario legalmente vincolante con «deposit token».

Le 4 cose da sapere

  • Sette operatori guidati da UBS testano una stablecoin in franchi (CHFD) per tutto il 2026; primo rapporto intermedio atteso nella seconda metà dell’anno.
  • Le transazioni restano sotto il milione di franchi per rientrare nelle esenzioni della sandbox fintech.
  • Il mercato globale delle stablecoin ha mosso 33’000 miliardi di dollari nel 2025; la quota in franchi valeva appena lo 0,13%.
  • Le due nuove licenze FINMA (istituto di pagamento e di cripto) daranno la base legale, ma non prima del 2027.

Che cosa cambia, in concreto, per chi vive in Svizzera? Per ora nulla di operativo: la sperimentazione è chiusa, riservata agli istituti coinvolti e limitata negli importi. Ma i vantaggi promessi da una stablecoin in franchi regolata — regolamenti più rapidi, disponibilità 24 ore su 24, compatibilità con le applicazioni blockchain — spiegano perché tante banche vi partecipino insieme. Chi vuole seguire l’evoluzione può monitorare gli aggiornamenti della FINMA. Le informazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono consulenza d’investimento.

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