Bitcoin tiene sopra i 76’000 dollari dopo il primo rialzo dei tassi Fed dal 2023: i numeri di una giornata decisiva

Claudio Galli

17 Settembre 2026 - 11:09

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La Federal Reserve alza i tassi di 25 punti base al 3,75%-4% e lascia intendere un’altra stretta entro fine anno. Bitcoin assorbe il colpo meglio di Wall Street, ma il mercato resta scosso dal flop del Clarity Act. In Svizzera, Bitcoin Suisse trasferisce 60 posti all’estero mentre FINMA continua a blindare l’infrastruttura regolata.

Bitcoin tiene sopra i 76'000 dollari dopo il primo rialzo dei tassi Fed dal 2023: i numeri di una giornata decisiva

La Federal Reserve ha alzato i tassi di riferimento USA di 25 punti base, portandoli al 3,75%-4%: è il primo rialzo dal luglio 2023, deciso all’unanimità (12 voti a 0) dal Federal Open Market Committee guidato da Kevin Warsh. Il Bitcoin ha incassato la notizia meglio di quanto abbia fatto Wall Street: dopo essere sceso fino a 75’242 dollari su Bitstamp nei minuti immediatamente successivi all’annuncio, nella mattinata di giovedì tratta stabilmente sopra i 76’000 dollari.

Perché la Fed ha alzato i tassi (e perché non è finita)

Nel comunicato del FOMC la diagnosi è netta: l’inflazione rimane elevata, spinta dallo shock energetico legato al conflitto USA-Iran, con il Brent salito oltre i 110 dollari al barile. In conferenza stampa Warsh è stato diretto: «il dato di fatto è che l’inflazione è troppo alta» e «troppi settori stanno registrando aumenti superiori al 3% su base annua». Non è un episodio isolato: la Fed ha alzato i tassi fino al 4% pubblicando insieme un nuovo dot plot che rivede al rialzo l’intero percorso: la mediana per fine 2026 sale al 4,1% (dal 3,8% di giugno), quella per il 2027 al 4,1% (dal 3,6%) e quella per il 2028 al 3,9% (dal 3,4%). Tradotto: il mercato deve mettere in conto almeno un altro rialzo da 25 punti base entro dicembre, e un ciclo di stretta più lungo di quanto si pensasse in estate.

Wall Street ha reagito in modo composto ma netto: Dow Jones -630,56 punti (-1,21%) a 51’462,55, S&P 500 -0,44% a 7’552,22, Nasdaq praticamente piatto (-0,01%). L’euro-dollaro è sceso dello 0,64% a 1,1469, mentre il rendimento del Treasury decennale è tornato sopra il 5,016%, segno che i mercati leggono le parole di Warsh come decisamente hawkish — cioè orientate a un atteggiamento più restrittivo del previsto.

Cripto sotto doppia pressione: Fed e Clarity Act

Per il mercato cripto il rialzo dei tassi arriva 24 ore dopo un altro colpo: martedì il Senato USA ha bocciato il Clarity Act, la legge che avrebbe dato una cornice regolatoria chiara al settore, fermandosi a circa dieci voti dai 60 necessari. La bocciatura ha innescato il deflusso giornaliero più pesante dal 25 giugno per gli ETF spot su bitcoin — 450,33 milioni di dollari usciti in una sola seduta — e liquidazioni per oltre 570 milioni di dollari sui derivati. Le altcoin più esposte al tema regolatorio hanno pagato il conto più salato: XRP -8,1%, Stellar -9,6% in 24 ore. Bitcoin, circa l’8% sotto i massimi del 4 settembre, ha invece assorbito il rialzo dei tassi con una reazione contenuta: l’aumento era già scontato dal mercato, che assegnava una probabilità dell’85-90% a una mossa da 25 punti base.

L’angolo svizzero: Zugo taglia, la piazza finanziaria costruisce

Mentre Wall Street digerisce la stretta, a Zugo — cuore della Crypto Valley elvetica — Bitcoin Suisse ha annunciato il trasferimento all’estero di fino a 60 posti, soprattutto ruoli di back-office e amministrazione, diretti verso Bratislava o il Vietnam. Il CEO Andrej Majcen ha collegato la scelta al contenimento dei costi operativi, non alla fase debole del mercato cripto: la sede di Zugo resta il quartier generale, mentre l’azienda continua l’espansione internazionale con una licenza MiCAR ottenuta in Liechtenstein, un’autorizzazione alle Bermuda e il via libera regolatorio ad Abu Dhabi.

Il segnale, letto insieme al resto della piazza finanziaria svizzera, è coerente con un pattern già visto nei mesi scorsi: mentre gli operatori americani riducono l’esposizione al rischio cripto, la Svizzera continua a costruire infrastruttura regolata, dalla fusione fra SIX Digital Exchange e SIX SIS alle richieste di onboarding in crescita presso Sygnum. Un percorso che si inserisce nella stretta più ampia annunciata dalla FINMA sulle nuove licenze per istituti di pagamento e istituti cripto, pensate proprio per portare il settore sotto vigilanza diretta.

I numeri da tenere a mente

  • 3,75%-4%: nuovo range dei tassi Fed, +25 punti base, primo rialzo dal 2023.
  • 4,1%: nuova mediana del dot plot per fine 2026 (dal 3,8% di giugno).
  • 450,33 milioni di dollari: deflusso dagli ETF spot su bitcoin di martedì, il più pesante dal 25 giugno.
  • 570 milioni di dollari: posizioni liquidate sui derivati cripto nelle ultime 24 ore.
  • 60 posti: i ruoli che Bitcoin Suisse trasferisce da Zugo a Bratislava o Vietnam.

Chi vuole seguire l’evoluzione dei tassi e il suo effetto sulle cripto può monitorare le comunicazioni della FINMA e le quotazioni delle criptovalute aggiornate in tempo reale. Le quotazioni e i dati citati sono indicativi al momento della pubblicazione e non costituiscono consulenza d’investimento.

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