Bitcoin sotto i 77’000 USD, gli ETF spot americani perdono 1.26 miliardi in sei giorni (e perché la Svizzera sta facendo il contrario)

Claudio Galli

26 Maggio 2026 - 11:11

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Sei sedute consecutive di deflussi, BlackRock e Fidelity ai minimi del 2026, raccolta netta annua quasi azzerata. Mentre Wall Street rimette in dubbio l’esposizione a BTC, FINMA dà il via libera alla custodia cripto nella stessa infrastruttura delle azioni svizzere e Sygnum registra un’ondata di nuovi clienti.

Bitcoin sotto i 77'000 USD, gli ETF spot americani perdono 1.26 miliardi in sei giorni (e perché la Svizzera sta facendo il contrario)

Il Bitcoin oscilla intorno ai 77’352 USD dopo essere scivolato fino a 74’344 USD nel fine settimana, ma il vero dato della giornata non sta sul grafico spot: sta sui flussi degli ETF — i fondi quotati statunitensi che replicano il prezzo di BTC detenendolo fisicamente. Da 14 al 22 maggio questi prodotti hanno perso, in sei sedute consecutive, circa 1.26 miliardi di dollari di raccolta netta. È la striscia di deflussi più lunga e pesante dell’anno, e riporta i flussi cumulati 2026 vicino allo zero.

La fuga in cifre

A guidare la ritirata è BlackRock IBIT, di gran lunga l’ETF spot più grande del mondo, che il 18 maggio ha registrato un deflusso netto record per il 2026 da 448.36 milioni di dollari in una sola seduta — la terza peggiore della sua storia. Sulla stessa settimana l’ARKB di Ark & 21Shares ha lasciato sul terreno 109.64 milioni e l’FBTC di Fidelity 63.42 milioni in una singola giornata.

L’effetto cumulato è brutale per il bilancio annuale: dopo i 2.44 miliardi di dollari incassati ad aprile — il picco mensile del 2026 — la raccolta netta da inizio anno scende a circa 536 milioni di dollari. Per dare la misura: nel solo 2025 IBIT aveva attratto oltre 25 miliardi. In altre parole, in poche sedute il mercato ha cancellato quasi tutto il vantaggio di cinque mesi di flussi.

A monte ci sono nomi pesanti. Jane Street, market maker fra i più attivi sugli ETF cripto, secondo i documenti depositati ha ridotto le sue posizioni in fondi spot su Bitcoin di circa il 70% nel primo trimestre. Goldman Sachs ha tagliato la sua esposizione di circa il 10% nella stessa finestra. Quando i dealer riducono inventario, anche i flussi retail sui prodotti diventano più nervosi.

Perché il denaro istituzionale sta uscendo

Gli analisti di mercato attribuiscono la fuga a tre fattori sovrapposti: il rialzo dei rendimenti del Treasury americano, che rende più costoso tenere asset non remunerati come BTC; il dollaro forte, che storicamente penalizza il bitcoin; e le tensioni geopolitiche, con i negoziati USA-Iran in corso a Doha e la chiusura del primo bear case sulla narrativa di BTC come «bene rifugio». In parallelo, la passata di dati macro USA con un’inflazione sopra le attese ha riportato sul tavolo l’ipotesi di Federal Reserve più ferma del previsto sui tassi.

Il punto, però, non è solo macro. Come aveva anticipato un’analisi pubblicata ad aprile, la liquidità effettivamente disponibile sul mercato sta cambiando forma da mesi: una parte cresce nei tesoretti aziendali (MicroStrategy in testa), un’altra esce dai veicoli quotati. Il prezzo a 77’000 USD nasconde questa doppia dinamica.

Dall’altra parte dell’Atlantico, Zugo e Zurigo si attrezzano

Mentre gli ETF americani perdono terreno, in Svizzera la FINMA — la Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari — si muove nella direzione opposta. Il 5 maggio ha autorizzato la fusione fra SIX Digital Exchange (SDX) e SIX SIS AG, depositario centrale del Gruppo SIX. La conseguenza pratica: le banche svizzere potranno custodire bitcoin e altri asset digitali nella stessa infrastruttura regolata usata per le azioni quotate sulla borsa di Zurigo. Il modello — SIX lo chiama one plug to two worlds — abbatte una delle barriere storiche all’ingresso istituzionale, ossia avere due archivi separati per i titoli tradizionali e per le cripto.

In parallelo, le banche cripto-regolate elvetiche segnalano la tendenza opposta a quella americana. Sygnum, autorizzata FINMA dal 2019 e con sede a Zurigo, ha dichiarato un aumento significativo delle richieste di onboarding dall’estero negli ultimi mesi; AMINA Bank (ex SEBA) e Bitcoin Suisse continuano a operare custodia e trading diretto per clientela privata e istituzionale. Sulla borsa SIX restano inoltre quotati decine di ETP cripto regolati (Exchange Traded Product) emessi da 21Shares, WisdomTree e altri operatori — la via «retail-pronta» per esporsi all’asset senza wallet personale.

Il contesto regolatorio elvetico si era già irrigidito ad aprile, quando FINMA aveva annunciato le due nuove licenze e nuove linee guida sulla custodia: una direzione consapevole, non un’apertura ingenua. Sul piano fiscale, per il privato che detiene cripto in Svizzera le plusvalenze restano esenti dall’imposta sul reddito (sostanza imponibile a livello cantonale, regole di dettaglio variabili da Cantone a Cantone).

I 5 numeri da tenere a mente

  • 1.26 miliardi di dollari: deflussi netti dagli ETF spot USA su BTC tra il 14 e il 22 maggio.
  • 6 sedute consecutive: la striscia di rosso più lunga del 2026.
  • 448.36 milioni: il deflusso da IBIT (BlackRock) in una sola seduta, il 18 maggio.
  • 536 milioni: la raccolta netta cumulata 2026 degli ETF spot BTC, dopo aver toccato 2.44 miliardi solo ad aprile.
  • 5 maggio 2026: FINMA approva la fusione SIX SDX–SIX SIS, custodia cripto entra nell’infrastruttura regolata della borsa di Zurigo.

Cosa significa per chi guarda il mercato dalla Svizzera

Il segnale è doppio. Sul fronte di breve, gli investitori istituzionali americani stanno scaricando rischio cripto, e questo pesa sul prezzo. Sul fronte di medio, la Svizzera continua a costruire infrastruttura — regolata, vigilata, integrata con il sistema bancario tradizionale — in attesa che il ciclo torni a girare nella direzione opposta. Le due cose non sono in contraddizione: dicono semmai che il vero spartiacque del 2026 non sarà il prezzo di BTC, ma chi controllerà la custodia dei volumi quando torneranno.

Per chi segue il mercato in tempo reale, le quotazioni cripto aggiornate e i flussi giornalieri pubblicati da Farside Investors restano i due indicatori da incrociare nelle prossime settimane.

Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio d’investimento.

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