BitMine verso il 5% di tutto l’Ethereum in circolazione: la tesoreria aziendale da 15,8 miliardi di dollari che copia (e reinventa) il modello Saylor

Claudio Galli

15 Settembre 2026 - 11:09

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La società guidata dallo strategist Tom Lee ha comunicato ieri di detenere quasi 6 milioni di ether, pari al 4,9% dell’offerta totale. La strategia funziona anche grazie allo staking — un motore di rendimento che Bitcoin non ha, e che in Svizzera la FINMA permette di offrire alle aziende dal 2025 senza requisiti patrimoniali aggiuntivi.

BitMine verso il 5% di tutto l'Ethereum in circolazione: la tesoreria aziendale da 15,8 miliardi di dollari che copia (e reinventa) il modello Saylor

BitMine Immersion Technologies (Nasdaq: BMNR), la società guidata dallo strategist Tom Lee (Fundstrat), ha comunicato il 14 settembre di aver portato le proprie riserve di Ethereum a **5’956’378 token**, pari al **4,9%** dei 122 milioni di ether oggi in circolazione. Il valore complessivo di criptovalute e liquidità in cassa ha raggiunto i **15,8 miliardi di dollari**, dopo l’acquisto di altri 27’180 ETH nell’ultima settimana — l’ennesima da quando la strategia di accumulo è partita, il 30 giugno 2025.

Una tesoreria che scala più in fretta di quanto sembri

BitMine non è un caso isolato ma il capofila di un fenomeno che gli addetti ai lavori chiamano digital asset treasury: quasi 200 società quotate hanno oggi criptovalute nel proprio bilancio come riserva strategica, per un controvalore complessivo che ha superato i 110 miliardi di dollari. Il modello — raccogliere capitale con azioni o debito e usarlo per accumulare sistematicamente un asset digitale — resta guidato da Strategy (ex MicroStrategy) di Michael Saylor, che possiede 845’080 Bitcoin per un controvalore di circa 71 miliardi di dollari. BitMine, con la sua posizione in ether, è oggi la seconda tesoreria aziendale crypto al mondo per valore e la prima su Ethereum.

Perché scegliere ether e non (solo) bitcoin

La differenza tecnica è ciò che rende interessante il caso BitMine agli occhi dei tesorieri aziendali: a differenza del bitcoin, l’ether può essere messo in italicostaking/italico — l’operazione con cui i token vengono bloccati per contribuire alla sicurezza della rete, generando un rendimento lordo indicativo fra il 2,8% e il 3,5% annuo. Circa 5 milioni dei token detenuti da BitMine risultano già in staking. Quel flusso di cassa ricorrente serve a coprire dividendi su azioni privilegiate e cedole obbligazionarie, riducendo la dipendenza dall’emissione continua di nuove azioni per finanziare l’accumulo — il vero tallone d’Achille dei modelli di tesoreria puramente speculativi. In altre parole: BitMine non scommette solo sul prezzo, ma trasforma l’ether in un asset produttivo di reddito, un po’ come un’obbligazione con cedola variabile legata alla rete Ethereum invece che a un emittente sovrano.

L’angolo svizzero: la chiarezza che manca a Washington

È proprio sullo staking che la Svizzera gioca un vantaggio regolatorio concreto. Mentre a Washington il Senato discute ancora — e con probabilità di successo calanti — un quadro normativo organico per le criptovalute, la FINMA ha già chiarito da tempo le regole del gioco: gli istituti vigilati possono offrire staking diretto alla clientela, comprese le aziende, senza requisiti patrimoniali aggiuntivi, a condizione di segregare gli asset dei clienti dal proprio bilancio. È lo stesso principio prudenziale che sta dietro alle nuove licenze e linee guida sulla custodia annunciate da FINMA negli ultimi mesi.

Il risultato pratico è che una PMI o una holding con sede in Ticino che volesse replicare, su scala ridotta, una strategia di tesoreria in ether non deve inventarsi nulla: banche come Sygnum e AMINA — quest’ultima con un servizio dedicato di Crypto Treasury as a Service — offrono già custodia vigilata e staking istituzionale sotto lo stesso ombrello regolatorio che ha convinto BancaStato ad aprire alle criptovalute tramite l’e-banking cantonale. È la stessa infrastruttura, del resto, che negli scorsi mesi ha accompagnato la rotazione dei flussi istituzionali verso l’ether osservata anche sugli ETF quotati a Wall Street.

Le cose da sapere

  • 5’956’378 ETH detenuti da BitMine, pari al 4,9% dell’offerta totale di Ethereum.
  • 15,8 miliardi di dollari il valore complessivo di criptovalute e liquidità in cassa della società.
  • 27’180 ETH acquistati nell’ultima settimana, proseguendo l’accumulo iniziato il 30 giugno 2025.
  • 845’080 Bitcoin, circa 71 miliardi di dollari: la posizione di Strategy (Saylor), tuttora la tesoreria crypto aziendale più grande al mondo.
  • Rendimento da staking indicativo fra il 2,8% e il 3,5% annuo sulla quota di ether bloccata in rete.

Per chi guarda il fenomeno dalla Svizzera italiana, il punto non è se altre aziende copieranno BitMine — probabile, visto che il canale regolatorio è già pronto — ma quanto durerà la disciplina degli emittenti quando il premio che il mercato oggi riconosce a questi titoli rispetto al valore degli asset in cassa dovesse ridursi. Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio d’investimento.

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