USDT, 52 milioni di dollari congelati in un giorno: il caso Tether-DOJ che riaccende il dubbio su chi controlla davvero la tua stablecoin

Claudio Galli

12 Settembre 2026 - 11:09

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Il Dipartimento di giustizia americano ringrazia Tether per aver aiutato a bloccare oltre 52 milioni di dollari legati a una rete di truffe internazionale. Una causa civile parallela da 42,4 milioni mostra però il rovescio della medaglia: chi decide, e con quali garanzie, quando una stablecoin centralizzata blocca i fondi di chi la detiene. Per chi vive in Svizzera e usa USDT, la differenza con la custodia regolata FINMA non è un dettaglio tecnico.

USDT, 52 milioni di dollari congelati in un giorno: il caso Tether-DOJ che riaccende il dubbio su chi controlla davvero la tua stablecoin

In un solo giorno, l’11 settembre, la Scam Center Strike Force del Dipartimento di giustizia statunitense (DOJ) ha bloccato oltre 52 milioni di dollari in criptovalute legati a Xinbi Guarantee, un mercato in lingua cinese operante soprattutto su Telegram che le autorità americane accusano di aver messo in contatto centri di truffa e gruppi criminali organizzati in tutto il mondo. Due wallet riconducibili a Xinbi, per circa 12 milioni di dollari, sono stati sequestrati; altri 47 wallet legati al riciclaggio sono stati messi sotto restraint. Tra i servizi offerti dalla piattaforma, secondo il DOJ, anche il reclutamento di vittime costrette a lavorare nei cosiddetti "scam compound" del sud-est asiatico.

Il punto che ha fatto discutere non è solo l’ammontare, ma il ringraziamento esplicito che il DOJ ha rivolto a Tether, l’emittente della stablecoin USDT, per l’assistenza proattiva fornita durante le indagini. Il CEO Paolo Ardoino ha parlato di «strumenti potenti» che l’infrastruttura della stablecoin mette a disposizione delle forze dell’ordine, rivendicando una collaborazione che coinvolgerebbe oltre 340 agenzie in 67 Paesi, più di 2’800 casi e oltre 5 miliardi di dollari di asset congelati nel tempo — di cui 2,5 miliardi solo con le autorità statunitensi. Solo pochi giorni prima, Tether aveva già congelato più di 45 milioni di dollari in USDT su 22 wallet collegati a Xinbi.

Perché una stablecoin può essere bloccata da un’azienda privata

La ragione tecnica è semplice quanto poco conosciuta da chi la usa per pagamenti o risparmio: USDT non è un token decentralizzato come Bitcoin, che nessuna autorità centrale può congelare o revocare. È un token emesso da una società — Tether Limited — che mantiene, nel contratto stesso, la funzione di inserire in blacklist qualsiasi indirizzo. Una volta bloccato, quell’indirizzo non può più muovere gli USDT che contiene, indipendentemente da dove si trovi il proprietario o da quale giurisdizione lo riguardi.

Il rovescio della medaglia: una causa da 42,4 milioni

Se nel caso Xinbi la collaborazione con la giustizia sembra ineccepibile, un’altra vicenda in corso negli Stati Uniti mostra i limiti del sistema. Due imprenditori thailandesi hanno fatto causa a Tether dopo che l’azienda aveva inserito in blacklist dieci loro indirizzi Ethereum, per un controvalore di 42,4 milioni di dollari, il 30 ottobre 2025 — su una richiesta verbale del Department of Homeland Security. Il mandato di sequestro formale di un giudice federale è arrivato solo il 19 febbraio 2026, quasi quattro mesi dopo. I querelanti sostengono di aver visto i propri fondi bloccati senza un ordine del tribunale, con l’onere della prova di fatto rovesciato su di loro.

Le due storie raccontano la stessa moneta da lati opposti: la capacità di congelare fondi in tempo reale è uno strumento potente contro il crimine, ma è anche un potere che oggi una singola azienda esercita senza un contrappeso giudiziario sistematico al momento del blocco.

L’angolo svizzero: custodia regolata contro stablecoin centralizzata

Per chi detiene USDT dalla Svizzera la distinzione non è teorica. La Guidance FINMA 01/2026 sulla custodia dei cripto-asset separa nettamente due situazioni: i fondi tenuti presso un istituto vigilato — come Sygnum, AMINA Bank o Bitcoin Suisse — godono di un diritto di rimborso assimilabile a un deposito bancario, con regole chiare in caso di insolvenza dell’intermediario. Chi invece tiene USDT su un exchange estero non vigilato dalla FINMA non ha nessuna di queste tutele, ed è esposto sia al rischio di congelamento unilaterale sia, come mostra la causa dei 42,4 milioni, a tempi di reazione giudiziaria che si misurano in mesi.

Il tema si intreccia anche con la scadenza MiCA che dal 1° luglio ha già escluso USDT dagli exchange autorizzati nell’Unione europea, spingendo diversi operatori con base in Svizzera - da Bitcoin Suisse a Swissquote - a ottenere licenze proprie per continuare a servire clienti UE, un vantaggio competitivo che si è già tradotto in flussi di capitali verso le stablecoin elvetiche. Sul fronte della trasparenza dell’emittente, anche le agenzie di rating hanno sollevato dubbi analoghi su USDT lo scorso anno, come avevamo raccontato analizzando il downgrade S&P.

Le cose da sapere

  • Il DOJ ha bloccato oltre 52 milioni di dollari in un giorno grazie, tra l’altro, all’assistenza di Tether.
  • Tether ha già congelato 45 milioni di USDT su 22 wallet legati alla rete Xinbi Guarantee.
  • Una causa civile separata contesta un blocco da 42,4 milioni di dollari avvenuto senza mandato giudiziario, regolarizzato solo quattro mesi dopo.
  • La Guidance FINMA 01/2026 distingue nettamente la custodia presso un istituto vigilato dalla detenzione su piattaforme non regolate.
  • Bitcoin, a differenza di USDT, non può essere bloccato da nessuna autorità centrale o azienda emittente.

Chi detiene stablecoin dalla Svizzera farebbe bene a verificare su quale piattaforma le tiene e quali garanzie offre in caso di blocco o insolvenza: la differenza, come mostrano questi due casi paralleli, può valere milioni. Le informazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono consulenza di investimento.

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