Il riacutizzarsi dello scontro fra Stati Uniti e Iran spinge il greggio oltre i 100 dollari al barile e riporta sul tavolo un rialzo dei tassi Fed al posto del taglio atteso fino a poche settimane fa. I flussi sugli ETF spot si sono già invertiti a inizio settembre. Cosa cambia per chi ha cripto in Svizzera, tra custodia regolata e fiscalità AFC invariata.
Il prezzo del Bitcoin oscilla mercoledì attorno ai 78’000 dollari — circa 63’000 CHF al cambio attuale di 0,81 — in calo di circa l’1% nelle ultime 24 ore. Ethereum segue la stessa direzione, poco sopra i 2’470 dollari. Non è un tonfo isolato: è la terza settimana consecutiva in cui il prezzo apre più debole rispetto al giorno prima, e la causa non è interna al mondo cripto.
Perché il petrolio conta più della Fed, per ora
Nuovi scambi di attacchi fra Stati Uniti e Iran nelle ultime ore hanno riportato il petrolio (Brent) sopra i 100 dollari al barile, riaccendendo un fronte geopolitico che i mercati speravano ormai in via di raffreddamento dopo il picco di febbraio-marzo. Lo shock energetico ha un effetto diretto sull’inflazione attesa negli Stati Uniti, e con la riunione della Fed di due giorni in calendario fra circa una settimana, le probabilità implicite nei mercati si sono spostate verso un rialzo di 25 punti base dei tassi — uno scenario quasi opposto rispetto al taglio che gli investitori scontavano ad agosto, quando dati sul lavoro USA più deboli del previsto avevano fatto correre gli ETF su Bitcoin verso afflussi record. Tassi più alti e dollaro più forte pesano in modo diretto su un asset che, come Bitcoin, non paga interessi e si muove ancora come un investimento a rischio, non come un bene rifugio.
Gli ETF spot cambiano direzione
Il quadro dei flussi istituzionali conferma la svolta. Ad agosto gli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti avevano incassato circa 3,5 miliardi di dollari di afflussi netti. A inizio settembre la tendenza si è invertita: il 1° settembre i fondi hanno registrato un deflusso di 236,5 milioni di dollari — 201 milioni usciti solo dall’IBIT di BlackRock, 44 milioni dal FBTC di Fidelity — parzialmente riassorbito il giorno dopo da un rientro di 101 milioni. Il patrimonio complessivo dei fondi resta comunque sopra i 103 miliardi di dollari, poco più del 6% della capitalizzazione di mercato di Bitcoin: un cuscinetto che nessuna singola settimana negativa riesce a intaccare in modo strutturale.
L’angolo svizzero: regolamentazione sì, rifugio no
Non è la prima volta che lo stesso schema — Iran, petrolio, Fed, vendite sui rischiosi — si presenta nel 2026. A maggio, durante un episodio simile, Bitcoin era scivolato sotto i 77’000 dollari mentre gli Stati Uniti registravano oltre un miliardo di dollari di deflussi dai prodotti d’investimento cripto e la Svizzera, in controtendenza, incassava afflussi netti. L’infrastruttura che ha reso possibile quel comportamento contrarian non è cambiata: da Sygnum a AMINA Bank fino a Bitcoin Suisse, la piazza elvetica offre oggi custodia di cripto-asset sotto vigilanza FINMA con un ventaglio di opzioni regolate che sei mesi fa non esisteva ancora nella stessa misura.
Attenzione però a non confondere «infrastruttura regolata» con «bene rifugio»: un’analisi di money.it sullo shock Iran di febbraio-aprile ha mostrato che Bitcoin non si è comportato come l’oro durante la crisi, perdendo fino al 17% dai massimi nelle fasi più acute della tensione. La custodia svizzera regolata riduce il rischio controparte e operativo, non la volatilità dell’asset sottostante.
Le cifre da ricordare
- 78’000 dollari: livello attorno a cui tratta Bitcoin il 10 settembre, -1% in 24 ore.
- 100 dollari: soglia superata dal Brent per l’escalation USA-Iran.
- 236,5 milioni: deflusso netto dagli ETF spot USA il 1° settembre.
- 103 miliardi: patrimonio complessivo degli ETF spot su Bitcoin, circa il 6% della capitalizzazione dell’asset.
Sul fronte fiscale nulla cambia per chi vive in Svizzera: per l’AFC i guadagni in conto capitale realizzati da un investitore privato restano in linea generale esenti dall’imposta sul reddito, mentre il controvalore del portafoglio entra nella sostanza imponibile cantonale al 31 dicembre.
Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione. Questo articolo è informativo e non costituisce consulenza finanziaria d’investimento. Per il dato aggiornato in tempo reale: CoinGecko e la scheda money.it sopra linkata; per il quadro regolatorio svizzero: FINMA.
Argomenti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Iscriviti alla newsletter