CLARITY Act, il Senato USA vota il 15 settembre sulle regole crypto: le probabilità di approvazione sono crollate al 16%

Claudio Galli

13 Settembre 2026 - 11:11

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Il testo rivisto da 630 pagine vuole disciplinare anche i protocolli DeFi "di facciata", ma tre nodi bloccano l’intesa - incluso il reddito crypto di Trump. Mentre Washington discute da oltre un anno, la Svizzera ha chiuso il dossier già nel 2021: cosa cambia per chi in Svizzera italiana investe o lavora con gli exchange americani.

CLARITY Act, il Senato USA vota il 15 settembre sulle regole crypto: le probabilità di approvazione sono crollate al 16%

Venerdì 15 settembre il Senato degli Stati Uniti vota sul CLARITY Act, la legge che dovrebbe finalmente dare un quadro normativo unico al mercato delle criptovalute americano. Non si tratta del voto finale, ma di un voto procedurale di italicocloture/italico - serve una maggioranza qualificata di 60 senatori per far avanzare il testo in aula. Il mercato, però, ha già iniziato a scontare il rischio di un nuovo rinvio: sulla piattaforma di scommesse Polymarket, le probabilità che la legge diventi effettiva entro fine 2026 sono crollate dall’82% di febbraio al 16% registrato il 6 settembre.

Cosa prevede la revisione da 630 pagine

Il nuovo testo, presentato dalla senatrice repubblicana Cynthia Lummis con oltre cento modifiche rispetto alla bozza precedente, introduce per la prima volta una disciplina specifica per i protocolli "decentralized-in-name-only" - piattaforme che si presentano come DeFi ma restano di fatto controllate da un’entità centrale. Queste ultime dovrebbero registrarsi presso la CFTC, l’autorità sui derivati, che insieme al Tesoro americano riceverebbe il mandato di scrivere le regole attuative. Il CLARITY Act aveva già superato la Camera dei Rappresentanti nell’estate del 2025 insieme al GENIUS Act sulle stablecoin, firmato da Trump; da allora il passaggio al Senato si è trascinato per oltre un anno.

Perché resta bloccato

Tre nodi impediscono l’intesa. Il primo riguarda le regole etiche sui circa 1,4 miliardi di dollari di reddito legati alle criptovalute del presidente Trump e della sua famiglia. Il secondo è la responsabilità legale degli sviluppatori di software DeFi, prevista dalla contestata Section 604. Il terzo - quello che ha fatto saltare per la seconda volta il sostegno di Coinbase, il maggiore exchange quotato americano - riguarda una norma sulla remunerazione delle stablecoin che, secondo l’azienda, metterebbe a rischio circa 1,35 miliardi di dollari annui di ricavi legati ai rendimenti su USDC.

L’angolo svizzero: un problema che la Svizzera ha già risolto

Mentre a Washington si discute ancora dei confini fra CFTC e SEC, il Bitcoin->https://www.money.it/+Bitcoin-BTC-USD-quotazione+ oscilla intorno ai 77’000 dollari dopo quattro sedute consecutive di deflussi dagli ETF spot americani (oltre 460 milioni di dollari usciti fra l’8 e l’11 settembre, secondo i dati di Farside Investors), penalizzato da dati sull’inflazione USA più caldi delle attese che hanno riacceso i timori su tassi fermi ancora a lungo.

Per chi guarda il dossier dalla Svizzera italiana, il confronto è istruttivo. La Confederazione ha chiuso la propria discussione sul quadro normativo delle cripto-attività già nel 2021, con l’entrata in vigore della legge sulla tecnologia di registro distribuito (DLT), che ha dato alla FINMA - l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari - categorie di licenza chiare (bancaria, per infrastrutture DLT, fintech) invece di una guerra di competenze fra agenzie. È la stessa chiarezza normativa precoce che, come avevamo già raccontato a proposito del Giappone, mette la Svizzera un passo avanti rispetto a mercati molto più grandi. Non è un caso se attorno a quelle regole FINMA ha inasprito negli ultimi mesi la vigilanza sulla custodia, mentre l’Unione Europea segue con anni di ritardo attraverso il regolamento MiCA.

Concretamente, per chi in Ticino detiene o vuole comprare cripto tramite un istituto vigilato - Sygnum, AMINA Bank, Bitcoin Suisse o, dallo scorso luglio, direttamente dall’e-banking di BancaStato - nulla cambia indipendentemente dall’esito del voto di venerdì: il quadro di riferimento resta quello FINMA, non quello del Congresso americano. Un’eventuale approvazione del CLARITY Act avrebbe però un effetto indiretto non trascurabile: sbloccherebbe capitali istituzionali oggi frenati dall’incertezza normativa USA, con ricadute anche sui prodotti quotati alla borsa di Zurigo che replicano lo stesso sottostante.

Le cifre da tenere a mente

  • 15 settembre: data del voto procedurale di cloture al Senato USA.
  • 60 voti: la maggioranza qualificata necessaria per far avanzare il testo.
  • 16%: probabilità implicite su Polymarket di un’approvazione entro fine 2026 (erano all’82% a febbraio).
  • 1,35 miliardi di dollari: i ricavi annui da rendimenti USDC che Coinbase teme di perdere con l’attuale bozza.
  • 2021: l’anno in cui la Svizzera ha già chiuso, con la legge DLT, la discussione che gli Stati Uniti stanno ancora avendo.

Il voto di venerdì non chiuderà comunque la partita: anche in caso di via libera procedurale, il testo dovrà affrontare l’esame di merito e un’eventuale conciliazione con la Camera. Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio d’investimento.

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