Il rapporto sulla stabilità finanziaria 2026 della Banca nazionale svizzera dedica per la prima volta un capitolo alle monete digitali ancorate a una valuta. Il verdetto: oggi il rischio è contenuto, ma la natura transfrontaliera degli stablecoin apre una crepa che la sola regolamentazione svizzera non può chiudere. Ecco i numeri, il caso che la BNS cita come monito e le regole in arrivo.
Gli stablecoin denominati in franchi svizzeri valgono, a luglio 2026, meno di 50 milioni di dollari — circa 40 milioni di CHF. È una cifra minuscola se messa a confronto con i 901 miliardi di CHF di depositi a vista custoditi presso le banche in Svizzera nella prima metà del 2025. Proprio da questo divario parte l’analisi che la Banca nazionale svizzera (BNS) ha inserito nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria 2026: per ora, scrive la banca centrale, i rischi per la stabilità del sistema restano limitati, perché i volumi sono bassi e l’esposizione agli stablecoin esteri è marginale.
Uno stablecoin è una moneta digitale privata il cui valore è agganciato in rapporto 1:1 a una valuta ufficiale — il dollaro nel caso del più diffuso, il Tether (USDT), oppure l’euro o, appunto, il franco. L’idea è che serva come denaro: per questo, avverte la BNS, se il fenomeno crescesse assomiglierebbe sempre di più a un deposito bancario, con gli stessi rischi.
Il monito della BNS: la promessa di rimborso «alla pari»
Il cuore del problema, secondo la banca centrale, è la convertibilità alla pari: chi emette uno stablecoin promette di restituire un franco (o un dollaro) per ogni token. Per mantenere la promessa deve tenere riserve liquide e sicure — titoli di Stato, depositi bancari. Ma quegli asset rendono poco, e in un contesto di tassi bassi i margini dell’emittente si assottigliano, lasciando pochi cuscinetti per assorbire le perdite.
La BNS cita un precedente concreto: nel 2023 lo stablecoin USDC di Circle perse temporaneamente l’aggancio al dollaro quando emerse che 3,3 miliardi di dollari delle sue riserve — l’8% del totale — erano parcheggiati alla Silicon Valley Bank, poi fallita. È il rischio di contagio: un problema in un istituto si trasmette al bilancio di un altro. Se poi uno stablecoin diventasse davvero grande e affidabile, in una crisi i risparmiatori potrebbero fuggire dalle banche tradizionali per rifugiarvisi, aggravando le difficoltà degli istituti.
L’angolo svizzero: arbitraggio regolatorio e nuove licenze
Qui entra il vero avvertimento per la Svizzera. Gli stablecoin sono per natura globali: un emittente può scegliere la giurisdizione con le regole più leggere e da lì servire clienti ovunque. È l’arbitraggio regolatorio — la possibilità di aggirare le norme più severe spostandosi dove sono più blande — che, senza un coordinamento internazionale, secondo la BNS potrebbe minare la regolamentazione elvetica. La banca centrale chiede un level playing field: stesse attività, stessi rischi, stesse regole, senza sconti a seconda che l’emittente sia una start-up cripto o una banca.
Sul fronte delle regole, il Consiglio federale sta mettendo a punto categorie di licenza su misura per il settore. La revisione della legge sugli istituti finanziari (LIsFi), presentata nell’ottobre 2025, introduce una licenza per istituti di strumenti di pagamento destinata agli emittenti di stablecoin coperti da valuta: sostituisce la vecchia licenza fintech e — dettaglio non da poco — elimina il tetto dei 100 milioni di CHF di depositi, così da lasciar crescere questi operatori. È lo stesso ridisegno che passa dalle due nuove licenze annunciate dalla FINMA, una per i pagamenti e l’emissione di stablecoin, l’altra per custodia, staking e trading per conto terzi.
Le 4 cose da sapere
- Mercato ancora minuscolo: gli stablecoin in CHF valgono meno di 50 milioni di dollari, contro 901 miliardi di CHF di depositi a vista nelle banche svizzere.
- Il rischio è la scala: finché i volumi restano bassi il pericolo per la stabilità è contenuto; diventerebbe sistemico solo se gli stablecoin si diffondessero come moneta di uso comune.
- Il precedente da ricordare: il de-peg di USDC nel 2023, legato al crac di Silicon Valley Bank, mostra come le riserve mal collocate possano rompere l’aggancio alla valuta.
- Le regole sono in arrivo: la nuova licenza LIsFi per gli emittenti di stablecoin e il pacchetto FINMA fisseranno requisiti su riserve, liquidità e capitale.
Va ricordato che MiCA, il quadro europeo, non si applica ai residenti in Svizzera: la vigilanza resta della FINMA. Ma la stretta europea ha già ridisegnato il mercato, spingendo oltre 185 miliardi di dollari di USDT fuori dall’UE e premiando gli emittenti conformi. Per chi vive in Svizzera il messaggio della BNS è di metodo più che di allarme: gli stablecoin non sono depositi garantiti, e la solidità dipende interamente dalla qualità delle riserve di chi li emette.
Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione. Per il valore aggiornato degli asset digitali si possono consultare le quotazioni cripto in tempo reale o i dati di CoinGecko; il quadro regolatorio elvetico resta di competenza della FINMA. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce un consiglio d’investimento.
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