La banca tedesca punta alla licenza MiCA in ottobre per servire i clienti istituzionali con un servizio che Sygnum, AMINA Bank e persino una banca cantonale ticinese hanno già integrato nell’e-banking. Ecco cosa cambia e perché la Confederazione resta un passo avanti.
Deutsche Bank ha comunicato l’intenzione di lanciare, entro la fine del 2026, un servizio di custodia per attivi digitali destinato a clienti istituzionali e aziendali in Europa. Il progetto prevede inizialmente Bitcoin — oggi vicino agli 81’000 dollari, in rialzo di quasi il 5% nell’ultimo mese secondo la scheda quotazioni di money.it — Ethereum e un gruppo ristretto di stablecoin, tra cui USDC, EURC e la EURAU legata alla normativa tedesca. Il via libera definitivo resta condizionato all’autorizzazione della BaFin, l’autorità di vigilanza finanziaria tedesca — l’omologa della FINMA svizzera —, e alla licenza prevista dal regolamento europeo MiCA, che Deutsche Bank prevede di ottenere in ottobre.
Il punto centrale del servizio: la banca gestirà direttamente wallet e chiavi private per conto dei clienti — fondi pensione, hedge fund, broker, banche depositarie, sovranità statali e aziende — che potranno così detenere ed esporre criptovalute senza costruire una propria infrastruttura di custodia. Nella fase iniziale l’offerta sarà riservata alla clientela tedesca; l’espansione al resto d’Europa arriverà in una seconda fase. Deutsche Bank si appoggia a due fornitori tecnologici, Bitpanda Technology Solutions e Taurus, per costruire la piattaforma.
Perché in Svizzera la notizia non stupisce
Quello che per Deutsche Bank è un debutto, in Svizzera è prassi consolidata da anni. Sygnum e AMINA Bank dispongono di una licenza bancaria svizzera dedicata agli asset digitali fin dal 2019, mentre Bitcoin Suisse opera come società di intermediazione mobiliare vigilata dalla FINMA. Non si tratta solo di attori di nicchia per investitori professionali: a fine luglio 2026 BancaStato, la banca cantonale ticinese, ha portato l’acquisto di Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Solana direttamente nell’e-banking retail, affidando la custodia a Sygnum e tenendo gli averi fuori bilancio — la stessa logica di protezione che Deutsche Bank promette ora ai propri clienti istituzionali. BancaStato è la sesta banca cantonale svizzera ad aprire alla negoziazione regolamentata di criptovalute, e secondo Sygnum oltre un terzo della popolazione svizzera ha già accesso regolamentato agli attivi digitali attraverso la sua rete, che conta più di venticinque istituti collegati.
Il quadro normativo elvetico si sta peraltro consolidando ulteriormente: come emerge dal rapporto annuale della FINMA, l’autorità di vigilanza sta introducendo due nuove categorie di licenza — istituto di pagamento e istituto di cripto — che porteranno gli operatori del settore sotto la sua vigilanza diretta, sostituendo l’attuale licenza fintech con soglie più ampie. L’entrata in vigore non è attesa prima del 2027: un vantaggio quasi impercettibile sui tempi di Deutsche Bank, ma che in un settore dove la fiducia regolatoria conta più della tecnologia pesa.
Cosa cambia per chi investe da questa parte delle Alpi
Per il risparmiatore in Ticino il messaggio è duplice. Da un lato, l’ingresso di un colosso come Deutsche Bank nella custodia istituzionale conferma che gli attivi digitali stanno diventando parte strutturale dell’offerta bancaria tradizionale, non più un’eccezione per pochi. Dall’altro, la Svizzera parte da una posizione di vantaggio competitivo che non va data per scontata nel lungo periodo: se Francoforte accelera sulla custodia regolamentata, la rendita di posizione elvetica — costruita su anni di certezza normativa — potrebbe restringersi.
Le 3 cose da sapere
- Deutsche Bank punta al lancio entro fine 2026, condizionato alla licenza MiCA attesa in ottobre e all’autorizzazione BaFin.
- In Svizzera Sygnum, AMINA Bank, Bitcoin Suisse e ora sei banche cantonali — tra cui BancaStato — offrono già custodia regolamentata di Bitcoin ed Ethereum.
- La FINMA introdurrà entro il 2027 due nuove licenze dedicate (istituto di pagamento e istituto di cripto), formalizzando una prassi che la piazza finanziaria svizzera applica da anni.
Chi vive in Ticino e detiene criptovalute mantiene comunque l’esenzione fiscale sulle plusvalenze private prevista dal fisco svizzero, a condizione di dichiarare il portafoglio come sostanza al 31 dicembre. Per seguire l’evoluzione dei prezzi restano un riferimento le quotazioni in tempo reale e i comunicati della FINMA.
Le quotazioni e le performance citate sono indicative al momento della pubblicazione. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza d’investimento.
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