La FINMA non può rilasciare la licenza europea. Per questo Sygnum, Bitcoin Suisse, AMINA e altre cinque case hanno aperto una controllata all’estero. Ecco chi ce l’ha fatta, da quale Paese, e cosa cambia per chi tratta cripto dalla Svizzera.
Otto gruppi cripto di matrice svizzera detengono oggi un’autorizzazione MiCA-CASP, il passaporto unico che permette di offrire servizi su criptovalute in tutta l’Unione europea. Due l’hanno ottenuta negli ultimi giorni di giugno 2026, a ridosso del 1° luglio, data in cui sono scaduti tutti i periodi transitori previsti dal regolamento europeo. Il risultato pratico è che alcune di queste case sono passate, in un solo trimestre, da un mercato — la Svizzera — a una trentina.
MiCA (italicMarkets in Crypto-Assets Regulationitalic, regolamento UE 2023/1114) è in vigore in via piena dal 30.12.2024 ed è il quadro comune europeo per chi custodisce, scambia, esegue ordini o gestisce portafogli in Bitcoin e nelle altre criptovalute. Una singola autorizzazione CASP — italicCrypto-Asset Service Provideritalic — vale in tutta l’UE grazie alla notifica (italicpassportingitalic): non servono più licenze Paese per Paese.
Perché la FINMA da sola non basta
Qui sta il punto che riguarda da vicino la piazza svizzera. La Confederazione non fa parte né dell’UE né dello Spazio economico europeo (SEE): per questo la FINMA, pur essendo tra le autorità di vigilanza più severe al mondo sul settore, non può rilasciare una licenza MiCA. Le regole che l’autorità elvetica sta stringendo valgono in Svizzera, ma non aprono la porta del mercato unico europeo.
La conseguenza è che ogni casa svizzera che voglia servire clienti nell’UE deve costituire una controllata in uno Stato membro dell’UE o del SEE. Il Liechtenstein — membro SEE e vicino di casa — si è imposto come punto d’ingresso preferito: una sola autorizzazione ottenuta a Vaduz consente, via notifica, di operare in tutti i 30 Stati del SEE. È la stessa logica per cui, qualche mese fa, anche Ripple aveva ottenuto la licenza piena valida in 30 Paesi.
Chi ce l’ha fatta, e da quale Paese
Il primo a muoversi è stato un gruppo nato in Svizzera ma poi acquisito dalla tedesca Deutsche Börse: Crypto Finance, la cui controllata di Francoforte ha incassato il via libera della BaFin già nel gennaio 2025. Poi è toccato alle banche cripto vere e proprie:
- AMINA Bank (Zugo, ex SEBA): licenza in Austria nell’ottobre 2025, prima banca cripto al mondo con un’autorizzazione MiCA, già notificata in 13 Paesi.
- Relai e SwissBorg: entrambe passate dalla Francia (rispettivamente ottobre 2025 e marzo 2026), la prima focalizzata solo su Bitcoin e sull’auto-custodia.
- Swissquote (banca online quotata a Zurigo): licenza in Lussemburgo nell’aprile 2026, valida in quasi tutti gli Stati del SEE.
- RuleMatch, Bitcoin Suisse e Sygnum: tutte e tre via Liechtenstein, fra il 3 e il 26 giugno 2026. Sygnum è andata operativa il 30.06.2026, con copertura su tutti e 30 gli Stati SEE.
Non tutti hanno scelto la stessa strada. Il gruppo ginevrino Taurus, specializzato in custodia e tokenizzazione per banche, ha preferito una licenza MiFID II ottenuta a Cipro: serve i suoi clienti istituzionali su titoli tokenizzati, non su cripto in senso MiCA. E l’emittente di ETP 21Shares non ne ha bisogno, perché gli ETP sono già regolati come titoli.
Cosa cambia per chi tratta cripto dalla Svizzera
Per il cliente al dettaglio svizzero, nell’immediato, cambia poco: chi compra o custodisce cripto in Svizzera resta sotto le regole elvetiche, come accade già oggi quando una banca cantonale apre alle criptovalute appoggiandosi a un custode svizzero. Il vero effetto è competitivo e a medio termine: le case svizzere possono ora vendere i propri servizi — conti, trading, custodia, italicstakingitalic — a clienti residenti in Germania, Francia, Italia o negli altri Paesi SEE senza dover aprire una filiale in ciascuno. È un ampliamento del bacino di clientela che rafforza la piazza svizzera invece di indebolirla.
Da tenere a mente:
- MiCA vale nell’UE e nel SEE, non in Svizzera: sul suolo elvetico comanda la FINMA.
- Le case svizzere hanno aggirato l’ostacolo con controllate estere, spesso in Liechtenstein.
- Con il 1° luglio sono scaduti i periodi transitori: da quella data chi non ha la licenza non può più servire clienti UE.
- Otto gruppi svizzeri autorizzati, a fronte di una media europea di conversione delle vecchie registrazioni attorno al 17%: la piazza elvetica ha risposto meglio della media.
italicQuesto articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza d’investimento. Le quotazioni delle criptovalute in tempo reale restano indicative al momento della pubblicazione.italic
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