BitMart chiude dopo nove anni: è il secondo exchange cripto a sparire in una settimana (e cosa deve fare chi tiene lì le sue monete)

Claudio Galli

30 Luglio 2026 - 11:09

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Trading fermo dal 26 agosto, piattaforma spenta il 31 gennaio 2027, il token BMX crollato del 58% in un giorno. Perché la custodia regolamentata dalla FINMA in Svizzera è un’altra cosa, e le mosse da fare subito se hai un conto su un exchange estero.

BitMart chiude dopo nove anni: è il secondo exchange cripto a sparire in una settimana (e cosa deve fare chi tiene lì le sue monete)

Un altro exchange cripto chiude i battenti. Domenica 26 luglio BitMart, piattaforma attiva da nove anni, ha annunciato l’avvio di una liquidazione ordinata: stop immediato a nuove registrazioni e depositi, tutto il trading spot e derivati si ferma il 26 agosto e la piattaforma cesserà del tutto le operazioni il 31 gennaio 2027. La reazione del mercato è stata brutale: il token dell’exchange, BMX, è precipitato del 58% in ventiquattr’ore, scivolando a circa 8 centesimi e portando la capitalizzazione a poco più di 27 milioni di dollari — un anno fa valeva il 70% in più.

Non è un caso isolato. BitMart è il secondo grande exchange ad annunciare la chiusura nel giro di una settimana: tre giorni prima era toccato a BitMEX, veterano dei derivati perpetui, che dopo undici anni chiuderà il 23 settembre. A inizio mese aveva già staccato la spina AscendEX, e nella lista figura anche Bit.com. Per chi detiene Bitcoin o altre criptovalute su una di queste piattaforme, la domanda non è teorica: cosa succede ai fondi quando l’exchange spegne i server?

Cosa è successo davvero

BitMart non ha dichiarato bancarotta né una procedura di insolvenza. La società ha motivato la scelta con «condizioni operative, contesto di mercato e direzione strategica futura», senza indicare quale delle tre abbia pesato di più. I numeri, in effetti, non raccontano un’agonia: nell’ultimo periodo l’exchange dichiarava circa 1,6 miliardi di dollari di volume in ventiquattr’ore, in crescita del 51%, con il Bitcoin a coprirne quasi la metà. Più che nuova domanda, però, quel picco riflette utenti che stanno chiudendo posizioni e portando i soldi fuori.

E qui sta il punto delicato. I prelievi restano aperti durante tutta la fase di chiusura, ma BitMart ha avvertito che le richieste possono finire sotto una revisione più severa del solito: verifica dell’identità, controlli su dispositivo e indirizzo IP, screening dell’indirizzo di prelievo, domande sull’origine dei fondi e controlli sulle sanzioni. In altre parole, chi aspetta l’ultimo momento rischia di trovare la porta più stretta. Da ricordare, per inquadrare il profilo di rischio della piattaforma, che nel dicembre 2021 BitMart subì un attacco al hot wallet da circa 196 milioni di dollari, poi rimborsati agli utenti.

Perché conta per chi vive in Svizzera

BitMart, BitMEX e le altre piattaforme in uscita hanno una cosa in comune: sono exchange esteri, non vigilati dalla FINMA — l’autorità federale di sorveglianza sui mercati finanziari svizzeri. È una differenza sostanziale. Come già raccontato quando la FINMA ha inasprito le regole sui servizi cripto, gli operatori con licenza svizzera devono rispettare gli standard bancari della Confederazione, con obblighi su capitale, antiriciclaggio e — soprattutto — sulla separazione degli averi dei clienti.

Nelle banche cripto elvetiche come Sygnum, AMINA (ex SEBA) o Bitcoin Suisse, le criptovalute in custodia sono generalmente tenute fuori bilancio, come beni segregati: in caso di fallimento dell’istituto restano di proprietà del cliente e non finiscono nella massa fallimentare. È lo stesso principio per cui una banca cantonale come BancaStato ha potuto aprire al trading di cripto appoggiandosi a un custode regolamentato. Su un exchange offshore, invece, la protezione dipende dalla giurisdizione dove ha sede la piattaforma — spesso poco trasparente, come mostra anche il caso di Binance e la sua licenza europea.

Le 4 mosse se il tuo exchange chiude

  • Preleva prima della scadenza. Se hai fondi su BitMart, il trading si ferma il 26 agosto: chiudi le posizioni e invia le richieste di prelievo con largo anticipo rispetto a quella data, senza aspettare gennaio.
  • Completa subito la verifica dell’identità. I controlli KYC, sull’origine dei fondi e sulle sanzioni possono rallentare i prelievi. Averli già in ordine riduce il rischio di blocchi.
  • Scegli dove spostare le monete. Le due strade sono la self-custody (un wallet di cui controlli le chiavi private) oppure un custode regolamentato vigilato dalla FINMA. La prima dà autonomia totale ma nessuna rete di sicurezza; la seconda offre protezione giuridica ma richiede fiducia nell’istituto.
  • Tieni la documentazione per il fisco. In Svizzera le plusvalenze in cripto restano di norma esenti da imposta sul reddito per il privato, ma le monete vanno dichiarate come sostanza nella dichiarazione fiscale cantonale. Conserva estratti e prova dei trasferimenti prima che l’exchange chiuda l’accesso allo storico.

Custodia regolamentata o exchange offshore?

L’ondata di chiusure — due grandi piattaforme in una settimana — non è una coincidenza: è quello che succede al modello degli exchange di fascia media quando i conti smettono di tornare. Per il risparmiatore della Svizzera italiana la lezione operativa è semplice: dove tieni le tue cripto conta quanto quali cripto compri. Un conto su una piattaforma estera non offre le stesse garanzie di un custode con licenza svizzera, e la comodità di commissioni basse va pesata contro il rischio che l’operatore, un giorno, decida semplicemente di andarsene.

Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione. Per il prezzo aggiornato in tempo reale è possibile consultare le quotazioni delle criptovalute e, per lo stato delle licenze e degli operatori vigilati, il registro pubblico della FINMA. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce un consiglio di investimento.

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