Ristorni e tassa sulla salute, tavolo di lavoro «a breve» con il Ticino: in gioco i 50,2 milioni trattenuti alla Lombardia

Alice Bernasconi

3 Novembre 2026 - 07:16

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Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha incontrato lunedì 2 novembre una delegazione del Governo ticinese. Il negoziato sui "vecchi" frontalieri riparte, ma senza date né cifre. Sulla perequazione il Consiglio federale ha rinviato al 2030 eventuali modifiche.

Ristorni e tassa sulla salute, tavolo di lavoro «a breve» con il Ticino: in gioco i 50,2 milioni trattenuti alla Lombardia

Su ristorni e tassa sulla salute si torna a trattare. Lunedì 2 novembre 2026 una delegazione del Consiglio di Stato ticinese ha incontrato a Berna il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Ne facevano parte la presidente Marina Carobbio Guscetti e i consiglieri di Stato Christian Vitta e Piero Marchesi. Secondo Ticinonline, l’incontro ha prodotto soprattutto un tavolo di lavoro che sarà convocato «a breve». Sul tavolo finiranno la tassa sulla salute che l’Italia chiede ai frontalieri e la sospensione cautelativa dei ristorni decisa dal Cantone.

L’incontro l’aveva chiesto il Governo ticinese. Il 22 settembre, a Lugano, Parmelin aveva criticato pubblicamente il Cantone; ora si apre un canale di discussione. Mancano però la data della prima riunione e gli importi in discussione.

Chi siederà al tavolo: le versioni non coincidono

Sulla composizione del tavolo le testate ticinesi non concordano. Secondo Ticinonline ne faranno parte i governi nazionali, cioè Berna e Roma, oltre al Ticino e alla Lombardia. Ticino Politica parla invece di un tavolo «trilaterale» tra Confederazione, Canton Ticino e Regione Lombardia, senza citare il governo italiano. Fino a una comunicazione ufficiale, la presenza di Roma resta da confermare.

Le due fonti coincidono su un punto: c’è fretta. Ticino Politica scrive che tutte le parti considerano la questione urgente. Il Cantone ritiene che l’Italia non applichi in modo corretto o tempestivo alcuni aspetti del nuovo accordo sull’imposizione dei frontalieri e chiede a Berna di farsi portavoce di queste lamentele. Secondo Ticinonline, il Governo sottolinea anche che le questioni aperte hanno importanti conseguenze finanziarie per il Cantone.

Da dove nasce la disputa: 50 milioni congelati

Martedì 30 giugno 2026 il Consiglio di Stato ha deciso all’unanimità di trattenere una parte dei ristorni 2026 dovuti all’Italia, come Moneymag aveva riportato nell’articolo sul congelamento dei ristorni alla Lombardia. Dei 58’889’283 franchi destinati alla Lombardia, il Cantone ne ha trattenuti 50’221’177 franchi. Il Piemonte ha invece ricevuto per intero i suoi 8’668’106 franchi, perché ha rinunciato alla misura contestata. Il consigliere di Stato Claudio Zali aveva parlato di «blocco cautelativo»: i fondi verrebbero sbloccati se l’Italia congelasse o ritirasse il prelievo.

La misura contestata è la tassa sulla salute, formalmente un «contributo di compartecipazione al servizio sanitario nazionale». Una legge di bilancio italiana permette alle regioni di confine di prelevarla sui "vecchi" frontalieri, quelli previsti dall’articolo 9 dell’accordo in vigore dal 17 luglio 2023 e applicato dal 1° gennaio 2024. Queste persone pagano le imposte solo in Svizzera. Finora la Lombardia è l’unica regione ad aver segnalato che applicherà il contributo, ma ha chiesto al MEF, il Ministero dell’economia e delle finanze italiano, di rinviarlo al 2027. Per una perizia giuridica commissionata dal Cantone, si tratta in realtà di un’imposta, che viola gli accordi contro la doppia imposizione.

Perequazione, il Ticino insiste sui frontalieri

Il secondo dossier è la perequazione finanziaria, il sistema con cui Confederazione e Cantoni ridistribuiscono le risorse tra Cantoni più ricchi e meno ricchi. Secondo Ticinonline, a Berna il Ticino ha ribadito le sue aspettative su una modifica d’ordinanza non ancora in vigore. La modifica tocca il peso dei redditi dei frontalieri nel calcolo del «potenziale delle risorse», l’indicatore della capacità fiscale di un Cantone. Ticino Politica riporta che il Governo chiede di considerare le specificità geografiche, economiche e demografiche del Cantone, precisando che «non si tratta di chiedere privilegi».

Le posizioni restano distanti. Come ricostruiva il Corriere del Ticino il 22 settembre, Parmelin, ospite del festival Endorfine a Lugano, aveva ammesso che l’accordo «forse non è soddisfacente» per il Ticino. Aveva però aggiunto che la questione riguarda i Cantoni tra loro e che la Confederazione non può favorirne uno a scapito degli altri. Sui ristorni si era detto «deluso»: a suo dire il comportamento del Cantone ne dà un’immagine negativa. La lettera con cui il Consiglio di Stato ha chiesto l’incontro è datata 16 settembre.

Nel 2027 il Ticino riceverà dalla perequazione 112 milioni di franchi, oltre 13 milioni in più dell’anno precedente. Christian Vitta, citato dal Corriere del Ticino, ha messo la cifra a confronto con quella del Canton Berna, la cui quota crescerà di 140 milioni fino a 1,7 miliardi. Sempre secondo il quotidiano, il Consiglio federale ha rinviato al 2030, cioè alla revisione generale della perequazione, eventuali modifiche sulla ponderazione dei redditi dei frontalieri. In Ticino circolano anche proposte più dure, come quella di Ostinelli di trattenere l’imposta federale diretta finché Berna non rivedrà il sistema.

Sulla spesa Parmelin aveva provocato il Cantone invitandolo a chiedersi «non stiamo spendendo troppo?», come riporta Ticinonews. Il consigliere di Stato Norman Gobbi aveva risposto che la spesa pro capite del Ticino è nella media dei Cantoni e che il Ticino ospita quasi la metà dei frontalieri della Svizzera. Il contesto pesa: il preventivo 2027 del Cantone prevede un disavanzo di 98,5 milioni di franchi.

Cosa cambia per frontalieri e contribuenti ticinesi

Per ora, nulla di immediato. Il Governo aveva già chiarito che il blocco dei ristorni non tocca direttamente i frontalieri: nessuna trattenuta in più in busta paga e nessun cambiamento dell’imposta alla fonte. In Ticino lavorano quasi 80’000 frontalieri. Per i "vecchi" frontalieri resta l’incognita della tassa sulla salute lombarda: la sua applicazione dipende da Roma e dalla Regione e potrebbe entrare nella trattativa.

Per i Comuni di confine sono in gioco i ristorni: la Svizzera versa loro il 40% dell’imposta alla fonte dei frontalieri, e lo farà fino al 2033. Per i contribuenti ticinesi la partita si gioca sui conti pubblici, tra la sorte dei fondi trattenuti e il peso dei frontalieri nella perequazione.

Le cose da sapere

  • Il tavolo di lavoro su ristorni e tassa sulla salute sarà convocato «a breve», ma non c’è ancora una data.
  • Non è chiaro se il governo italiano parteciperà: Ticinonline lo dà per presente, Ticino Politica no.
  • I 50,2 milioni trattenuti alla Lombardia restano bloccati finché l’Italia non congela o ritira il prelievo.
  • Sulla perequazione il Consiglio federale ha rinviato eventuali modifiche al 2030, mentre il Ticino chiede di proseguire i colloqui nei gruppi tecnici.

La prossima tappa è la convocazione del tavolo: l’elenco dei partecipanti dirà se Roma entra davvero nel negoziato.

Fonti: Ticinonline, Ticino Politica, Corriere del Ticino, Ticinonews, Moneymag.ch

Foto: Conceptuel, CC0, via Wikimedia Commons

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