Ostinelli chiede al Ticino di trattenere 700-800 milioni l’anno di imposta federale finché Berna non rivede la perequazione

Alice Bernasconi

29 Ottobre 2026 - 07:20

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La risoluzione urgente del deputato indipendente chiede di depositare la quota federale dell’IFD su un conto vincolato presso la Tesoreria cantonale. Il promotore cita 122 milioni di perequazione attesi nel 2027, ma resta da chiarire se un Cantone possa sospendere i versamenti alla Confederazione.

Ostinelli chiede al Ticino di trattenere 700-800 milioni l'anno di imposta federale finché Berna non rivede la perequazione

Il Ticino dovrebbe smettere di versare alla Confederazione la quota federale dell’imposta federale diretta (IFD) riscossa sul suo territorio. Lo chiede il deputato indipendente al Gran Consiglio Roberto Ostinelli in una proposta presentata con un comunicato martedì 27 ottobre 2026. Secondo il promotore, in gioco ci sono circa 700-800 milioni di franchi l’anno, da trattenere finché il Consiglio federale non avvierà una revisione della perequazione finanziaria.

Come riporta Ticinonline, si tratta di una risoluzione generale che chiede anche alla Deputazione ticinese alle Camere federali di sostenere compatta la misura. Ostinelli parla di una «grave sproporzione» nei rapporti finanziari tra il Cantone e Berna.

Cosa prevede la risoluzione

Il testo chiede al Consiglio di Stato di bloccare il trasferimento della quota federale dell’IFD, che secondo la risoluzione corrisponde a circa l’80% del gettito riscosso in Ticino. Il denaro finirebbe su un conto vincolato fruttifero presso la Tesoreria cantonale. Il Cantone lo sbloccherebbe solo dopo una decisione formale e tempestiva del Consiglio federale che apra un riesame straordinario dei criteri perequativi.

Ticinonews parla di atto parlamentare urgente e ne riassume così l’obiettivo: tenere fermi i soldi finché il Consiglio federale non accetterà un tavolo negoziale. Secondo Ticinonline, le condizioni poste dalla risoluzione per lo sblocco sono tre: riconoscere gli oneri dei Cantoni di frontiera, correggere il peso dato al gettito dei frontalieri e considerare la morfologia montana del territorio ticinese.

Come precedenti di «autotutela finanziaria», il promotore richiama le misure cantonali adottate durante il Covid e il blocco dei ristorni dei frontalieri, quando il Ticino trattenne 50 milioni di franchi.

Le cifre della perequazione contestate

Al centro della protesta c’è la perequazione finanziaria, il sistema con cui Confederazione e Cantoni più forti trasferiscono risorse ai Cantoni con minore capacità fiscale. Secondo la risoluzione, il sistema considera il Ticino più ricco di quanto sia, un tema che Moneymag aveva già affrontato analizzando la posizione del Ticino tra i Cantoni più deboli.

Secondo le cifre della risoluzione, il Cantone ha ricevuto 86,8 milioni nel 2024 e 98 milioni nel 2026, e ne riceverebbe 122 milioni nel 2027, contro oltre 1,3 miliardi destinati al Canton Berna, 880 milioni al Vallese e 610 milioni a Friburgo. Le cifre non coincidono con altre fonti: nella sintesi di blue News sulle cifre federali del 2027 il Ticino riceve oltre 112 milioni, Berna circa 1,7 miliardi, il Vallese 897 milioni e i Grigioni poco più di 220 milioni.

Nel suo comunicato del 9 giugno 2026 il Consiglio federale ha fissato i versamenti complessivi 2027 a 6,9 miliardi di franchi, circa 527 milioni in più rispetto al 2026. La Confederazione finanzia il 66% del sistema, i Cantoni il 34%.

Per Ostinelli il modello non tiene conto in modo adeguato del reddito dei frontalieri, dei contribuenti tassati alla fonte e degli oneri dei Cantoni di confine. Ticinonews riassume la motivazione così: il sistema «sovrastima la capacità fiscale dei residenti».

Il no di Berna e i conti in rosso

La risoluzione arriva dopo il no incassato in primavera. Come riportava il Corriere del Ticino il 7 aprile 2026, il Consiglio federale ha deciso di non modificare l’ordinanza sulla perequazione almeno fino al 2030. Una modifica sul calcolo del reddito dei frontalieri aveva pure il sostegno della maggioranza dei Cantoni. Il Consiglio di Stato aveva parlato di una «chiara mancanza di riconoscimento».

Per il promotore, aspettare il 2030 non è compatibile con le finanze cantonali, che prevedono disavanzi di circa 300-500 milioni di franchi nei prossimi anni. A sostegno della tesi Ostinelli cita un divario salariale di circa 1’200 franchi al mese rispetto alla mediana nazionale, una disoccupazione oltre il 6% secondo i criteri dell’OIL (l’Organizzazione internazionale del lavoro) e più di 11’000 giovani partiti dal 1992. Sui conti dell’economia ticinese Moneymag ha raccontato di recente il PIL del Ticino a -3,9% nel 2024 secondo il nuovo calcolo dell’UST.

Cosa cambia per chi vive e lavora in Ticino

Per ora nulla. La risoluzione è appena stata depositata e non risultano reazioni del governo o dei partiti. La proposta riguarda il versamento a Berna della quota federale del gettito riscosso in Ticino: le fonti non citano cambiamenti per i contribuenti.

Il nodo è giuridico. Ticinonline osserva che resta da chiarire se un Cantone possa sospendere unilateralmente i versamenti alla Confederazione, e ricorda che le cifre citate sono quelle del promotore. Sullo sfondo pesa il dato sociale: secondo la risoluzione, il 30,8% della popolazione riceve un sussidio per i premi, mentre dal 2027 la platea dei sussidi si allarga.

Resta da vedere come risponderanno Consiglio di Stato e Gran Consiglio, mentre a Berna il prossimo rapporto sull’efficacia della perequazione è previsto nel 2030.

Fonti: Ticinonline, Ticinonews, Corriere del Ticino, blue News, comunicato del Consiglio federale

Foto: Aliman5040, Public domain, via Wikimedia Commons

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