Secondo il sondaggio salariale annuale di UBS, pubblicato martedì 3 novembre, nel 2027 le aziende svizzere alzeranno gli stipendi meno che nel 2026, nonostante la ripresa dell’economia. I sindacati chiedono più del doppio, e lo stesso giorno l’UST ha comunicato che a ottobre l’inflazione è salita all’1,5%, il livello più alto da dicembre 2023.
Nel 2027 le aziende svizzere prevedono di aumentare i salari in media dell’1,0% nominale, un po’ meno dell’1,1% effettivo del 2026. È il risultato del sondaggio salariale annuale di UBS, pubblicato martedì 3 novembre. Gli economisti della banca stimano un’inflazione dello 0,8%: il guadagno reale si ferma quindi allo 0,2%, sotto la media di lungo periodo e pari alla metà dello 0,4% atteso per quest’anno.
L’indagine è stata condotta dal Chief Investment Office (CIO) di UBS Global Wealth Management su circa 400 aziende. Secondo 20 minutes sono 395, in 22 settori. Nel comunicato di UBS l’economista Meret Mügeli riassume così la situazione: la ripresa «si trasmette solo lentamente al mercato del lavoro e ai salari».
Aziende più ottimiste, ma prudenti sugli stipendi
Il clima è migliore di un anno fa. Secondo UBS circa la metà delle aziende interpellate si aspetta una ripresa moderata, e la banca prevede per il 2027 una crescita del PIL svizzero dell’1,5%, al netto degli effetti dei grandi eventi sportivi. La maggioranza delle imprese prevede però una disoccupazione stabile e organici invariati. E le difficoltà di reclutamento si sono ulteriormente attenuate.
A frenare gli aumenti sono anche le attese sui prezzi: circa tre quarti delle aziende prevedono per il 2027 un’inflazione tra lo 0 e l’1%. Come riporta SRF, per Mügeli le basse aspettative d’inflazione e una pianificazione prudente del personale «indicano una dinamica salariale contenuta». Secondo 20 minutes, l’economista UBS James Mazeau definisce l’aumento reale dello 0,2% «piuttosto basso».
Energia in testa, orologeria in coda
L’aumento più alto è previsto nel settore di energia, approvvigionamento e smaltimento, che passa dall’1,0% del 2026 all’1,5% previsto per il 2027. Chimica e farmaceutica e metallurgia salgono all’1,2%. Gli aumenti rallentano invece nel settore automobilistico e in turismo, cultura, sport e istruzione, entrambi dall’1,5% all’1,0%, e nei servizi alle imprese, immobiliare compreso, che scendono dall’1,2% all’1,0%.
Macchine, edilizia, banche e assicurazioni, logistica, IT, alimentare, sanità e settore pubblico restano tutti all’1,0%. Il commercio al dettaglio è fermo allo 0,8%. L’orologeria e gioielleria resta ultima, pur migliorando: dallo 0,2% del 2026 allo 0,7%.
I sindacati chiedono il doppio
Le cifre di UBS sono molto lontane dalle richieste sindacali per il 2027. Secondo l’agenzia ATS, l’Unione sindacale svizzera (USS) chiede aumenti generali del 2,5% e un salario minimo di 5’000 franchi al mese per chi ha un diploma di apprendistato. Travail.Suisse, come riporta allnews, chiede in media il 2%, mentre il sindacato Syna punta al 5-6% nella sanità.
Sul fronte padronale, l’Unione svizzera degli imprenditori ritiene plausibile un aumento medio dell’1%. Il KOF, il centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo, stima invece l’1,2%. Le trattative di fine anno partono quindi da posizioni molto distanti.
Intelligenza artificiale e neoassunti
Una parte del sondaggio riguarda l’intelligenza artificiale. Quattro aziende su dieci dicono che l’IA semplifica o automatizza già compiti tipici dei neoassunti, e quasi la metà chiede ai giovani competenze IA più elevate. La maggioranza non registra però un calo dei posti per chi entra nel mondo del lavoro. Secondo UBS queste competenze si traducono solo occasionalmente in aumenti salariali più alti.
Cosa cambia per chi lavora in Ticino e per i frontalieri
Il sondaggio non scompone i risultati per regione, quindi manca un dato specifico sul Ticino. Il primo elemento da guardare è il confronto con i prezzi. Secondo l’Ufficio federale di statistica (UST), l’inflazione di ottobre è salita all’1,5%, dall’1,0% di settembre, spinta dai prodotti petroliferi, rincarati del 40% su un anno. L’inflazione di fondo, che esclude le voci più volatili, è ferma allo 0,5%. Le stime di UBS presuppongono un ritorno del rincaro allo 0,8%. Con i prezzi ai livelli di ottobre, un aumento dell’1% non basterebbe a compensarli. È un’ipotesi, non una previsione: secondo Mazeau, citato da 20 minutes, l’inflazione svizzera dipende quasi interamente dall’energia e dall’alloggio.
Per i frontalieri pagati in franchi conta anche il cambio. Secondo Yahoo Finance, mercoledì 4 novembre mattina l’euro valeva 0,9177 franchi, l’1,42% in meno di un anno fa. UBS prevede a dodici mesi un cambio di 0,92, vicino ai livelli attuali, e ritiene che il franco possa beneficiare di una normalizzazione della politica monetaria. Le stime sul cambio restano però per natura incerte.
La normalizzazione riguarda anche chi ha un’ipoteca o ne sta cercando una. Secondo Alessandro Bee, economista di UBS, la BNS dovrebbe alzare il tasso guida, oggi allo 0%, allo 0,25% a marzo 2027 e allo 0,5% a giugno. Le ipoteche SARON seguono i tassi a breve, per cui con questo tipo di finanziamento i costi potrebbero salire. Le attese sui tassi pesano così anche sulla scelta tra ipoteca fissa o SARON.
UBS indica alcuni rischi per le sue previsioni: nuove tensioni sui mercati energetici legate al conflitto in Medio Oriente, un rallentamento degli investimenti globali in tecnologia e tensioni sui mercati obbligazionari europei. Il prossimo appuntamento è la decisione della BNS di giovedì 10 dicembre.
Le cose da sapere
- Aumento nominale medio previsto per il 2027: 1,0%. Quello reale, secondo UBS, è dello 0,2%.
- Inflazione di ottobre all’1,5% secondo l’UST, il livello più alto da dicembre 2023.
- I sindacati chiedono il 2-2,5%. Il KOF stima l’1,2%.
- UBS prevede che la BNS alzi i tassi a marzo e giugno 2027, con possibili ripercussioni sulle ipoteche SARON. La prossima decisione è attesa giovedì 10 dicembre.
Fonti: UBS, SRF, 20 minutes, ATS, allnews, Yahoo Finance, Ufficio federale di statistica
Foto: Tony Webster, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
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