Nella bozza della legge di bilancio italiana il prelievo sui vecchi frontalieri non dipende più dallo stipendio e non vale più per il 2024. La Lombardia è pronta ad applicarlo, il Piemonte no, mentre il Ticino trattiene ancora 50,2 milioni di franchi di ristorni.
Il Governo Meloni riscrive la cosiddetta tassa sulla salute chiesta ai "vecchi frontalieri". Al posto di una percentuale del salario arriva una quota fissa tra 30 e 150 euro al mese, che la Regione di residenza stabilirà ogni anno. Lo prevede l’articolo 70 della bozza di legge di bilancio 2027, come ha riferito lunedì 2 novembre 2026 il Corriere del Ticino. Il testo è ora all’esame del Parlamento italiano e può ancora cambiare.
Per il quotidiano ticinese il nuovo prelievo partirebbe dal 2027, senza più effetto retroattivo al 2024. ComoZero riferisce che il governo lo presenta come uno strumento per finanziare la sanità di confine.
Dalla percentuale alla cifra fissa
L’articolo 70 si intitola «Modifiche alla disciplina della compartecipazione al Servizio sanitario nazionale dei lavoratori frontalieri». Il passaggio decisivo dice che la quota «è definita annualmente dalla Regione di residenza in misura fissa». ItaliaOggi osserva martedì 3 novembre che l’importo non è più legato al salario svizzero e che «la norma non indica criteri» per scegliere la cifra all’interno della forchetta.
Il regime precedente, fissato dal decreto ministeriale del 14 novembre 2025, prevedeva un prelievo tra il 3% e il 6% del salario netto, calcolato su reddito e carichi familiari, con un minimo di 30 e un massimo di 200 euro per mese lavorato. Moneymag ne aveva descritto il funzionamento in un articolo di agosto. Con la nuova norma il tetto scende da 200 a 150 euro.
Sui familiari le fonti non concordano. Corriere del Ticino, Ticinonline e ComoZero riportano una maggiorazione fino a 50 euro al mese per i familiari a carico. ItaliaOggi scrive invece che la nuova norma non menziona i carichi familiari: resta da capire se la maggiorazione verrà mantenuta. Per chi non paga, ComoZero cita la bozza: «in caso di omesso pagamento è dovuta una sanzione amministrativa pari al 100% della quota non versata».
Cosa cambia per i frontalieri
La quota riguarda solo i vecchi frontalieri. Come ricorda Ticinonline, sono quelli che hanno iniziato a lavorare oltre confine prima del 17 luglio 2023; ItaliaOggi li colloca nel regime transitorio del nuovo accordo tra Italia e Svizzera. I nuovi frontalieri, assunti dal 17 luglio 2023 in poi, ne sono esclusi.
Molto dipende da dove si abita. Ticinonline ricorda che la Lombardia si è detta più volte pronta a introdurre la tassa. Altre Regioni, a partire dal Piemonte, si sono dichiarate contrarie, come conferma Ticino Politica. ItaliaOggi precisa che sono le Regioni a poter chiedere il contributo. Chi abita in Piemonte, al momento, non ha alcun prelievo annunciato. Per chi vive in Lombardia la cifra dipenderà dalla decisione regionale.
Un calcolo indicativo della redazione: se la quota fosse dovuta per dodici mesi, costerebbe da 360 a 1’800 euro l’anno (30 o 150 euro per 12 mesi). L’eventuale maggiorazione per i familiari aggiungerebbe fino a 600 euro (50 euro per 12 mesi).
In Svizzera la busta paga e l’imposta alla fonte non cambiano, e il blocco dei ristorni non comporta trattenute sui salari. C’è però un’altra scadenza: dal 1° gennaio 2027, ricorda ItaliaOggi, i salari svizzeri arriveranno in automatico al fisco italiano grazie allo scambio dei dati con l’Agenzia delle Entrate.
Imposta o contributo: il nodo giuridico
Il Consiglio di Stato ticinese, riferisce il Corriere del Ticino, considera la tassa una violazione dell’accordo Italia-Svizzera, che tassa i vecchi frontalieri solo in Svizzera, e la assimila a un’imposta. Alla stessa conclusione è arrivato Pascal Hinny, professore di diritto tributario all’Università di Friburgo, in un’analisi presentata a giugno a Bellinzona. Per ItaliaOggi il passaggio alla cifra fissa sembra pensato proprio per rispondere a questa obiezione.
L’OCST (l’Organizzazione cristiano sociale ticinese, sindacato) ha salutato su LinkedIn la rinuncia alla retroattività, ma resta critica sul resto. Il vicesegretario cantonale Andrea Puglia, citato dal Corriere del Ticino, parla di una misura di «natura sostanzialmente tributaria», a suo avviso «incompatibile con l’articolo 9» dell’accordo sulla tassazione dei frontalieri. Il passaggio dalla parola «contributo» alla parola «quota» è per lui un «altro indizio» che cambia la forma e non la sostanza. Il sindacalista chiede anche con quali criteri le Regioni sceglieranno gli importi.
Ristorni trattenuti e tavolo con Berna
Il contenzioso ha già effetti sui conti della Lombardia. Il 30 giugno 2026 il Cantone ha trattenuto 50’221’177 franchi di ristorni destinati alla Lombardia, mentre il Piemonte, che ha rinunciato alla misura, ha ricevuto tutta la sua quota di 8’668’106 franchi. Lo stesso giorno, riferisce ItaliaOggi, Giorgetti e Keller-Sutter avevano concordato un incontro tra Ticino e Lombardia per far ripartire i versamenti.
Lunedì 2 novembre una delegazione del Consiglio di Stato ha incontrato a Berna il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Ne è uscito l’impegno a un tavolo di lavoro «a breve» su ristorni e tassa sulla salute, per ora senza una data. I fondi saranno sbloccati se l’Italia congelerà o ritirerà il prelievo. Resta aperta la domanda se la quota fissa basterà al Ticino per sbloccare i ristorni.
Le cose da sapere
- Dal 2027 la quota sarebbe fissa, tra 30 e 150 euro al mese, e decisa dalla Regione di residenza. Non è retroattiva al 2024.
- Riguarda solo i vecchi frontalieri, cioè chi lavorava oltre confine prima del 17 luglio 2023.
- La Lombardia è favorevole alla tassa, il Piemonte contrario.
- Busta paga e imposta alla fonte svizzera non cambiano. Il testo è ancora una bozza all’esame del Parlamento italiano.
Fonti: Corriere del Ticino, ItaliaOggi, Ticinonline, ComoZero, Ticino Politica
Foto: Francesco PIRANEO G., CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
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