Secondo la UIL, il fondo per i salari della fascia di confine italiana, alimentato con l’IRPEF dei nuovi frontalieri attivi in Svizzera, non ha ancora pagato nessuno. Il decreto-legge 162/2026 assegna le risorse direttamente alle Regioni: va però convertito in legge entro il 16 novembre e non indica quanto vale il fondo.
Sono passati tre anni dalla legge che lo ha previsto e il «premio di frontiera» non è ancora arrivato nella busta paga di nessun lavoratore. Lo ha denunciato martedì 27 ottobre 2026 la UIL Lombardia. Su dati del ministero dell’Economia e delle finanze (MEF), il sindacato italiano stima che i nuovi frontalieri residenti in Lombardia abbiano generato nel 2024 un gettito fiscale di almeno 25 milioni di euro. Per il 2025 la UIL prevede circa il doppio, ma la cifra è una sua stima e non un dato ufficiale.
La denuncia, ripresa da ComoZero e da Prima la Valtellina, arriva in attesa della conversione in legge del decreto-legge 162/2026, che prevede il trasferimento diretto dei fondi alle Regioni di confine.
Un premio per chi resta, non per chi va in Svizzera
Il nome può trarre in inganno: il premio non spetta a chi passa la dogana per lavorare in Svizzera. È destinato ai residenti dei comuni italiani della fascia di confine che lavorano in Italia nei settori privati: commercio, ristorazione, industria, agricoltura e altri. Sono esclusi i dipendenti pubblici, che secondo ComoZero sono già coperti da un’altra legge.
«Il premio non è per i frontalieri: è per chi resta», è la frase ripetuta dai coordinatori territoriali della UIL, Dario Esposito per il Lario e Fabrizio Tresoldi per Sondrio. Lo strumento nasce con la legge italiana 83 del 2023, quella che ha ratificato il nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera, e passa da un fondo per lo sviluppo economico e il sostegno dei salari nelle zone di confine italo-elvetiche.
Il fondo pagato con l’IRPEF dei nuovi frontalieri
Il meccanismo dipende da come è costruito l’accordo fiscale dei frontalieri italiani, in vigore dal 17 luglio 2023. I «vecchi frontalieri» restano tassati solo in Svizzera e i ristorni vanno ai comuni italiani. I «nuovi frontalieri», assunti dopo l’entrata in vigore, pagano le imposte sia in Svizzera sia in Italia. In Italia versano l’IRPEF con un credito per quanto già pagato oltre confine: è la doppia tassazione dei nuovi frontalieri.
Secondo Esposito, il fondo vale al massimo 46 euro per ogni 100 euro di IRPEF pagati dai nuovi frontalieri lombardi. Il costo è interamente a carico dello Stato e i datori di lavoro farebbero solo da intermediari per il pagamento. Lo stesso calcolo lo ha fatto Tresoldi a Sondrio, come riporta Prima la Valtellina.
Cosa prevede il decreto carburanti
Il governo italiano ha scelto il decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162. Il testo, noto come decreto carburanti, contiene misure sul costo dei carburanti e in materia fiscale. Secondo il testo pubblicato da MioLegale sulla base della versione Normattiva vigente al 18 ottobre, l’articolo 3 modifica le regole del fondo.
In prima applicazione, per il 2026 e il 2027, le risorse vanno a Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano e servono al «sostegno alle remunerazioni nette». La ripartizione segue il numero di frontalieri residenti: si divide l’importo del fondo per il totale dei frontalieri e lo si moltiplica per quelli di ciascun territorio. L’importo complessivo del fondo, però, non è indicato.
Il Parlamento ha tempo fino al 16 novembre per convertire il decreto in legge. Solo dopo, ricorda il sindacato, la Regione Lombardia dovrà decidere chi ha diritto al premio e come pagarlo. I tempi restano incerti.
Le richieste del sindacato
Per Antonio Albrizio, segretario generale della UIL Lombardia, la situazione è inaccettabile. «Serve una cabina di regia politica forte», ha detto, e ha chiesto un confronto con la Regione. Il sindacato vuole un tavolo con le parti sociali appena il decreto diventerà legge. Chiede che il premio arrivi per intero in busta paga, senza imposte né contributi, e che il fondo sia commisurato al gettito reale. Al MEF domanda di pubblicare il gettito dei nuovi frontalieri suddiviso per territorio.
Cosa significa per i frontalieri in Svizzera
Il premio non spetta a chi lavora in Svizzera come frontaliere. I nuovi frontalieri però lo finanziano con l’IRPEF versata in Italia e, secondo la UIL, finora quel denaro non è arrivato ai lavoratori. Il tema si somma al malcontento della categoria: secondo un sondaggio raccontato da Moneymag, il 55,6% dei frontalieri si sente pagato meno dei residenti.
Per ora importi e modalità del premio sono ancora da definire. Il primo appuntamento è il 16 novembre, termine per convertire il decreto; poi toccherà alla Regione Lombardia stabilire beneficiari e pagamenti.
- Il premio di frontiera spetta a chi abita nei comuni italiani di confine e lavora nel settore privato in Italia, non a chi lavora in Svizzera.
- È finanziato con al massimo 46 euro ogni 100 euro di IRPEF pagata dai nuovi frontalieri, secondo la UIL.
- Secondo il sindacato, finora non è stato pagato nessun premio; il gettito lombardo del 2024 è stimato in almeno 25 milioni di euro.
- Il decreto-legge 162/2026 va convertito entro il 16 novembre; poi toccherà alla Regione Lombardia definire beneficiari e pagamenti.
Fonti: ComoZero, Prima la Valtellina, MioLegale, decreto-legge 17 settembre 2026 n. 162, UIL Lombardia
Foto: Subhashish Panigrahi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Iscriviti alla newsletter