Il questionario di CISL e OCST, presentato sabato a Varese con 1’542 risposte, mostra che l’87,8% giudica penalizzante la tassa sulla salute, che però non è ancora attiva. I sindacati chiedono più contratti collettivi in Svizzera e una soglia fiscale più alta per il telelavoro.
Più di un frontaliere su due pensa di guadagnare meno di un collega residente in Svizzera che fa lo stesso lavoro. Quasi uno su due dice che negli ultimi anni il suo potere d’acquisto è diminuito. Sono i risultati principali della ricerca «Lavorare oltre confine: condizioni, bisogni e prospettive dei lavoratori frontalieri», presentata sabato 24 ottobre al Centro Congressi Ville Ponti di Varese. L’hanno promossa tre strutture della CISL (dei Laghi, di Sondrio e del Piemonte Orientale) e l’OCST, l’Organizzazione cristiano-sociale ticinese, sindacato attivo nel Cantone.
Il coordinamento scientifico è di BiblioLavoro, il centro studi della CISL Lombardia. Secondo il comunicato dei promotori, pubblicato integralmente da Luganolife, il questionario online è stato compilato a maggio 2026 da 1’542 persone che vivono in Italia e lavorano in Svizzera. Hanno risposto i frontalieri che hanno scelto di partecipare: i dati descrivono percezioni dichiarate e danno un’idea del clima tra i pendolari. Il comunicato ricorda che dalla provincia di Como partono circa 32’000 frontalieri, il 41% degli italiani occupati in Ticino, e da quella di Varese circa 31’000.
Salari: soddisfatti, ma con meno potere d’acquisto
Il quadro è contraddittorio. Il 73% dei partecipanti si dice soddisfatto del proprio salario, ma il 48,4% dichiara che il potere d’acquisto è diminuito negli ultimi anni. Il 55,6% è convinto di essere pagato meno dei residenti a parità di mansioni. La quota sale al 63,4% tra chi lavora senza un contratto collettivo, come riportano anche La Provincia di Varese e Prima Como.
Moneymag ha già analizzato il divario salariale tra frontalieri e residenti. Secondo la ricerca, il 42,7% dice di aver subito trattamenti percepiti come discriminatori in quanto frontaliere. Il 58,9% non è soddisfatto del welfare aziendale e lamenta soprattutto l’assenza di contributi per il trasporto, di buoni pasto o di premi di produzione. Ticinonline segnala anche una differenza di genere: le donne compaiono più spesso nelle fasce sotto i 3’000 franchi lordi al mese, gli uomini in quella sopra i 5’000 franchi.
Tassa sulla salute, spostamenti e cassa pensione
Il dato più netto riguarda la tassa sulla salute: l’87,8% la considera penalizzante. Come ha spiegato Moneymag, il contributo previsto per i frontalieri va dal 3% al 6% dello stipendio netto, cioè tra 30 e 200 euro. Per ora resta sulla carta: secondo ComoZero la tassa non è ancora stata attivata perché mancano i decreti attuativi definitivi, e nessun pagamento è stato riscosso.
Pesa anche la mobilità. Il 31,7% impiega più di un’ora e mezza al giorno tra andata e ritorno, e il 73,2% si sposta soprattutto in auto. Secondo Ticinonline, per quasi un frontaliere su due i costi di trasporto assorbono tra il 5% e il 10% del salario. Sulla previdenza il 69,2% sa poco o nulla di come funziona la propria cassa pensione, cioè il secondo pilastro LPP.
Telelavoro promosso, trasferimento in Svizzera bocciato
Il 37,4% lavora in aziende che concedono il telelavoro ai frontalieri, e il 95,2% di chi lo usa ne dà un giudizio positivo. Tra chi lavora anche da remoto, il 69,5% si dice soddisfatto dell’equilibrio tra vita e lavoro, contro il 51,8% di chi lavora solo in presenza. Il Giorno aggiunge che il 44,2% del totale fatica a conciliare lavoro e vita privata.
Trasferirsi in Svizzera non attira: il 76,9% non lo prenderebbe in considerazione. Secondo Ticinonline pesano soprattutto il costo della vita, i premi della cassa malati e la distanza dalla famiglia.
Cosa cambia per le imprese ticinesi e per i frontalieri
Le richieste dei sindacati toccano direttamente chi assume in Ticino. La prima è estendere la contrattazione collettiva in Svizzera, perché il divario percepito è più ampio proprio dove manca un CCL. Seguono la protezione dei salari dall’inflazione e una soglia fiscale più alta per il telelavoro. Per i datori di lavoro i dati indicano alcune leve possibili: il lavoro da remoto, i contributi per i trasporti e un’informazione più chiara sulla cassa pensione. Alla tavola rotonda sull’impatto economico erano in programma Michele Rossi, responsabile dei servizi giuridici della Camera di commercio del Cantone Ticino, e Andrea Puglia, vicesegretario cantonale dell’OCST.
Sul versante italiano, la CISL chiede di attuare lo Statuto dei lavoratori frontalieri e la NASpI, l’indennità di disoccupazione italiana, come previsto dalla legge 83/2023. Secondo Ticinonline, Marco Contessa, responsabile nazionale CISL Frontalieri, chiede di riconoscere la condizione particolare di questi lavoratori. Vuole anche più certezza fiscale, un tema già sollevato dalla flat tax al 25% per i «vecchi» frontalieri, più trasparenza sulla previdenza e rapporti stabili tra i due Paesi.
A Sondrio Davide Fumagalli, segretario generale della CISL locale, ha dichiarato a Il Giorno che i numeri «confermano ciò che ascoltiamo ogni giorno» dai frontalieri e ha proposto un osservatorio provinciale. Dal 1° ottobre la CISL Sondrio e il Patronato INAS Svizzera offrono consulenza ai frontalieri a Chiavenna, Tirano e Vicosoprano.
Le cose da sapere
- Il questionario online di maggio 2026 ha raccolto 1’542 risposte di frontalieri che hanno scelto di partecipare.
- Senza un CCL la quota di chi si sente pagato meno dei residenti sale al 63,4%.
- La tassa sulla salute non è ancora attiva perché mancano i decreti attuativi, secondo ComoZero.
- Lo studio completo è disponibile in versione cartacea presso BiblioLavoro o gratis sul suo sito.
Il passaggio da seguire sono i decreti attuativi della tassa sulla salute: finché non arrivano, il contributo non pesa sui conti dei frontalieri.
Fonti: Luganolife (comunicato CISL-OCST), Ticinonline, Il Giorno, La Provincia di Varese, Prima Como, ComoZero
Foto: Francesco PIRANEO G., CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
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