Riconoscere un titolo da fisioterapista in Europa? Bruxelles taglia i tempi da tre mesi a cinque settimane, ma la Svizzera resta fuori

Claudio Galli

16 Settembre 2026 - 10:12

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Il pacchetto UE sulla mobilità del lavoro, adottato il 15 settembre, promette di dimezzare i tempi di riconoscimento dei titoli sanitari nell’Unione. Per i 4’100 frontalieri che ogni giorno lavorano negli ospedali e nelle cliniche ticinesi cambia poco: la Confederazione non fa parte dell’UE e la procedura resta quella di sempre, fino a quattro mesi e mille franchi.

Riconoscere un titolo da fisioterapista in Europa? Bruxelles taglia i tempi da tre mesi a cinque settimane, ma la Svizzera resta fuori

Il 15 settembre la Commissione europea ha adottato a Strasburgo cinque proposte legislative per rendere più facile lavorare, spostarsi e farsi riconoscere le competenze da un Paese UE all’altro. Il pacchetto, battezzato "mobilità del lavoro equa", punta su un problema molto concreto: oggi un medico, un infermiere o un fisioterapista che si sposta da uno Stato membro all’altro può aspettare fino a tre mesi prima di ottenere il via libera a esercitare. Bruxelles vuole comprimere quel tempo a cinque settimane, grazie a una procedura digitale obbligatoria e a un portafoglio elettronico europeo delle qualifiche; per i titoli ottenuti fuori dall’UE, la promessa è di scendere da 14 a 4 mesi.

«Ovunque lavoriate nell’UE, le vostre competenze e i vostri diritti sociali devono seguirvi», ha sintetizzato la commissaria Roxana Mînzatu presentando il pacchetto. Tra le misure più tecniche spicca il primo "quadro di formazione comune" mai adottato per i fisioterapisti — una delle professioni sanitarie più mobili d’Europa — che si aggiunge alle appena sette professioni finora armonizzate a livello UE, aprendo la strada a un riconoscimento automatico anche per altre dieci categorie professionali.

Perché in Ticino la notizia non è astratta

Sui 70’000 frontalieri che ogni giorno attraversano il confine per lavorare in Svizzera, circa 4’100 sono impiegati nel settore sanitario. All’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) i frontalieri tra medici e infermieri sono 668, quasi il 12% del personale; nelle cliniche private come Moncucco e Sant’Anna la quota di frontalieri tra il personale curante sale addirittura al 30%. Sono loro, insieme ai fisioterapisti italiani che lavorano negli studi privati e nelle case per anziani ticinesi, il pubblico più esposto a qualunque cambiamento delle regole sul riconoscimento dei titoli professionali.

La Svizzera non è nell’UE, e si vede

Qui la buona notizia di Bruxelles si ferma alla frontiera. Il pacchetto riforma il mercato interno dell’Unione europea; la Svizzera vi partecipa solo indirettamente, tramite gli accordi bilaterali con Bruxelles, che recepiscono la direttiva UE 2005/36 sul riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali — ma non tutti i suoi elementi. Ai cittadini svizzeri non si applica la tessera professionale europea, non è previsto l’esame di formazione comune e la libera prestazione di servizi resta limitata a 90 giorni l’anno. Se Bruxelles accelera e digitalizza la propria procedura interna, nulla garantisce che l’intesa con Berna venga aggiornata in automatico: servirebbe una revisione negoziata, che al momento non risulta all’ordine del giorno.

In pratica, chi oggi vuole far riconoscere in Ticino un diploma di fisioterapista, infermiere o altra professione sanitaria ottenuto in Italia deve rivolgersi alla Croce Rossa Svizzera (CRS), l’ente che in Svizzera gestisce l’ammissione alle professioni sanitarie regolamentate. La pratica richiede fino a quattro mesi dalla presentazione del dossier completo e costa tra 550 e 1’000 franchi, a seconda che siano necessarie misure compensative. Nessuna delle due cifre è destinata a scendere nel breve termine.

Le resistenze anche dentro l’UE

Va detto che la riforma non è acqua passata neppure a Bruxelles. Come riporta la NZZ, oltre quaranta associazioni europee di fisioterapisti hanno espresso resistenza al nuovo quadro di formazione comune, temendo che l’armonizzazione porti a un livellamento verso il basso degli standard: chiedono prima un innalzamento uniforme dei requisiti formativi in tutti gli Stati membri, non un riconoscimento reciproco immediato. [3] Le proposte dovranno ora essere esaminate da Parlamento europeo e Consiglio dei ministri, e la Commissione stessa parla di un’entrata in vigore "a tappe" nei prossimi anni.

Non è la prima volta che una riforma normativa europea pensata per il mercato interno lascia la Svizzera a guardare da fuori: è già successo di recente con la revisione della legislazione UE sui farmaci, che ha messo in allarme l’industria farmaceutica elvetica.

Per chi lavora già come frontaliere in ambito sanitario, insomma, oggi non cambia nulla: la procedura di riconoscimento resta quella della Croce Rossa Svizzera, con i suoi tempi e i suoi costi. Chi sta valutando di trasferirsi a lavorare nella sanità ticinese, però, farebbe bene a seguire il dossier: se l’Europa dimezzerà davvero i tempi al proprio interno, la pressione su Berna per allinearsi crescerà di pari passo.

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# Ticino

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