Il circuito che regola 15’000 miliardi di dollari di pagamenti all’anno ha acceso il suo hub per emettere e muovere stablecoin, a partire da OUSD, USDC e USDG. Cosa cambia davvero per chi incassa e paga in Svizzera, e perché il progetto di stablecoin in franchi resta indietro.
Il 16 luglio Visa ha acceso in versione beta la Visa Stablecoin Platform (VSP), un’infrastruttura che permette a banche, fintech e società cripto di emettere, rimborsare, detenere e trasferire stablecoin direttamente dentro i flussi di pagamento e di tesoreria che già usano con il circuito. La prima moneta supportata è OUSD, affiancata da USD Coin di Circle e da USDG di Paxos.
I numeri danno la misura della cosa. Visa regola circa 15’000 miliardi di dollari di pagamenti all’anno e la sua rete conta all’incirca 15’000 istituti finanziari clienti e oltre 200 milioni di esercenti nel mondo. Il gruppo tratta già alcuni miliardi di dollari di regolamenti in stablecoin — le criptovalute agganciate una a uno al dollaro tramite riserve — e con la nuova piattaforma punta a farli crescere.
Il problema che Visa dice di voler risolvere
Non è l’accesso alle stablecoin: quelle una banca può già comprarle. È l’integrazione. «Il punto è meno l’accesso alle stablecoin e più come queste dialogano con la tesoreria, i flussi di movimentazione del denaro e le strutture bancarie esistenti», ha spiegato a Fortune Rubail Birwadker, responsabile globale della crescita di Visa. La VSP funziona quindi da ombrello sopra tutti i servizi in stablecoin già offerti dal circuito, che nel marzo 2020 fu il primo network di pagamento a regolare transazioni in USDC.
Per l’esercente il vantaggio teorico è duplice: regolamento istantaneo e costo di transazione minimo, con la tracciabilità garantita dalla registrazione su blockchain. Il condizionale resta d’obbligo, perché la piattaforma è in beta e i benefici arrivano al negoziante solo se la sua banca acquirente decide di attivarla.
Perché OUSD e non USDT
La scelta della moneta di partenza non è casuale. OUSD — Open USD — è la stablecoin annunciata il 30 giugno da Open Standard, un consorzio indipendente che riunisce oltre 140 partner: fra questi Visa, Mastercard, Stripe, BlackRock, BNY, Standard Chartered, Coinbase, Ripple, Google e Shopify. Le sue caratteristiche sono pensate esattamente per gli operatori finanziari: emissione e rimborso senza commissione e senza tetti di volume, quasi tutti i proventi delle riserve redistribuiti ai partner al netto di una fee di gestione, e una governance collettiva invece che in mano a una sola società. Il debutto nativo è su Solana, con estensione ad altre reti entro l’anno.
È un attacco frontale al duopolio Tether-Circle: il giorno dell’annuncio il titolo Circle ha perso oltre il 13% in Borsa. E spiega perché anche Mastercard e American Express si sono schierate con Open Standard.
Cosa cambia (e cosa no) per chi vive in Svizzera
Poco, nell’immediato. La VSP è un’infrastruttura business-to-business: nessun cliente al dettaglio la vedrà mai, e in Svizzera l’adozione dipenderà da quante banche acquirer e quanti processori decideranno di attivarla. Chi paga con carta a Lugano o a Zurigo continuerà a vedere addebiti in franchi.
Il punto interessante è un altro, ed è competitivo. Mentre il circuito americano costruisce l’autostrada per le stablecoin in dollari, la piazza svizzera è ancora ferma alla fase di test sulla propria moneta. Una stablecoin in franchi regolamentata e a circolazione ampia oggi non esiste: da aprile 2026 sette operatori — fra cui UBS, PostFinance, Sygnum, Raiffeisen, la Banca cantonale di Zurigo e la BCV — stanno lavorando in una sandbox, un ambiente di sperimentazione controllato che durerà tutto il 2026, per colmare il vuoto. Il rischio è evidente: se lo standard di regolamento digitale del commercio internazionale si consolida in dollari prima che il franco digitale esca dal laboratorio, la piazza finanziaria svizzera si troverà a usare tubature scritte da altri.
Sul fronte regolatorio, chi in Svizzera detiene o usa stablecoin resta sotto il perimetro della FINMA, che ha già inasprito i requisiti per gli operatori del settore e ricorda che il diritto al rimborso vantato da chi detiene una stablecoin equivale, in ottica di legge bancaria, a un deposito. Diverso il caso di chi opera su piattaforme con base nell’Unione europea: lì vale la MiCA, entrata a pieno regime dal 1° luglio, che ha spinto USDT fuori dal mercato comunitario e che sta già ridisegnando la scelta degli exchange anche per chi risiede in Confederazione. Sul piano fiscale nulla cambia: le stablecoin detenute vanno dichiarate nella sostanza al valore del 31 dicembre, mentre eventuali interessi maturati su di esse sono reddito imponibile.
Le quattro cose da sapere
- La Visa Stablecoin Platform è live in beta dal 16 luglio 2026 e supporta OUSD, USDC e USDG.
- La rete di Visa vale circa 15’000 miliardi di dollari di pagamenti annui, 15’000 istituti finanziari e oltre 200 milioni di esercenti.
- OUSD è nata il 30 giugno da un consorzio di oltre 140 partner (Visa, Mastercard, Stripe, BlackRock, Coinbase, Google, Shopify fra gli altri), con emissione gratuita e governance collettiva.
- In Svizzera la stablecoin in franchi è ancora in sandbox: nessun prodotto disponibile al pubblico prima della fine dei test.
Per chi vuole seguire l’andamento delle monete coinvolte, le quotazioni cripto in tempo reale restano il riferimento più immediato; per la parte regolatoria la fonte primaria è il sito della FINMA.
italicoLe quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce un consiglio d’investimento./italico
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