La Commissione americana ha cancellato la seduta del 14 agosto e congelato l’«innovation exemption» sui titoli emessi su blockchain. Le azioni del settore hanno perso fino al 9% in una giornata, mentre Berna ha la legge TRD dal 2021 e la prima piattaforma autorizzata dalla FINMA dal 2025. Ecco cosa cambia davvero per chi investe dalla Svizzera.
La corsa di Wall Street verso i titoli su blockchain ha incassato l’ennesimo rinvio. Nella notte fra il 13 e il 14 agosto la Securities and Exchange Commission ha fatto sapere che l’«innovation exemption» — l’esenzione che avrebbe permesso a banche e piattaforme di emettere e negoziare azioni, obbligazioni e fondi tokenizzati senza passare dall’intero impianto delle regole sui mercati azionari — slitta ancora, e ha annullato la seduta pubblica del venerdì dedicata al pacchetto «Reg Crypto».
Il mercato ha reagito subito. Coinbase, che sta costruendo la propria offerta di azioni tokenizzate, ha ceduto circa il 2% a 149 dollari; l’emittente di stablecoin Circle ha perso quasi il 4%; la piattaforma Bullish è arretrata dell’8% e la società di credito su blockchain Figure del 9%, bruciando il rialzo appena messo a segno dopo i conti trimestrali. Il token UNI del protocollo decentralizzato Uniswap ha lasciato sul terreno il 7%, peggior componente settimanale dell’indice CoinDesk 20. Per confronto, Bitcoin è rimasto fermo poco sotto i 63’000 dollari, in linea con Nasdaq 100 e S&P 500.
Chi ha frenato l’esenzione, e perché
A bloccare il testo non sono stati gli scettici delle criptovalute, ma due fronti inattesi. Il primo è la Casa Bianca, preoccupata che un intervento della SEC possa — secondo una fonte citata da CoinDesk — «stuzzicare un vespaio» mentre il Congresso sta ancora negoziando il Digital Asset Market Clarity Act, la legge quadro sui mercati degli attivi digitali.
Il secondo è la finanza tradizionale. La SIFMA, che riunisce i grandi broker-dealer e le banche d’investimento americane, ha scritto alla SEC il 30 giugno sostenendo che «cambiamenti strutturali di questa portata» vadano decisi con una consultazione pubblica, non con un’esenzione amministrativa. Il nodo tecnico è l’obbligo di eseguire gli ordini al miglior prezzo disponibile, pilastro della Regulation NMS: una regola difficile da applicare se lo stesso titolo viene scambiato su una sede decentralizzata dove il prezzo lo fa un algoritmo e non un book di borsa.
Il rinvio non cancella la tendenza: la stanza di compensazione DTCC ha regolato il mese scorso le prime operazioni reali in titoli tokenizzati e Citi stima un mercato da 5’500 miliardi di dollari entro il 2030. «È un dosso, non la fine della corsa», ha commentato Owen Lau di Clear Street. Ma la data di partenza, negli Stati Uniti, resta ignota.
In Svizzera la stessa domanda ha già una risposta da cinque anni
Il problema che paralizza Washington — come far convivere titoli su blockchain e diritto dei mercati finanziari — la Confederazione lo ha risolto per via legislativa il 1° agosto 2021, quando è entrata pienamente in vigore la legge TRD, l’adeguamento del diritto federale alla tecnologia di registro distribuito. Quel testo ha introdotto i diritti valori registrati, ha reso possibile emettere titoli direttamente su una blockchain e ha creato la categoria autorizzativa dei sistemi di negoziazione TRD. Sulla piazza svizzera operano oggi oltre mille aziende fra tecnofinanza e blockchain.
Dalla legge sono arrivate le infrastrutture. SIX Digital Exchange, attiva dal 2021, è borsa e depositario centrale in un’unica licenza. Nel 2024 la Banca mondiale ha emesso attraverso SDX un’obbligazione digitale da 200 milioni di franchi, regolata in moneta digitale di banca centrale messa a disposizione dalla BNS: la prima volta per un emittente internazionale in valuta svizzera. E il 12 marzo 2025 la FINMA ha rilasciato a BX Digital la prima autorizzazione a operare un sistema di negoziazione TRD, efficace dal 14 maggio: titoli tokenizzati scambiati e regolati in franchi su una blockchain pubblica, senza depositario centrale in mezzo. Nel maggio 2026 l’autorità ha poi autorizzato la fusione di SDX dentro SIX SIS, portando la custodia di attivi digitali nella stessa infrastruttura che tiene le azioni quotate a Zurigo — un passaggio legato alla nuova linea di vigilanza della FINMA sulle criptovalute.
Non significa che in Svizzera sia tutto fatto. La revisione della legge sugli istituti finanziari dedicata a stablecoin e attivi digitali, in consultazione dal 22 ottobre 2025 al 6 febbraio 2026, deve ancora tradursi in un messaggio alle Camere. E il volume dei titoli tokenizzati resta una frazione minima del mercato dei capitali, qui come altrove: la questione non è la regola, è la liquidità. Alla Crypto Valley Conference di Zugo la tokenizzazione era uno dei temi centrali proprio perché il settore è passato dalla fase sperimentale a quella, molto più lenta, dell’adozione.
Le quattro cose da sapere
- Il rinvio è politico, non tecnico: pesano il timore di interferire con il Clarity Act e le obiezioni procedurali della finanza tradizionale.
- L’impatto è sulle azioni, non sulle criptovalute: le società della tokenizzazione hanno perso fra il 2% e il 9%, Bitcoin è rimasto fermo.
- La Svizzera parte da un’altra posizione: legge TRD dal 2021, prima piattaforma autorizzata dalla FINMA dal 2025.
- Il vantaggio normativo non è ancora un vantaggio di mercato: le emissioni digitali restano poche, come ricordano le analisi sulle prospettive del settore cripto.
La lettura pratica è duplice. L’esposizione ai titoli «della tokenizzazione» quotati negli Stati Uniti resta legata a un calendario regolatorio già slittato due volte quest’anno. La parte svizzera della filiera — depositari, banche cantonali che offrono custodia, emittenti di obbligazioni digitali — lavora invece su un quadro giuridico che non dipende dalle decisioni di Washington.
Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono una raccomandazione d’investimento. Per il dato in tempo reale si possono consultare le quotazioni delle criptovalute e, per il quadro normativo, le pagine ufficiali della FINMA.
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