Ponte XRP svuotato in 97 minuti: 200’000 token spariti per un bug del software (e perché la custodia svizzera resta un’altra cosa)

Claudio Galli

13 Agosto 2026 - 11:09

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Un attaccante ha sfruttato un difetto nel bridge che collega la rete di XRP a una blockchain parallela: 94 transazioni, nessun deposito mai arrivato davvero, riserva prosciugata al 99,7%. L’episodio non tocca la blockchain di XRP, ma riporta l’attenzione sull’anello più fragile del settore. Ecco cosa insegna a chi, dalla Svizzera, detiene criptovalute tra self-custody, exchange esteri e operatori vigilati dalla FINMA.

Ponte XRP svuotato in 97 minuti: 200'000 token spariti per un bug del software (e perché la custodia svizzera resta un'altra cosa)

Il 9 agosto un attaccante ha svuotato la riserva di un italicobridge/italico costruito sulla rete di Ripple (XRP) nel giro di poco più di un’ora e mezza. Il bottino: 199’916 XRP, pari a circa 202’000 dollari, portati via con 94 transazioni in 97 minuti. Non si è trattato del furto di una chiave privata né di un attacco alla blockchain di XRP: il punto debole era il software del ponte che collega due reti diverse.

Come è saltato il ponte

A gestire l’infrastruttura è Tx, ecosistema nato a marzo dalla fusione tra la blockchain Coreum e la piattaforma Sologenic, che opera il collegamento — il italicobridge/italico, cioè il software che permette di spostare token da una rete all’altra — tra la XRP Ledger e la Tx Chain.

Il difetto stava nella logica di riconoscimento dei depositi. Il programma registrava alcune transazioni come depositi di XRP anche quando nessun XRP era mai arrivato al ponte. Sfruttando questo errore, l’attaccante ha creato XRP «non coperti» sulla Tx Chain e li ha poi scambiati, attraverso il normale processo del bridge, con XRP reali prelevati dalla riserva. Secondo la piattaforma di analisi XRPL, ciascun prelievo è stato approvato da 17 dei 28 italicorelayer/italico, i programmi che sorvegliano le due reti e autorizzano i trasferimenti: hanno scambiato i movimenti auto-inviati dall’attaccante per depositi legittimi.

Il codice, ha ammesso Tx, aveva superato diversi audit interni ed esterni senza che la falla emergesse. Una volta scoperto l’attacco, il ponte è stato fermato, il codice corretto e i fondi tracciati: convertiti in Ethereum e fatti passare per il mixer Tornado Cash, che ne rende molto più difficile il tracciamento. Tx ha depositato una denuncia all’Internet Crime Complaint Center dell’FBI e sta valutando come rimborsare gli utenti colpiti, che per ora non hanno ricevuto garanzie.

Perché i bridge sono l’anello debole

L’episodio, modesto negli importi, è rilevante per ciò che rappresenta. I italicocross-chain bridge/italico — i ponti che spostano valore tra blockchain diverse — sono da anni tra le infrastrutture più bersagliate dell’intero settore cripto, con perdite complessive nell’ordine dei miliardi. Il motivo è sempre lo stesso: a cedere non è la blockchain sottostante, ma il software di collegamento, spesso complesso, poco standardizzato e difficile da verificare.

Il mercato, va detto, non si è scomposto. La quotazione di XRP è rimasta attorno al dollaro, con una capitalizzazione di circa 64 miliardi: segno che gli operatori hanno letto l’attacco come un problema circoscritto a un ponte sperimentale, non alla rete principale.

Cosa cambia per chi investe dalla Svizzera

Per il lettore svizzero la vicenda è soprattutto un promemoria su dove e come si tengono le criptovalute. In Svizzera la custodia può passare da operatori vigilati dalla FINMA — Sygnum, AMINA Bank, Bitcoin Suisse — soggetti alle regole bancarie elvetiche. Proprio la FINMA ha ridisegnato di recente il quadro delle licenze, distinguendo con nettezza la custodia presso un intermediario autorizzato dalla detenzione in proprio: dalla differenza dipende anche la protezione in caso di fallimento del custode.

Chi invece opera tramite exchange esteri o protocolli decentralizzati si assume rischi diversi, non sempre coperti da vigilanza: lo ha mostrato bene il caso di Binance e della licenza europea MiCA. E lo stesso XRP, che negli ultimi mesi ha attirato flussi crescenti anche via strumenti quotati, resta accessibile agli investitori svizzeri attraverso canali molto diversi per livello di garanzia.

Tre punti da tenere a mente:

  • Un ponte non è la blockchain. Il problema era nel software di collegamento fra due reti, non nella XRP Ledger: la rete principale non è stata compromessa.
  • La custodia vigilata FINMA offre tutele in più. Presso un operatore autorizzato valgono regole bancarie e una distinzione chiara fra patrimonio del cliente e del custode.
  • Gli audit non bastano. Un codice può passare più verifiche e restare vulnerabile: prudenza soprattutto con bridge e piattaforme decentralizzate poco collaudate.

In conclusione

L’attacco al ponte di Tx non è un terremoto di mercato, ma un caso di scuola: nel mondo cripto il rischio si annida spesso non nell’asset, bensì nell’infrastruttura che lo muove. Per chi investe dalla Svizzera, la scelta del canale — self-custody, exchange estero o operatore vigilato — pesa quanto la scelta dell’asset. Per verificare la vigilanza di un intermediario ci si può rivolgere al registro della FINMA, mentre il prezzo aggiornato di XRP e delle altre principali criptovalute è consultabile sulle quotazioni cripto in tempo reale e su CoinGecko.

italicoLe quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio d’investimento./italico

 [3]

Argomenti

Iscriviti alla newsletter