Il Consiglio di Stato valuta di bloccare i ristorni versati all’Italia per reagire al contributo fino al 6% chiesto ai «vecchi» frontalieri. In gioco oltre 120 milioni di franchi e i rapporti fra Bellinzona, Berna e Roma. Ecco cosa cambia, per ora, sul cedolino di chi lavora in Ticino.
Il Consiglio di Stato ticinese ha davanti una scadenza precisa: entro il 30 giugno dovrà decidere se bloccare, in tutto o in parte, i ristorni che ogni anno la Svizzera versa ai Comuni italiani di confine. È la mossa con cui il Governo cantonale minaccia di reagire alla cosiddetta «tassa sulla salute» che l’Italia vuole imporre ai frontalieri. Nella seduta di mercoledì 24 giugno l’annuncio non è arrivato: il Governo si è confrontato con una rappresentanza della deputazione ticinese alle Camere federali, ma la decisione resta sospesa. Sul tavolo ci sono due partite intrecciate e oltre 120 milioni di franchi l’anno.
Che cos’è la «tassa sulla salute»
La misura, decisa dal Governo italiano, prevede un contributo obbligatorio fra il 3% e il 6% del reddito netto percepito in Svizzera, destinato a finanziare il servizio sanitario della regione italiana di residenza. Colpisce i «vecchi» frontalieri, cioè chi già lavorava in Ticino, nei Grigioni o in Vallese prima del 17 luglio 2023, data di entrata in vigore del nuovo accordo fiscale fra Italia e Svizzera. La Lombardia punta ad applicarla a partire da settembre.
Per il Cantone Ticino non si tratta di un semplice contributo. Una perizia giuridica commissionata dal Governo conclude che la tassa è a tutti gli effetti un’imposta e configura quindi una doppia imposizione, in violazione degli accordi internazionali: i vecchi frontalieri, infatti, pagano già le imposte in Svizzera.
Che cosa sono i ristorni (e quanto valgono)
I ristorni nascono dall’accordo italo-svizzero del 1974. Per i vecchi frontalieri vige un regime particolare: il salario è tassato solo in Svizzera, e una quota del gettito — in origine il 40%, oggi attorno al 38.5% — viene retrocessa ogni anno ai Comuni italiani di confine. Nel 2025 la Confederazione ha trasferito all’Italia circa 120 milioni di franchi, in larga parte provenienti proprio dal Ticino. Sono questi i pagamenti che Bellinzona valuta ora di congelare come leva di pressione.
Attenzione a non confondere le due categorie di lavoratori. Chi è diventato frontaliere dopo il 17 luglio 2023 rientra nel nuovo regime e subisce già la tassazione nei due Paesi: per i «nuovi» frontalieri i ristorni non sono previsti.
Perché il Ticino minaccia il blocco (e perché Berna frena)
Una maggioranza del Consiglio di Stato — lo hanno ribadito nelle ultime settimane i consiglieri Christian Vitta, Norman Gobbi e Claudio Zali — vuole bloccare i ristorni, parzialmente o totalmente. La partita, però, non si gioca solo a Bellinzona. Il Consiglio federale ha fatto capire con chiarezza che una decurtazione unilaterale «costituirebbe una violazione dell’Accordo sui frontalieri», e nei prossimi giorni la consigliera federale Karin Keller-Sutter, responsabile delle finanze, incontrerà a Roma il ministro dell’economia italiano Giancarlo Giorgetti.
Sul fronte diplomatico qualcosa si muove: Berna e Roma hanno aperto un dialogo per chiarire gli aspetti fiscali in gioco e fra le ipotesi sul tavolo c’è un rinvio dell’applicazione della tassa. Difficile che la Confederazione voglia presentarsi al tavolo romano con un accordo internazionale già fatto saltare dal Cantone.
Cosa cambia, per ora, per chi lavora in Ticino
Sul piano pratico, nell’immediato non cambia nulla sulla busta paga del frontaliere: i ristorni sono trasferimenti fra amministrazioni e non compaiono nella dichiarazione del singolo lavoratore. La tassa sulla salute, inoltre, è decisa dall’Italia, non dal Cantone, e non è ancora operativa. I punti da seguire nelle prossime settimane sono questi:
- 30 giugno: il Consiglio di Stato decide se e come bloccare i ristorni;
- l’esito dell’incontro Keller-Sutter–Giorgetti a Roma, che può aprire a un rinvio;
- settembre: la finestra in cui la Lombardia vorrebbe far partire il prelievo del 3-6%.
Chi è frontaliere farà bene a verificare in quale regime ricade — vecchio o nuovo — perché solo i vecchi frontalieri sarebbero interessati dalla tassa. Per i dettagli su franchigia, telelavoro e adempimenti resta utile la guida alla dichiarazione dei redditi dei frontalieri. Gli aggiornamenti ufficiali sulla decisione cantonale saranno pubblicati sul portale del Cantone Ticino, mentre per orientarsi fra obblighi e diritti resta valida la guida completa ai frontalieri.
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