FFS Cargo, il Consiglio di Stato torna alla carica: nuovo incontro con le Ferrovie per salvare i 40 posti in Ticino

Claudio Galli

8 Agosto 2026 - 07:09

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Dopo il no delle FFS al tavolo di dialogo del 30 giugno, il Governo ticinese appoggia il comitato dei macchinisti e chiede un nuovo confronto. In gioco il ricollocamento dei 40 dipendenti toccati dalla riorganizzazione che scatta il 13 dicembre 2026 e le prospettive occupazionali di lungo periodo delle FFS nel Cantone.

Il braccio di ferro sui tagli a FFS Cargo in Ticino non è chiuso. Il Consiglio di Stato ha deciso di riportare le Ferrovie federali al tavolo delle trattative dopo che, il 30 giugno, l’azienda aveva respinto la richiesta di un confronto sui trasferimenti dei macchinisti. Lunedì la presidente del Governo Marina Carobbio Guscetti e il consigliere di Stato Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze ed economia (Dfe), hanno ricevuto i rappresentanti del comitato «No allo smantellamento di FFS Cargo», raccogliendo la richiesta di organizzare un nuovo incontro con le FFS a cui sieda anche il comitato.

La posta in gioco resta la soppressione di 40 posti annunciata a maggio, legata alla riorganizzazione del traffico a carri isolati che entrerà in vigore con il cambio d’orario del 13 dicembre 2026. Per le FFS l’operazione si è chiusa «nel pieno rispetto del contratto collettivo di lavoro (CCL) e senza licenziamenti»: ai macchinisti coinvolti è stato chiesto di scegliere, in tempi brevi, se trasferirsi nella Svizzera interna. Una lettura che il Cantone e i sindacati non condividono.

Il no del 30 giugno e la mossa del Governo

Il rifiuto delle FFS di sedersi al tavolo aveva di fatto congelato la vertenza. Per riaprirla, il comitato ha ottenuto l’appoggio esplicito del Consiglio di Stato. In un comunicato la presidente Carobbio Guscetti scrive che il Cantone darà seguito alle richieste: «Il Consiglio di Stato è preoccupato per le prospettive occupazionali dei dipendenti di FFS Cargo e chiede che le prospettate riorganizzazioni delle FFS nel nostro Cantone non vadano a discapito dell’occupazione e del mantenimento di posti di lavoro qualificati nel nostro territorio». Il Governo aveva già espresso la stessa linea a maggio, quando Vitta ricordava che «sono posti di lavoro che spariscono» e che dalle Ferrovie ci si attende un investimento nel Cantone.

La proposta del comitato: usare i pensionamenti

Sul merito, il comitato avanza una via alternativa al trasferimento forzato. Secondo il portavoce Matteo Pronzini, Cargo potrebbe gestire diversamente il ricollocamento tenendo conto del ricambio naturale del personale: italico«Nei prossimi cinque anni una quarantina di macchinisti del settore passeggeri e di FFS Cargo International andrà in pensione e, lentamente, si potrebbe fare in modo di occupare i macchinisti di FFS Cargo in questo ambito»/italico. In pratica, invece di spostare i dipendenti oltre San Gottardo, si tratterebbe di traghettarli verso le posizioni che si libereranno in Ticino. Una soluzione che eviterebbe la fuga di competenze ferroviarie dal Cantone.

Perché in Ticino pesa di più

Il nodo occupazionale è più sensibile qui che altrove. Il Cantone ha un mercato del lavoro più rigido rispetto alla media svizzera: per un dipendente FFS è oggettivamente più difficile ricollocarsi sul territorio, come confermano gli ultimi dati sulla disoccupazione cantonale, risalita al 2,8% a luglio, di poco sotto la media nazionale del 3,0%. A questo si aggiunge il valore strategico del deposito di Chiasso, il più a sud della Svizzera, e dell’indotto ferroviario del Mendrisiotto, dove la riorganizzazione dismette quattro punti di servizio a carri isolati.

Cosa succede ora

I prossimi passaggi sono due: la convocazione, da parte del Cantone, di un incontro con le FFS che includa il comitato, e il coordinamento con la Deputazione ticinese alle Camere federali per «portare una voce sola a Berna». La partita si intreccia con il messaggio sul futuro a lungo termine del traffico merci ferroviario che la Confederazione dovrà presentare, e con la scadenza del 2033, anno entro cui FFS Cargo dovrà reggersi senza aiuti federali.

Per i lavoratori direttamente interessati, il primo punto di riferimento resta il mercato del lavoro ticinese attraverso gli uffici regionali di collocamento (URC) e le casse di disoccupazione cantonali. Sul fronte politico, saranno le prossime sedute del Gran Consiglio e l’esito del nuovo tavolo con le FFS a dire se la richiesta del Cantone troverà ascolto.

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