La nuova fase del progetto «G-enesis» tocca 200 collaboratori in tutta la Svizzera, di cui 40 in Ticino, con prepensionamenti e ricollocamenti soprattutto interni. Stabio, Balerna, Mendrisio e Maroggia-Melano perdono il servizio a carri isolati. Il direttore del Dfe Christian Vitta avverte: «Sono posti di lavoro che spariscono, le FFS investano in Ticino».
Il 19 maggio 2026, in conferenza stampa a Bellinzona, la direttrice di FFS Regione Sud Roberta Cattaneo ha confermato quello che si temeva da settimane: una nuova tornata di tagli per FFS Cargo a sud delle Alpi. Quaranta posti di lavoro ticinesi vengono toccati dalla riorganizzazione del traffico a carri isolati (TCI), che entrerà in vigore con il cambio d’orario del 13 dicembre 2026. Non si tratta di licenziamenti — il Ticino è esplicitamente esentato — ma di ricollocamenti interni a FFS Cargo Ticino, prepensionamenti e passaggi alla società affiliata TiLo o ad altre divisioni FFS. È il secondo colpo in due anni: nel 2025 erano già stati eliminati quaranta posti con la rinuncia ai terminal di Cadenazzo e Lugano-Vedeggio e dell’autostrada viaggiante.
A livello nazionale la 6ª fase del progetto «G-enesis» riguarda circa 200 collaboratori, distribuiti tra Svizzera tedesca (130), Ticino (40) e Svizzera romanda (30). Il piano serve a contenere il deficit strutturale di FFS Cargo, che dal 2033 dovrà essere completamente autosufficiente, quando termineranno gli aiuti della Confederazione.
Quattro punti chiusi nel Mendrisiotto
Il Mendrisiotto è la zona più colpita. Quattro punti di servizio a carri isolati vengono dismessi:
- Stabio Cargo
- Balerna
- Mendrisio
- Maroggia-Melano
«In queste quattro sedi nel 2025 sono stati trasbordati solo circa cento carri carichi — ha spiegato Cattaneo —. Si tratta di volumi che non possono essere redditizi nel traffico a carri isolati.» A livello nazionale circa 50 dei 280 punti TCI esistenti non saranno più utilizzati per i carri isolati ma continueranno a servire, su richiesta dei clienti, nel traffico a treni completi. FFS Cargo stima di mantenere comunque volumi pari al 98% di quelli attuali, grazie a un maggior tasso di occupazione dei convogli.
Cosa succede ai 40 lavoratori ticinesi
I 40 collaboratori toccati non sono solo macchinisti: ci sono anche figure tecniche e amministrative. Le opzioni proposte sono quattro:
- un altro luogo di lavoro presso FFS Cargo Svizzera (anche fuori Cantone, su richiesta del collaboratore)
- un ruolo diverso all’interno del Gruppo FFS, in una società affiliata (per esempio TiLo) o presso una ferrovia partner
- un riorientamento professionale accompagnato all’interno delle FFS
- il prepensionamento per il personale più anziano
«Oltre la metà delle 40 persone toccate resterà in ogni caso all’interno di FFS Cargo in Ticino — ha precisato Cattaneo — e per tutte si troverà una soluzione nel nostro cantone, a meno che sia lo stesso collaboratore a chiedere di fare un’esperienza in un’altra regione.» Le tutele economiche previste dal contratto collettivo di lavoro (CCL) si applicano integralmente.
Il caso Chiasso: chiude solo una parte del deposito
Da mesi nella cittadina di confine si temeva la chiusura totale del deposito FFS Cargo, il più a sud della Svizzera. Lo scenario peggiore è stato scongiurato. A Chiasso resterà il personale di manovra, mentre sarà spostato altrove il personale di locomotiva. Le opzioni per chi non potrà restare in loco sono prepensionamenti, trasferimenti alla sede FFS di Bellinzona o passaggio a TiLo.
Il governo cantonale: «Posti di lavoro che spariscono»
Il Consiglio di Stato ha incontrato il comitato «No allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino» nelle stesse ore dell’annuncio. Il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta non ha nascosto la preoccupazione: «Sono posti di lavoro che spariscono. Le FFS hanno 30’000 collaboratori e ci aspettiamo che si investa in Ticino. Anche perché ci sono ambiti del settore ferroviario con buone prospettive di sviluppo. Il nostro territorio ha sacrificato molto nel corso della sua storia per la ferrovia, e questo non va dimenticato».
Il governo cantonale incontrerà ora la deputazione ticinese alle Camere federali «per allargare il fronte e portare una voce sola a Berna». Vitta ricorda che il Cantone Ticino ha un mercato del lavoro più rigido rispetto al resto della Svizzera: per un collaboratore FFS è oggettivamente più difficile trovare un altro impiego qui che in altre regioni del Paese — come confermano gli ultimi dati sulla disoccupazione cantonale al 2,8%, di poco sotto la media svizzera (3,0%).
I sindacati: «Un’altra batosta sul settore Cargo»
Reazioni durissime dai sindacati. Il SEV (Sindacato del personale dei trasporti), per voce del segretario sindacale Philipp Hadorn, si dice «costernato e irritato». «Nonostante tutti i nostri avvertimenti, FFS Cargo prosegue con la sua ristrutturazione totale, rischiando di compromettere il proprio futuro e il successo della politica di trasferimento del traffico merci. Questo contraddice la volontà del Parlamento che, con il pacchetto di misure da 260 milioni di franchi per il TCCI, voleva garantire il trasferimento del traffico merci dalla strada alla ferrovia.»
Anche transfair, per voce della presidente e consigliera nazionale Greta Gysin, chiede garanzie d’impiego complete: «Ogni persona interessata deve ottenere un posto di lavoro adeguato all’interno del Gruppo FFS, tramite trasferimenti interni o il passaggio a un’altra divisione. Anche chi lavora per le FFS da meno di quattro anni deve ricevere un’offerta concreta». Il sindacato chiede inoltre indennità per lunghi tragitti casa-lavoro, supplementi salariali in caso di passaggio a società con salari più bassi (per esempio TiLo), corsi di formazione finanziati e contributi alla cassa pensioni in caso di cambio penalizzante.
Cosa significa per il Ticino
La portata economica del taglio va oltre i 40 posti. Sono in gioco:
- il futuro del deposito di Chiasso, snodo storico del transito merci nord-sud
- la tenuta dell’indotto del Mendrisiotto (officine, terzisti, logistica) attorno ai quattro punti chiusi
- il rischio di un nuovo travaso modale gomma-rotaia sulle direttrici Sud Alpi, in controtendenza rispetto agli obiettivi federali di trasferimento delle merci sulla ferrovia
- l’effetto sui collegamenti merci attraverso la galleria del San Gottardo, appena tornati a pieno regime dopo i lavori del 2023
I numeri sono importanti anche in prospettiva di lungo periodo: nel 2025 la Confederazione ha messo sul tavolo circa mezzo miliardo di franchi per il futuro di FFS Cargo, fra sovvenzioni dirette e bonus per i clienti. I clienti hanno accettato un aumento delle tariffe e sottoscritto contratti decennali per dare stabilità all’azienda. La domanda che si fa la politica cantonale, oggi, è se questi mezzi pubblici stiano davvero servendo a difendere la rete o solo a coprirne lo smontaggio.
Le cifre da tenere a mente
- 40 posti toccati in Ticino nel 2026, dopo altri 40 nel 2025
- 200 collaboratori a livello nazionale (130 CH-DE, 40 TI, 30 CH-FR)
- 4 punti TCI chiusi nel Mendrisiotto: Stabio Cargo, Balerna, Mendrisio, Maroggia-Melano
- 13 dicembre 2026: entrata in vigore della nuova rete
- 2033: anno in cui FFS Cargo dovrà essere autosufficiente
- 260 milioni CHF: pacchetto federale per il traffico a carri completi isolati 2026-2029
- 30’000: dipendenti totali del Gruppo FFS
Per i lavoratori interessati, il primo punto di contatto resta il mercato del lavoro ticinese attraverso gli uffici regionali di collocamento (URC) e le casse di disoccupazione cantonali. Per il quadro più ampio, le prossime sedute del Gran Consiglio e l’incontro con la deputazione ticinese a Berna diranno se la voce del Cantone troverà ascolto in vista del messaggio FFS Cargo che la Confederazione presenterà sul futuro a lungo termine del traffico merci ferroviario.
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