Uffici affittati durante la pandemia e mai davvero usati, auto di servizio ferme, buste paga ancora su carta: la campagna «Basta sprechi!» punta il dito su procedure che pesano sui conti del Cantone e, di riflesso, sul contribuente
BELLINZONA - L’UDC Ticino ha depositato il 21 settembre cinque interpellanze al Consiglio di Stato, raccolte sotto lo slogan «Basta sprechi!». Il partito sostiene che procedure complesse, doppioni amministrativi e un utilizzo inefficiente di materiali e infrastrutture costino ogni anno all’Amministrazione cantonale decine di milioni di franchi, e chiede al Governo di quantificare il problema punto per punto.
I cinque punti sotto la lente
Gli atti parlamentari toccano altrettanti fronti dell’apparato pubblico:
- spazi amministrativi inutilizzati o semi-inutilizzati, alcuni affittati e arredati durante la pandemia;
- il parco veicoli cantonale, di cui si chiede il tasso reale di utilizzo e la possibilità di una gestione centralizzata;
- le buste paga ancora inviate su carta ad alcune categorie di dipendenti cantonali e le indennità dei membri del Gran Consiglio;
- le pratiche assicurative dei lavoratori indipendenti, ancora legate a moduli cartacei, posta e telefono invece della piattaforma digitale AVSeasy già in uso in altri Cantoni;
- la sostituzione dell’arma di servizio della Polizia Giudiziaria con la Glock 43X Rail, di cui l’UDC chiede il costo complessivo (armi, accessori, munizioni, formazione).
Perché la questione riguarda il portafoglio dei ticinesi
Il ragionamento del partito è diretto: ogni franco speso in procedure ridondanti o in beni sottoutilizzati è un franco che, in teoria, potrebbe alleggerire il carico fiscale di famiglie e imprese, oppure essere reinvestito nei servizi alla popolazione. L’UDC precisa di non puntare a tagli lineari su personale o prestazioni, né a nuovi aggravi fiscali, ma a un uso più mirato delle risorse già disponibili. Resta da vedere quanto il Consiglio di Stato riprenderà nelle risposte scritte, attese nelle prossime settimane secondo la prassi parlamentare cantonale.
Il nodo dei circa 30’000 lavoratori indipendenti
Uno dei cinque atti riguarda da vicino chi lavora in proprio in Ticino: circa 30’000 persone, secondo le cifre citate dall’UDC, devono ancora gestire alcune pratiche con le casse di compensazione tramite moduli cartacei, mentre altri Cantoni permettono di farlo online con AVSeasy. Per chi sta valutando di mettersi in proprio o gestisce già una propria attività, la burocrazia resta quindi un costo di tempo, oltre che di denaro.
Parallelamente ai cinque atti parlamentari, l’UDC ha aperto sul proprio sito una pagina dedicata alle segnalazioni di cittadini, professionisti e dipendenti pubblici su inefficienze ricorrenti, assicurando la massima riservatezza sui casi individuali. Il tema si inserisce in un dibattito cantonale più ampio sul contenimento della spesa pubblica, parallelo a quello sulla riforma della legge tributaria in discussione in Ticino.
Chi ha segnalazioni da fare può passare dal modulo online dell’UDC Ticino; chi invece vuole seguire l’iter degli atti parlamentari può consultare gli ordini del giorno del Gran Consiglio pubblicati sul sito del Cantone, dove nelle prossime settimane compariranno le risposte del Governo ai cinque quesiti.
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