Il Consiglio federale ribadisce che bloccare i ristorni violerebbe l’accordo con l’Italia, smentendo di fatto la linea del Consiglio di Stato ticinese. In ballo oltre 100 milioni di franchi l’anno e la posizione di decine di migliaia di "vecchi" frontalieri: ecco cosa significa davvero per chi lavora in Ticino.
Sul dossier più sensibile dell’economia di confine, Berna e Bellinzona la pensano in modo opposto. In una risposta scritta del 15 giugno 2026 a un’interrogazione del consigliere nazionale Piero Marchesi (UDC/TI), il Consiglio federale ha ribadito che un blocco o una deduzione parziale dei ristorni versati all’Italia, come misura di ritorsione contro la cosiddetta "tassa sulla salute", costituirebbe a sua volta una violazione dell’Accordo sui frontalieri tra Svizzera e Italia. Una posizione che frena le intenzioni del Cantone Ticino, dove da mesi si discute proprio di sospendere quei pagamenti. Vediamo che cosa è in gioco e per chi.
Che cos’è la "tassa sulla salute" italiana
Si tratta di un contributo sanitario che l’Italia ha previsto con la legge di bilancio 213/2024 e che riguarda esclusivamente i cosiddetti "vecchi frontalieri", cioè chi era già occupato in Svizzera prima dell’entrata in vigore del nuovo accordo fiscale. Il contributo è fissato tra il 3 e il 6% dello stipendio netto e serve, nelle intenzioni di Roma, a far partecipare i frontalieri al finanziamento del sistema sanitario nazionale italiano.
Per ora la tassa italian non è ancora stata applicata: resta sulla carta, ma è sufficiente a far scattare l’allarme in Ticino. Vale la pena ricordare che i frontalieri italiani sono oltre 78’000 e che la fiscalità di confine è regolata da un impianto delicato, frutto di anni di trattative (la guida completa ai frontalieri spiega chi sono e quali regole li riguardano).
Cosa sono i ristorni e quanti soldi valgono
I ristorni sono il cuore finanziario della questione. In base all’accordo del 1974, la Svizzera trattiene alla fonte le imposte dei frontalieri e ne restituisce una quota ai Comuni italiani di confine. Nel 2025 la Confederazione ha versato all’Italia circa 120 milioni di franchi, in larga parte provenienti proprio dal Ticino: per il solo Cantone si parla di oltre 100 milioni di franchi l’anno destinati alla Lombardia.
Il nuovo accordo fiscale sui frontalieri ha cambiato le regole per chi è entrato nel mercato del lavoro più di recente, ma per i "vecchi" frontalieri il meccanismo del 40% resta in vigore in forma transitoria fino al 2033. È su questa massa di denaro che il Ticino vorrebbe fare leva.
La logica del Cantone è la seguente:
- il ristorno si giustifica perché l’Italia italian non tassa i suoi frontalieri occupati in Ticino;
- se Roma introduce un prelievo come la tassa sulla salute, viene meno uno dei presupposti dell’accordo;
- di conseguenza, secondo Bellinzona, i ristorni potrebbero essere sospesi o ridotti.
Perché Berna e Bellinzona non sono d’accordo
Qui sta il nodo politico-giuridico. Una perizia commissionata dal Consiglio di Stato ticinese qualifica il contributo sanitario italiano come un’imposta, e quindi come una misura contraria agli accordi vigenti: una lettura che aprirebbe la porta al blocco dei ristorni.
Il Consiglio federale, però, segue la linea opposta. Sulla base di un’analisi della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) e di una perizia esterna, Berna considera il contributo una tassa vincolata a uno scopo specifico, e come tale conforme sia alla Convenzione contro le doppie imposizioni sia all’Accordo sui frontalieri. La stessa risposta era già stata data a un’interrogazione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega/TI). E soprattutto: qualsiasi misura unilaterale svizzera, blocco dei ristorni compreso, sarebbe per il Governo federale una violazione dell’intesa con Roma. Sono in corso colloqui sia con il Cantone sia con l’Italia.
Cosa cambia ora per chi lavora in Ticino
Nell’immediato, nulla: la tassa sulla salute non è ancora operativa e i ristorni continuano a essere versati. Ma il frontaliere ha interesse a seguire da vicino l’evoluzione, perché un eventuale braccio di ferro tra Roma e Berna potrebbe tradursi in nuovi prelievi sul netto in busta paga oppure in tensioni sull’intero impianto fiscale di confine, dalla distinzione tra vecchi e nuovi frontalieri fino agli obblighi dichiarativi.
Per chi vuole capire come la propria posizione viene tassata oggi, resta utile la guida alla dichiarazione dei redditi 2026 per i frontalieri Italia-Ticino. Sul fronte istituzionale, gli aggiornamenti ufficiali arriveranno dal Cantone Ticino e dal Consiglio federale, che hanno annunciato nuovi passaggi nelle prossime settimane.
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