Strategy apre per la prima volta alla vendita di Bitcoin: il colosso di Saylor può cedere fino a 1,25 miliardi di dollari in BTC

Claudio Galli

30 Giugno 2026 - 13:18

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Il più grande detentore corporate al mondo adotta un «Digital Credit Capital Framework» che autorizza la monetizzazione del tesoro in criptovaluta. Cosa cambia, perché pesa sul prezzo sceso sotto i 60’000 dollari e cosa guardare per chi detiene cripto in Svizzera.

Strategy apre per la prima volta alla vendita di Bitcoin: il colosso di Saylor può cedere fino a 1,25 miliardi di dollari in BTC

Per la prima volta dal 2020, Strategy — la società di software statunitense (ex MicroStrategy) diventata il più grande tesoriere corporate di criptovaluta al mondo, guidata da Michael Saylor — si è autorizzata a vendere parte delle proprie riserve di Bitcoin. L’annuncio, arrivato lunedì 29 giugno, mette nero su bianco la possibilità di cedere BTC fino a 1,25 miliardi di dollari per rafforzare la riserva in dollari del gruppo.

È un cambio di paradigma. Per anni la dottrina di Saylor è stata quella dell’accumulo perpetuo — comprare e non vendere mai. Con il nuovo Digital Credit Capital Framework la società tratta ora il Bitcoin come una risorsa di capitale flessibile, da monetizzare quando conviene, e non più come un blocco intoccabile.

Cosa prevede esattamente il piano

Il documento depositato non fissa un tetto complessivo alle vendite, ma autorizza la cessione di Bitcoin per scopi precisi:

  • fino a 1,25 miliardi di dollari di BTC per costituire la «USD Reserve», la riserva in dollari che serve a pagare i dividendi e gli interessi sulle azioni privilegiate del gruppo;
  • fino a 2 miliardi di dollari di riacquisti (buyback), suddivisi tra 1 miliardo di Digital Credit Securities e 1 miliardo di azioni ordinarie di classe A;
  • l’aumento del dividendo sulle privilegiate STRC al 12%, dall’11,5% precedente, con effetto dalle scadenze a partire dal 1° luglio.

Per dare la misura: Strategy detiene oggi 847’363 BTC. Raccogliere l’intero 1,25 miliardi richiederebbe la vendita di circa 20’800 bitcoin ai prezzi attuali, pari a poco più del 2,5% delle riserve. La società ha precisato di italiconon/italico essere obbligata a vendere: la facoltà scatta solo quando il management ritiene la cessione di BTC più vantaggiosa rispetto all’emissione di nuove azioni.

Perché il mercato si è innervosito

Il titolo Strategy (MSTR) ha guadagnato il 3% sull’annuncio, interrompendo nove sedute consecutive in rosso. Ma il messaggio per il mercato cripto è meno rassicurante: se anche il detentore-simbolo, quello delle «mani di diamante», si dota di un meccanismo per vendere, viene meno una delle narrazioni su cui poggiava il sostegno strutturale al prezzo. Non a caso il 30 giugno Bitcoin resta sotto i 60’000 dollari e gli altri grandi asset — Ether, Solana, Dogecoin — scivolano, complice anche lo yen ai minimi da 40 anni sul dollaro. Il movimento si inserisce in una fase già debole, segnata nelle settimane scorse dai deflussi dai fondi quotati e da un sentiment in raffreddamento.

L’angolo svizzero: il rischio concentrazione

Per chi in Svizzera detiene cripto — direttamente o tramite i prodotti di operatori regolati come Sygnum, AMINA Bank o Bitcoin Suisse — la notizia conta soprattutto per il tema della concentrazione. Una manciata di società-tesoreria controlla una quota crescente dell’offerta circolante: finché comprano sostengono il prezzo, ma il giorno in cui passano dal lato dei venditori l’effetto può amplificarsi. È esattamente il rischio di cui la FINMA — l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari — ha messo in guardia nelle sue linee guida sulla custodia di gennaio 2026, ricordando che l’esposizione cripto resta strutturalmente volatile.

La fiscalità, almeno, gioca a favore di chi vive in Confederazione: per il privato che detiene Bitcoin come patrimonio personale, gli eventuali guadagni in conto capitale sono di norma esenti, mentre il valore di mercato concorre all’imposta sulla sostanza cantonale. Una differenza sostanziale rispetto a molti Paesi vicini.

Le 3 cose da sapere

  • Cambio di dottrina: per la prima volta Strategy può vendere BTC, fino a 1,25 miliardi di dollari, per finanziare riserva in dollari, dividendi e buyback.
  • Quota limitata: la cessione massima dichiarata vale circa il 2,5% delle riserve (847’363 BTC), e non è obbligatoria.
  • Effetto mercato: con il prezzo già sotto i 60’000 dollari, l’idea che il più grande tesoriere possa diventare venditore pesa sul sentiment dell’intero comparto.

Per capire come funziona davvero la tecnologia sottostante resta utile la nostra guida su cos’è la blockchain, mentre per il quadro degli operatori elvetici e dell’ecosistema di Zugo rimandiamo al punto fatto in occasione della Crypto Valley Conference.

italicoLe quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce un consiglio di investimento./italico

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