L’Ufficio cantonale di statistica fotografa un Cantone che ha chiuso il 2025 meglio delle attese, ma su fondamenta più fragili di quanto dicano i dati aggregati: lavoro, export, edilizia, consumi e turismo viaggiano a velocità diverse. Ecco cosa cambia per chi lavora, assume o vende in Ticino.
L’economia del Cantone Ticino ha tenuto nel 2025 meglio di quanto si prevedesse, ma la tenuta poggia su basi meno solide di quanto suggeriscano le cifre complessive. È la conclusione dell’analisi congiunturale dell’Ustat, l’Ufficio di statistica del Cantone, elaborata insieme alle Camere di commercio dei territori italiani di confine e ripresa il 13 agosto dal Corriere del Ticino.
Il numero di sintesi è un PIL cantonale in crescita dell’1.6% (stime CREA-UNIL). Ma quasi tutto l’incremento si concentra nel primo trimestre, gonfiato dall’anticipazione delle esportazioni verso gli Stati Uniti prima dell’entrata in vigore dei dazi dell’amministrazione Trump. Nei mesi centrali la crescita si è raffreddata, con un recupero solo parziale a fine anno. Sul piano nazionale, le previsioni di giugno della Segreteria di Stato dell’economia (Seco) indicano per il 2026 una crescita dello 0.9%, con una forbice fra 0.6% e 1.1% a seconda dell’evoluzione della crisi mediorientale.
Export: l’effetto dazi si è già rovesciato
Il commercio estero racconta meglio di tutto l’inversione. Dopo un primo trimestre 2025 in balzo del 4.4%, trainato da Stati Uniti e farmaceutico, la tendenza si è capovolta dal secondo trimestre (-9.8%) e il deterioramento è proseguito fino al primo trimestre 2026 (-9.2%). I prodotti farmaceutici, circa un quinto dell’export cantonale, restano fra le poche voci in crescita (+1.3%) insieme ad apparecchiature elettriche e alimentari, a fronte di flessioni diffuse dai metalli ai prodotti chimici. Quanto ai mercati di sbocco:
- Italia: resta il primo mercato dell’export ticinese, ma in contrazione del 9.3%;
- Stati Uniti: passati da +25.5% a inizio anno a -26.0% in chiusura.
Lavoro: disoccupazione ILO al 7.6% e personale introvabile
Il mercato del lavoro ticinese ha seguito la stessa curva del PIL. A inizio 2025 gli occupati crescevano del 3.1% su base annua, sostenuti interamente dai residenti, mentre i frontalieri mostravano i primi rallentamenti legati anche al nuovo regime fiscale sul frontalierato. Dal terzo trimestre l’occupazione complessiva si è contratta, per poi tornare a crescere a inizio 2026. Nello stesso periodo, però, è salita anche la disoccupazione, al 7.6% secondo la definizione ILO — misura più ampia di quella amministrativa usata dalla Seco per il tasso mensile. Il dato convive con una difficoltà crescente a reperire personale qualificato, segnalata dal 21.2% delle imprese: dietro questo «mismatch», rileva l’Ustat, ci sono l’invecchiamento demografico e un disallineamento fra competenze richieste e offerte. Anche il vantaggio storico del bacino frontaliero appare sotto pressione, come già emerso dalle analisi sul nuovo regime fiscale dei frontalieri.
Edilizia e consumi: due velocità
Le costruzioni si muovono in ordine sparso. Il residenziale dà segnali di ripresa, con le domande di costruzione rimbalzate del 30.2% nel quarto trimestre 2025, sostenute dai bassi tassi ipotecari e dagli incentivi energetici; il genio civile invece arranca, con oltre il 60% delle imprese frenate da una domanda insufficiente. Rispetto al resto della Confederazione, dove entrambi i comparti restano solidi, il Ticino appare più esposto. Sulla manodopera edile la scarsità preoccupa il 40-50% delle imprese a livello svizzero contro il 10-20% in Ticino, proprio grazie al frontalierato: un vantaggio però in erosione, soprattutto per capi cantiere e assistenti tecnici.
Il commercio al dettaglio resta il comparto più in difficoltà, con affari in territorio leggermente negativo per tutto il 2025 contro un quadro svizzero attorno allo zero, e un indice di fiducia dei consumatori della Seco rimasto sotto i -30 punti per l’intero anno. Pesano la concorrenza degli acquisti online e oltre frontiera, che comprimono i margini e ridisegnano la stagionalità delle vendite: un cambiamento strutturale, non congiunturale.
Turismo: il comparto che tiene (ma non per tutti)
Il turismo ha chiuso il 2025 con una crescita robusta dei pernottamenti (+3.2%), estesa all’alberghiero e al paralberghiero, e ha aperto bene anche il 2026 (+7.4% nei primi cinque mesi). La crescita però non si distribuisce in modo uniforme: gli albergatori giudicano positivamente la propria situazione quasi tutto il periodo, con un peggioramento a inizio 2026 che segnala pressione sui ricavi più che sui volumi. La ristorazione, al contrario, resta con la cifra d’affari costantemente negativa, perché dipende in larga misura dai consumi dei residenti.
Cosa farne, in pratica
Per chi ha un’attività nel Cantone il messaggio è duplice: la domanda interna non è tornata e i mercati di sbocco tradizionali — Italia in testa — si stanno contraendo, mentre il bacino frontaliero pesa meno di un tempo nel contenere i costi del personale. Chi assume metta in conto tempi più lunghi sui profili qualificati; chi vende al dettaglio si misuri con una concorrenza transfrontaliera che non è più stagionale.
I dati completi sono nel monitoraggio congiunturale dell’Ustat, aggiornato periodicamente dall’Ufficio di statistica del Cantone. Per le rilevazioni precedenti sull’andamento del PIL cantonale rimandiamo alla nostra analisi del monitoraggio congiunturale ticinese.
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