Disoccupazione dei frontalieri, l’allarme della SECO: la riforma UE costa fino a 900 milioni di CHF l’anno alla Svizzera, Ticino in prima linea

Claudio Galli

8 Maggio 2026 - 07:10

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La Segreteria di Stato dell’economia mette in fila i numeri della revisione europea del regolamento 883/2004: sarebbe la Confederazione a versare le indennità ai frontalieri al posto degli Stati di residenza. Ecco cosa cambia, quanto costa e perché il Ticino, con quasi 78’500 frontalieri, è il Cantone più esposto.

Disoccupazione dei frontalieri, l'allarme della SECO: la riforma UE costa fino a 900 milioni di CHF l'anno alla Svizzera, Ticino in prima linea

La cifra è uscita ieri sera, giovedì 7 maggio, dal sito della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ed è di quelle che pesano sul bilancio della Confederazione: tra 600 e 900 milioni di franchi all’anno, in più, se la riforma europea della disoccupazione dei frontalieri verrà approvata e poi recepita anche in Svizzera. Per il Ticino, che ospita la più grande comunità di lavoratori frontalieri della Confederazione (poco meno di 78’500 unità nel primo trimestre 2026), è il dossier economico-istituzionale del momento.

Cosa prevede la riforma del regolamento 883/2004

Oggi le regole sono chiare: se un frontaliere perde il lavoro, l’indennità di disoccupazione gliela paga il Paese in cui risiede (l’Italia, nella stragrande maggioranza dei casi ticinesi), mentre il Paese dove ha lavorato (la Svizzera) rimborsa allo Stato di residenza fino a un massimo di cinque mesi di prestazioni, calcolate alle aliquote vigenti nel Paese di residenza.

La revisione del regolamento 883/2004 proposta a Bruxelles ribalta questo schema: a versare l’indennità sarebbe direttamente lo Stato dell’ultimo impiego. Tradotto, sarebbe la cassa AD svizzera (e quindi i contributi di datori di lavoro e dipendenti in Svizzera) a coprire l’intera disoccupazione dei frontalieri italiani, francesi e austriaci. Il sistema dei rimborsi a tetto, finora favorevole a Berna, sparirebbe.

283 milioni di rimborsi nel 2025: ecco quanto pesa oggi e quanto peserebbe domani

I numeri attuali aiutano a capire l’asimmetria. Lo scorso anno la Svizzera ha rimborsato agli Stati confinanti UE 283,3 milioni di CHF: 222,6 alla Francia, 29,3 alla Germania, 21,1 all’Italia e 6,4 all’Austria (cifre SECO). Sul fronte opposto, l’AD svizzera ha incassato circa 600 milioni di franchi di contributi dai frontalieri, chiudendo con un’eccedenza superiore ai 300 milioni.

Con la riforma quel saldo positivo scomparirebbe, e la SECO stima un onere aggiuntivo compreso fra 600 e 900 milioni di CHF all’anno. Sono cifre che la stessa Segreteria definisce "molto approssimative", perché Berna dispone solo dei dati relativi ai propri rimborsi e non a quelli che gli altri Stati membri si scambiano fra loro: l’impatto reale potrà essere quantificato solo a riforma approvata in via definitiva dall’UE.

Perché il Ticino è il Cantone più esposto

Il Cantone Ticino conta 78’562 frontalieri nel primo trimestre 2026 secondo i dati della Confederazione, in leggero calo (-0,5% su base annua) ma sempre la fetta più rilevante della massa frontaliera che gravita su tutta la Svizzera. La quasi totalità arriva dalle province italiane di confine: Como, Varese e Lecco. Significa che la quota italiana dei rimborsi attuali (i 21 milioni di franchi versati nel 2025) è in larga parte conto del Ticino, e che lo sarebbe ancora di più la nuova spesa diretta in caso di recepimento della riforma.

Per il deputato ticinese Lorenzo Quadri, che ha commentato a caldo il dossier, "è un’altra batosta per il Ticino". Sul versante imprenditoriale, la Camera di commercio Cc-Ti aveva già segnalato nelle scorse settimane il calo dei frontalieri (-0,2% sul trimestre) come effetto di una ripresa lombarda e di un rallentamento dell’economia ticinese, anche per le difficoltà del mercato tedesco.

I prossimi passi: cosa devono fare lavoratori e imprese ticinesi

Per ora, l’iter è solo all’inizio. La riforma deve essere approvata in via definitiva dall’Unione europea; solo dopo Bruxelles dovrà inserirla nell’agenda del Comitato misto Svizzera-UE per l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC). Il recepimento da parte della Confederazione richiederebbe l’assenso esplicito di Berna: nessun automatismo.

Cosa monitorare nelle prossime settimane:

  • il calendario del Comitato misto ALC (le riunioni sono semestrali);
  • la posizione del Consiglio federale, che dovrà decidere se e a quali condizioni accettare la riforma;
  • l’eventuale revisione delle aliquote contributive AD per datori di lavoro e dipendenti, oggi pari al 2,2% sui salari fino a 148’200 CHF.

Per chi assume frontalieri, è il momento di rivedere la pianificazione del costo del lavoro a medio termine. Per chi lavora come frontaliere in Ticino, niente cambia ora: il diritto all’indennità di disoccupazione resta regolato dal sistema attuale e dalla legge di ratifica italiana 83/2023, con i tempi e le aliquote noti. La partita vera si gioca a Bruxelles e a Berna nei prossimi mesi.

Per approfondire l’inquadramento fiscale del frontaliere dopo l’accordo Italia-Svizzera, restano utili la nostra scheda sul nuovo accordo fiscale frontalieri e i dati aggiornati sull’andamento della disoccupazione in Svizzera.

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