Il rapporto presentato oggi a Berna dal Segretario generale Mathias Cormann fotografa un’economia resiliente ma sotto pressione: ecco cosa rischia di cambiare per pensioni, cassa malati e conti pubblici nei prossimi due anni
Il verdetto arriva oggi pomeriggio direttamente dalla Casa federale di Berna: l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) promuove la Svizzera per la sua capacità di assorbire gli shock economici degli ultimi anni, ma allega un lungo elenco di compiti a casa. Il nuovo rapporto economico, presentato dal Segretario generale dell’OCSE Mathias Cormann insieme alla Segretaria di Stato dell’economia Hélène Budliger Artieda, conferma che il Prodotto interno lordo elvetico crescerà dell’1,1% nel 2026 (dopo l’1,3% del 2025, comunque sotto la media decennale dell’1,8%) per poi accelerare all’1,5% nel 2027. Un quadro di **crescita moderata ma non fragile**, sostenuto quasi interamente dalla domanda interna, mentre l’export continua a scontare dazi e incertezza geopolitica.
Quanto vale la resilienza svizzera, e dove si rompe
La Svizzera resta fra i Paesi OCSE con il PIL pro capite più alto, grazie a un’economia aperta, manodopera qualificata e politiche macroeconomiche prudenti — gli stessi ingredienti che negli ultimi anni hanno permesso al Paese di attraversare crisi energetiche e tensioni commerciali senza scossoni paragonabili a quelli di Germania o Italia. Il rovescio della medaglia riguarda proprio i settori più esposti all’estero: **l’industria di esportazione ticinese**, già alle prese con un franco strutturalmente forte e con i dazi USA, rientra esattamente nella categoria che l’OCSE definisce «condizioni che resteranno impegnative» almeno fino al 2027, quando la domanda mondiale dovrebbe tornare a rafforzarsi.
Perché l’OCSE chiede riforme "ambiziose" su pensioni e sanità
La parte più delicata del rapporto non riguarda la crescita, ma i conti pubblici. L’OCSE avverte che, per rispettare il freno all’indebitamento, la Confederazione dovrà varare riduzioni di spesa già dal 2027 — e raccomanda di integrarle in revisioni periodiche di bilancio, così da non colpire proprio gli investimenti che sostengono la crescita. Due i capitoli su cui l’organizzazione parigina insiste di più. Il primo è la sanità: secondo l’OCSE c’è margine per aumentare l’efficienza della spesa **promuovendo ulteriormente i modelli di assicurazione alternativi** (medico di famiglia, Telmed, HMO) e riducendo l’eccesso di prestazioni attraverso un accesso più regolamentato agli specialisti — la stessa logica che oggi permette a chi cambia cassa malati di ottenere sconti reali senza perdere qualità di cura. Il secondo capitolo è la previdenza per la vecchiaia: l’OCSE parla esplicitamente di «riforme pensionistiche ambiziose» necessarie per garantire la sostenibilità di lungo periodo del debito pubblico, in un momento in cui la Confederazione si appresta comunque a versare da dicembre 2026 la prima tredicesima AVS e a finanziare parte del pacchetto AVS-armée con l’aumento dell’IVA già approvato dal Parlamento — un contesto in cui i margini di manovra su nuove entrate si restringono, come emerso anche dal dibattito su IVA al 9,1% per pagare AVS e armée.
Cosa puoi fare tu, oggi, con queste indicazioni
Il rapporto OCSE non cambia nulla nell’immediato — non è una legge, ma un documento di raccomandazione che orienterà il dibattito parlamentare dei prossimi mesi. Tuttavia anticipa in modo abbastanza chiaro la direzione in cui si muoveranno le riforme:
- Se sei ancora su un modello di cassa malati "libera scelta del medico", verifica quanto risparmieresti passando a un modello alternativo (medico di famiglia, Telmed o HMO): è esattamente la leva che l’OCSE vuole rafforzare, e probabilmente diventerà ancora più conveniente nei prossimi anni di riforma.
- Se conti solo sull’AVS e sul 2° pilastro per la pensione, il monito dell’OCSE sulla "sostenibilità di lungo periodo" è un motivo in più per non rimandare i versamenti al pilastro 3a, anche sfruttando la possibilità di riscatti retroattivi introdotta di recente.
- Se lavori in un settore export-oriented (industria, meccanica di precisione, orologeria di fascia media), tieni d’occhio le previsioni congiunturali della SECO attese il 17 settembre: confermeranno o correggeranno il quadro OCSE proprio sul fronte più fragile, quello della domanda estera.
- Se segui il dibattito sul preventivo federale, aspettati che i tagli di spesa 2027 diventino un tema concreto in Parlamento entro fine anno, con possibili ricadute su sussidi e trasferimenti ai Cantoni.
L’OCSE non fissa scadenze vincolanti, ma la sua funzione è proprio quella di anticipare — con un anno o due di anticipo — le pressioni che poi si materializzano nei dibattiti di Berna. Chi aspetta la riforma per adeguarsi rischia di partire in ritardo; chi la anticipa, cambiando cassa malati o rafforzando il terzo pilastro, si limita a fare oggi ciò che comunque converrà fare domani.
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