Il Consiglio degli Stati ha approvato lunedì il trattato di libero scambio con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, stanziando 517 milioni di franchi in sei anni per proteggere l’agricoltura svizzera. Il testo torna ora al Consiglio nazionale, che a giugno lo aveva respinto: ecco cosa significa per i produttori e le imprese d’esportazione della Svizzera italiana.
Il Consiglio degli Stati ha detto sì, il 14 settembre, all’accordo di libero scambio tra gli Stati dell’Efta (l’Associazione europea di libero scambio, di cui la Confederazione fa parte insieme a Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e i quattro Paesi del Mercosur: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Il voto è stato netto, 35 a 7 con tre astensioni, ma il punto politicamente più delicato non è il sì all’accordo in sé, bensì la cifra che la Camera dei Cantoni ha deciso di mettere sul piatto per attutirne l’impatto sui contadini svizzeri: 517 milioni di franchi in sei anni, più del triplo dei 158 milioni proposti inizialmente dal Consiglio federale.
Perché il testo torna in ballo dopo il no di giugno
Il Consiglio nazionale aveva bocciato l’accordo a giugno con un margine ristretto, e ora il dossier rimbalza di nuovo alla Camera del popolo per un’ulteriore lettura. Non si tratta di un dettaglio procedurale: se il Nazionale confermerà il proprio no, l’intesa negoziata dall’Efta dopo anni di trattative rischia di saltare, con ripercussioni dirette sulle imprese svizzere orientate all’export, molte delle quali hanno sede o filiali proprio in Ticino. Il pacchetto di compensazione agricola voluto dal Consiglio degli Stati — 480 milioni in crediti d’investimento senza interessi e 37 milioni per la promozione delle esportazioni — è stato pensato per rendere il compromesso digeribile anche a chi in giugno aveva votato contro.
Cosa cambia per vino e formaggio ticinesi
Per il consumatore e per il produttore ticinese l’accordo si traduce, nel tempo, in dazi doganali più bassi su alcuni prodotti agroalimentari sudamericani, dal vino alla carne bovina. È un tema che tocca da vicino un Cantone dove la viticoltura resta un settore identitario — lo dimostra l’attenzione con cui in Ticino si segue ogni annata di Merlot — e dove il comparto lattiero-caseario segnala da tempo margini sempre più risicati per via della pressione della grande distribuzione, come ha raccontato a moneymag.ch un produttore del mercato caseario ticinese. Una maggiore concorrenza di vino e carne a basso costo dal Sudamerica, se non compensata, rischia di pesare proprio su chi lavora già con margini stretti a Sud delle Alpi.
I 517 milioni: a chi vanno e chi li contesta
La minoranza di sinistra al Consiglio degli Stati voleva un pacchetto più contenuto — 240 milioni per tre anni — ma vincolato a misure ambientali più stringenti: divieto di importare beni prodotti con lavoro forzato, e l’obbligo per il Consiglio federale di recepire le norme europee anti-deforestazione (Eudr). Entrambe le richieste sono state respinte dalla maggioranza. «Di ecodumping non può essere questione», ha replicato il relatore della maggioranza, Würth, difendendo gli standard di sostenibilità già inclusi nel testo. Di parere opposto Franziska Roth (Ps/So), secondo cui la popolazione «vuole commercio, ma vuole anche sostenibilità» — un argomento che pesa in vista di un possibile referendum, ipotesi evocata in aula anche da Tiana Angelina Moser (Plv/Zh).
Cosa succede adesso
La palla passa ora al Consiglio nazionale, che dovrà decidere se confermare il proprio no di giugno o allinearsi al compromesso degli Stati. Per le aziende d’esportazione ticinesi — già alle prese con il franco forte, come moneymag.ch ha raccontato parlando delle prospettive dell’export svizzero — l’esito di questo secondo passaggio parlamentare vale quanto l’accordo stesso: un nuovo no bloccherebbe l’accesso a un mercato di oltre 260 milioni di consumatori, un sì lo aprirebbe ma con tempi di attuazione comunque diluiti su diversi anni. Chi ha attività di import-export con l’area Mercosur farebbe bene a seguire da vicino i prossimi sviluppi in Consiglio nazionale, attesi nelle prossime settimane.
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