L’industria propone +1 punto di IVA limitato a 6-8 anni per finanziare insieme la 13ª rendita AVS e i 31 miliardi del riarmo dell’esercito. Un parere giuridico dell’Università di Zurigo apre la strada a una sola scheda di voto: ecco le cifre, i tempi e il conto in più per la famiglia ticinese.
Una sola scheda di voto per due aumenti dell’IVA: 0,5 punti per finanziare la 13ª rendita AVS e altri 0,5 punti per pagare il riarmo dell’esercito, entrambi limitati a sei-otto anni. È la proposta lanciata venerdì da Swissmem, l’associazione mantello dell’industria tecnologica e metalmeccanica svizzera, e ripresa nel weekend da NZZ e watson.ch. Il piano sblocca il dossier più caldo di Palazzo federale, e tocca direttamente il portafoglio di chi vive in Ticino: se passa, l’aliquota IVA standard salirebbe dall’attuale 8,1% al 9,1%, con effetto su gran parte dei consumi quotidiani.
La proposta in 4 numeri
Swissmem chiede al Parlamento di confezionare in un unico decreto federale due aumenti gemelli dell’imposta sul valore aggiunto:
- +0,5 punti di IVA per coprire la 13ª rendita AVS, votata in popolare nel marzo 2024 e in pagamento dal dicembre 2026;
- +0,5 punti di IVA per finanziare il riarmo dell’esercito svizzero, valutato in 31 miliardi di franchi entro il prossimo decennio;
- durata limitata a 6-8 anni, con clausola di scadenza automatica;
- una sola votazione popolare, non due referendum separati come previsto fino a oggi.
«Così tagliamo il nodo gordiano», ha dichiarato il direttore di Swissmem Stefan Brupbacher al settimanale watson, sostenendo che entrambe le riforme «sono estremamente a rischio di bocciatura» se portate separatamente al voto popolare. La logica del pacchetto unitario, secondo l’industria, sarebbe percepita come «il classico compromesso elvetico»: sicurezza sociale da una parte, sicurezza militare dall’altra.
Perché ora: il caso Patriot
Il tempismo non è casuale. Mercoledì 13 maggio il consigliere federale Martin Pfister ha comunicato al Consiglio federale che i cinque sistemi di difesa aerea Patriot ordinati negli Stati Uniti nel 2022 costeranno il doppio del previsto: 4,6 miliardi di franchi contro i 2,3 miliardi iniziali, con consegna posticipata al 2034. Il Consiglio federale aveva già deciso un aumento dell’IVA dello 0,8% per finanziare il riarmo, ma il dossier è bloccato in Parlamento perché UDC e PLR - i due partiti tradizionalmente più vicini all’esercito - rifiutano qualsiasi aumento d’imposta.
Sul fronte AVS la situazione non è migliore. La 13ª rendita, approvata dal popolo a marzo 2024, comincia a essere versata a dicembre 2026, ma la sua copertura permanente non è ancora stata trovata. Sul fabbisogno annuo a regime servono circa 4-5 miliardi di franchi all’anno, e ogni tentativo di chiusura dei conti (aumento contributi salariali, aumento IVA, contributo della Confederazione) ha incontrato resistenze trasversali.
Il via libera giuridico del Prof. Glaser
Per smontare l’obiezione costituzionale dell’«unità della materia», Swissmem ha commissionato un parere giuridico ad Andreas Glaser, professore di diritto pubblico all’Università di Zurigo e direttore del Centre for Democracy di Aarau. Il parere conclude che la Costituzione federale permette di sottoporre al voto una sola scheda con due aumenti dell’IVA, perché «se le maggioranze parlamentari per finanziare 13ª AVS ed esercito si trovano solo congiuntamente, è lecito presentare entrambe le componenti dell’aumento dell’IVA al popolo e ai Cantoni in un’unica delibera».
L’idea politica originaria è del consigliere agli Stati del Centro Benedikt Würth, che aveva proposto un «punto IVA di sicurezza» applicato sia all’AVS sia all’esercito.
Cosa cambia per il portafoglio ticinese
Tradotto in cifre per chi vive in Ticino: un punto di IVA in più vale circa 1 franco in più ogni 100 franchi di acquisti a aliquota standard. Su una spesa annua di 25’000-30’000 CHF in beni e servizi soggetti all’aliquota piena (auto, ristoranti, elettrodomestici, abbonamenti, abbigliamento, lavori artigianali) - cifra plausibile per una famiglia di due adulti in Ticino - il maggior costo sarebbe nell’ordine dei 250-300 CHF all’anno per nucleo, distribuiti per sei-otto anni.
Restano fuori dall’aumento i beni di prima necessità con aliquota ridotta al 2,6% (alimentari, libri, medicinali) e i servizi di alloggio con aliquota speciale al 3,8%. Non sono invece toccati né i premi della cassa malati (esenti per legge) né gli affitti delle abitazioni primarie.
Gli altri pezzi del puzzle
Swissmem, oltre al pacchetto IVA, propone anche la privatizzazione maggioritaria di Postfinance per ricavare alcuni miliardi destinabili a esercito e AVS, mantenendo allo Stato una minoranza di blocco. L’associazione esclude invece nuove imposte di successione, tasse sui guadagni di capitale o ritocchi al freno all’indebitamento.
La proposta arriva nella fase finale della procedura di consultazione (Vernehmlassung) aperta dal Consiglio federale, che scade a fine maggio 2026. Il Parlamento è atteso a esprimersi entro la fine dell’anno; la votazione popolare, in caso di doppio sì delle Camere, è realisticamente attesa nel 2027.
Per il lettore che vuole approfondire come funziona oggi la previdenza svizzera, restano utili la scheda moneymag.ch sui tre pilastri della previdenza e il riassunto della riforma AVS-21 entrata in vigore nel 2024, che già aveva alzato l’IVA standard dal 7,7% all’attuale 8,1%. Sul fronte militare, il pacchetto Swissmem si inserisce nel solco dei sette progetti strategici per la difesa già illustrati dal Dipartimento federale della difesa.
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