Il Reno in secca fa salire benzina e gasolio: fino a 16 centesimi in più al litro, ecco perché tocca anche il Ticino e cosa fare prima dell’inverno

Claudio Galli

14 Agosto 2026 - 10:13

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Un quarto dei carburanti e dell’olio combustibile che consumiamo in Svizzera risale il Reno su chiatta. Con il fiume ai minimi storici verso Basilea la navigazione si è quasi fermata, il costo del trasporto è triplicato e alla pompa si pagano già 12-16 centesimi in più: cosa significa per chi in Ticino fa il pieno e per chi riscalda a nafta, e perché conviene muoversi ora.

Il Reno in secca fa salire benzina e gasolio: fino a 16 centesimi in più al litro, ecco perché tocca anche il Ticino e cosa fare prima dell'inverno

La benzina in Svizzera viaggia attorno a 1.96 CHF al litro e il gasolio da riscaldamento ha toccato i 143.76 CHF per 100 litri il 13 agosto, quasi 10 franchi in più rispetto a una settimana prima e oltre 14 franchi in più rispetto a tre mesi fa. Dietro questo rialzo non c’è solo il prezzo del greggio sui mercati mondiali: a spingere in alto i listini è un fattore logistico di cui la stampa svizzero-tedesca parla da giorni e che in Ticino è ancora poco raccontato. Il Reno è in secca, la siccità ha ridotto il livello dell’acqua a valori che gli osservatori paragonano agli anni-record 2003 e 1975, e il traffico delle chiatte verso il porto di Basilea si è quasi bloccato.

Il punto è che il Reno non è un fiume qualsiasi per l’approvvigionamento della Confederazione: circa un quarto dei prodotti petroliferi svizzeri — benzina, diesel, olio combustibile — arriva proprio da lì, imbarcato nei porti del Mare del Nord di Rotterdam e Anversa e trasportato via acqua fino a Basilea, da dove poi si distribuisce nel resto del Paese, Ticino compreso. Quando il fiume non è navigabile, quella merce va spostata su treno o camion, più lenta e più cara. Secondo il Tages-Anzeiger la benzina in Svizzera è oggi «fino a 16 centesimi al litro più cara» a causa della secca [5].

Perché un fiume del Nord fa salire i prezzi a Sud delle Alpi

La catena è semplice ma implacabile. Con il basso livello dell’acqua le chiatte possono caricare solo una frazione del normale, quindi servono più viaggi per la stessa quantità di prodotto. Il costo di nolo per una tonnellata da Rotterdam a Karlsruhe è salito in un mese da 45 a punte di 140 euro: un trasporto triplicato o quadruplicato, che si scarica direttamente sul prezzo finale. La Neue Zürcher Zeitung ha documentato l’interruzione della navigazione verso Basilea, mentre altri media nazionali avvertono che il collo di bottiglia rischia di rincarare anche derrate di base come pane e mangimi [6].

È una dinamica diversa da quella legata alle quotazioni del greggio, che il lettore ticinese conosce già: qui non conta tanto quanto costa il barile, ma quanto costa portarlo fisicamente fino ai depositi svizzeri. Ed è un problema che non si risolve in pochi giorni, perché dipende dalla pioggia e dal livello del Reno nelle prossime settimane.

Quanto pesa davvero sul portafoglio ticinese

Il Ticino è più esposto della media svizzera per un motivo strutturale: il gasolio da riscaldamento resta qui una fonte molto diffusa per scaldare case e condomini, più che nel resto della Confederazione. E l’olio combustibile ha una caratteristica che lo rende insidioso: è un bene di scorta. Una famiglia o l’amministrazione di uno stabile lo comprano in grandi quantità con pochi ordini all’anno, spesso a fine estate per riempire le cisterne prima dell’inverno. Questo significa che un rincaro come quello di questi giorni non si diluisce nel tempo, ma si traduce subito in una bolletta più salata al momento del rifornimento.

A questo si aggiunge la benzina: chi percorre molti chilometri o vive nel Sottoceneri, dove la questione del prezzo alla pompa è sempre sentita, vedrà l’effetto direttamente al distributore. Vale la pena ricordare che tra una stazione e l’altra, in Ticino, i prezzi possono già oggi differire anche di parecchi centesimi al litro, come mostrano i rilevamenti sul territorio: un margine su cui il consumatore può ancora incidere scegliendo dove fare il pieno.

Cosa può fare chi si riscalda a olio combustibile (e chi guida)

Qualche mossa concreta per limitare i danni, in attesa che il Reno torni navigabile:

  • Confrontare più fornitori prima di ordinare il gasolio: le differenze di prezzo tra distributori possono valere diverse decine di franchi su una cisterna piena.
  • Valutare la tempistica dell’ordine: se la cisterna non è a secco, può avere senso attendere un eventuale rientro del livello del Reno invece di comprare sul picco; se invece l’inverno incombe, frazionare l’acquisto riduce il rischio di riempire tutto nel momento peggiore.
  • Monitorare i prezzi alla pompa, che in Ticino ballano molto da un valico all’altro, e tenere d’occhio anche l’offerta oltre confine per chi vive in fascia frontaliera.
  • Nel medio periodo, il rincaro del gasolio rende più concreto il confronto tra i costi delle diverse motorizzazioni, un tema su cui conviene ragionare fuori dall’emergenza.

Da segnalare, in controtendenza, che sul fronte dell’energia domestica non tutto sale: le tariffe dell’elettricità in Ticino sono attese in calo anche nel 2027, dopo la riduzione di quest’anno. Un piccolo sollievo che però non compensa chi dipende dalla nafta.

Per orientarsi sui prezzi aggiornati del gasolio conviene consultare i listini dei distributori svizzeri, ad esempio i prezzi giornalieri dell’olio combustibile. La regola resta la stessa: in un mercato mosso da un fattore imprevedibile come il livello di un fiume, informarsi prima di firmare l’ordine è il modo più semplice per non pagare il picco.

Argomenti

# Ticino

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