Il confronto fra Svizzera, Germania, Francia e Italia mostra che il vantaggio non è affatto uniforme. Con la franchigia ferma a 150 CHF e il franco a 0.92 sull’euro, ecco in quali categorie il risparmio è reale, dove invece si assottiglia fino a sparire, e quanto costa tutto questo al commercio ticinese: 716 milioni di franchi l’anno.
Chi vive in Ticino conosce a memoria il tragitto verso i supermercati del comasco e del varesotto. Quello che conosce meno è il dettaglio dei numeri: quanto si risparmia davvero, e su cosa. Un’analisi del prestatore di servizi di pagamento Wise, ripresa nei giorni scorsi dalla stampa svizzero-tedesca, ha messo a confronto i listini di Migros, Coop e Aldi Suisse con quelli dei dettaglianti di Germania, Francia e Italia su cinque categorie: alimentari, drogheria, scarpe sportive, elettronica e articoli di lusso. Il risultato è che il vantaggio esiste, ma è molto più selettivo di quanto suggerisca il senso comune.
La metodologia conta, perché cambia la lettura dei dati: Wise ha scorporato l’IVA del Paese estero e l’ha sostituita con quella svizzera, calcolando poi prezzi medi per singolo prodotto in modo da attenuare le differenze fra insegne. Il confronto è quindi fra prezzi «puliti», non fra scontrini reali.
Dove il risparmio è reale: alimentari e calzature
Sugli alimentari il divario resta ampio e in alcuni casi clamoroso. I tre scarti più marcati rilevati dall’analisi:
- burro (250 g): circa 63% in meno in Germania
- uova, confezione da 10: circa 63% in meno in Francia
- mele Gala (2 kg): circa 62% in meno in Italia
Il Paese più conveniente in assoluto per la spesa alimentare non è però quello che il ticinese ha alle porte: è la Germania, dove il risparmio medio sul carrello si attesta attorno al 40%. È una precisazione tutt’altro che accademica, perché buona parte della copertura mediatica di questa analisi è nata oltre Gottardo e ragiona implicitamente sul confine di Basilea, Sciaffusa o Costanza. Per chi parte da Lugano o da Chiasso, il termine di paragone è un altro.
Sulle calzature sportive il risparmio medio all’estero è di circa il 14%, ma l’Italia risulta il mercato più aggressivo: il modello Puma RS Surge Hairy Suede costa circa il 28% in meno, mentre l’Adidas Ultraboost 5 si colloca attorno al 16% in meno in tutti e tre i Paesi confinanti e la Nike Air Force attorno al 13%.
La sorpresa: in Italia la drogheria costa di più
È qui che l’analisi ribalta un’abitudine consolidata. Nella categoria drogheria — detersivi, cura della persona, cosmetica di largo consumo — i prodotti all’estero risultano complessivamente circa il 13% più cari che in Svizzera. Il dato aggregato nasconde però una divaricazione netta: in Italia si paga circa il 12% in più e in Francia il 7% in più, mentre in Germania si spende circa il 17% in meno.
Tradotto per chi fa la spesa a Como o a Varese: il carrello con frutta, verdura, carne e latticini resta conveniente, ma riempire lo stesso carrello di bagnoschiuma, dentifricio e detersivo può annullare una parte del vantaggio accumulato sul reparto alimentare. Sono proprio i prodotti che il 46,8% delle economie domestiche ticinesi dichiara di acquistare oltre confine.
Anche sul lusso il margine è sottile: la borsa Hermès Arçon Slim risulta circa il 7% più economica all’estero — circa 300 CHF su un prezzo svizzero di 4’400 — e l’Omega Speedmaster Professional Moonwatch circa 200 CHF in meno in Germania, sempre a parità di IVA.
Perché i prezzi divergono: livello, cambio, imposta
Wise individua tre fattori che si sommano.
Il primo è il livello dei prezzi. L’indice del livello dei prezzi per un paniere standardizzato si colloca a 184 in Svizzera contro 109 in Germania: un paniere che qui costa 100 franchi, corretto per il potere d’acquisto, oltre confine ne costa circa 60. È un divario che nell’ultimo decennio si è ulteriormente allargato.
Il secondo è il cambio. Nel 2021 un euro valeva in media circa 1.08 franchi; nel 2026 siamo attorno a 0.92. In cinque anni il franco si è rivalutato di circa il 16% sull’euro, e questo da solo amplifica ogni differenza di listino. Sul fronte interno l’inflazione resta contenuta: a giugno 2026 l’indice dei prezzi al consumo è rimasto invariato a 101,3 punti, con una variazione annua dello 0,5%.
Il terzo è l’imposta sul valore aggiunto. In Svizzera l’aliquota sugli alimentari è del 2,6% e quella normale dell’8,1%; in Germania si sale rispettivamente al 7% e al 19%. Chi si fa emettere la certificazione tax free e la fa validare all’uscita dall’UE recupera quella differenza — ed è la ragione per cui una parte del vantaggio si materializza solo a posteriori, quando il rimborso arriva.
Il conto per il Ticino: 716 milioni l’anno
Dall’altra parte del banco, il fenomeno ha una dimensione cantonale precisa. Il commercio ticinese stima in 716 milioni di franchi i mancati introiti annui legati agli acquisti oltre confine, di cui 620,3 milioni nei negozi fisici e il resto nell’online. Il comparto più colpito è l’alimentare con 329,5 milioni, seguito dall’arredamento (136,3 milioni) e dall’abbigliamento (104,2 milioni). L’80,2% delle economie domestiche ticinesi compra generi alimentari oltre confine, il 49% abbigliamento, il 27% arredamento, il 24,5% articoli sportivi.
A livello svizzero la Swiss Retail Federation quantifica il mancato guadagno in oltre 10 miliardi di franchi l’anno. È su questa base che il dettaglio svizzero chiede alla Confederazione di abbassare ulteriormente la franchigia di valore, dagli attuali 150 CHF a 50: l’obiettivo dichiarato è chiudere la fascia di chi spende più di 50 euro all’estero ma resta sotto i 150 franchi, e non versa quindi l’imposta né di qua né di là. La franchigia era già stata dimezzata da 300 a 150 franchi il 01.01.2025, senza però frenare il fenomeno.
Cosa guardare prima di attraversare il confine
Tre indicazioni operative, alla luce di questi numeri.
- Ragionare per categoria, non per Paese. Frutta, verdura, latticini e calzature restano convenienti in Italia; drogheria e cosmetica di marca, secondo questa analisi, no. Vale la pena confrontare il prezzo al litro o al chilo, non quello della confezione.
- Tenere d’occhio la soglia dei 150 CHF. Il limite vale per persona e per giorno, bambini compresi, e se lo si supera l’imposta è dovuta sull’intero valore importato, non solo sull’eccedenza. Le regole di dettaglio, comprese le franchigie quantitative su carne, vino e sigarette, sono raccolte nella nostra guida pratica alla dogana in 7 punti e sul sito dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini.
- Contare anche i costi accessori. Le banche svizzere applicano di norma commissioni dell’1-2% sui pagamenti con carta in valuta estera, e i prelievi in contanti costano spesso 4-5 franchi fissi più una percentuale. Alla cassa, se il terminale chiede se addebitare in franchi o in euro, conviene quasi sempre scegliere la valuta locale. E chi vuole calcolare in anticipo i tributi dovuti, o dichiarare la merce senza fermarsi al valico, può usare l’app QuickZoll.
Il quadro complessivo, insomma, non è quello di un risparmio automatico: è quello di un arbitraggio che funziona su alcune categorie e si spegne su altre, e che va rifatto ogni volta. Per chi vuole inquadrare la questione nel bilancio familiare complessivo, resta utile il confronto con quanto serve davvero per vivere a Lugano.
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