Economiesuisse ha messo in fila tutti i costi delle misure contro la penuria di corrente: circa 4 miliardi di franchi in vent’anni, pagati dai consumatori attraverso la fattura dell’elettricità. Le commissioni dell’energia hanno rinviato il credito da 2,3 miliardi alla primavera 2027 e a settembre arriva un rapporto critico del Controllo federale delle finanze. Cosa significa per chi paga la bolletta in Ticino.
Le misure decise a Berna per evitare una penuria di elettricità costeranno ai consumatori svizzeri circa 4 miliardi di franchi nei prossimi vent’anni. La cifra non arriva da un’associazione ambientalista né dalla sinistra: l’ha calcolata economiesuisse, l’organizzazione mantello dell’economia svizzera, ed è stata rivelata dalla NZZ am Sonntag il 16 agosto. In italiano, al Sud delle Alpi, la notizia è passata quasi inosservata.
Il conto non finisce nel bilancio della Confederazione: finisce nella fattura dell’elettricità, sotto la voce delle tariffe di utilizzazione della rete. È il meccanismo con cui in Svizzera si finanziano le riserve di corrente, e vale per ogni economia domestica e ogni azienda del Cantone.
Da dove escono i 4 miliardi
La voce più visibile è il credito che il consigliere federale Albert Rösti ha chiesto al Parlamento: circa 2,3 miliardi di franchi per costruire quattro nuove centrali di riserva a combustibili fossili, operative attorno al 2030 e destinate a restare disponibili per una quindicina d’anni. Impianti che, nello scenario migliore, non entreranno mai in funzione: esistono solo per il caso in cui la corrente manchi davvero.
Ma il pacchetto è più ampio. Comprende anche:
- la riserva idroelettrica invernale, cioè l’obbligo per i gestori dei grandi bacini di accumulazione di trattenere acqua durante l’inverno, in cambio di un’indennità;
- i gruppi elettrogeni di emergenza e gli impianti di cogenerazione aggregati già contrattualizzati negli scorsi anni;
- le centrali di riserva esistenti, i cui contratti sono scaduti nella primavera 2026.
Il Ticino non è spettatore: alcuni fra i maggiori invasi svizzeri stanno in valle Maggia, in Blenio e in Verzasca, e la riserva idroelettrica passa proprio da lì. La scheda sull’energia elettrica raccoglie gli aggiornamenti sul tema.
Perché tutto questo, adesso? Secondo economiesuisse la Svizzera ha semplicemente rinviato troppo a lungo il potenziamento della produzione invernale. «Ora paghiamo il prezzo dell’inazione», ha sintetizzato Alexander Keberle dell’organizzazione. L’associazione, va detto, sostiene comunque il piano di Rösti: l’Ufficio federale della protezione della popolazione considera la penuria di elettricità uno dei rischi maggiori per il Paese, con danni stimati fino a 84 miliardi di franchi in caso di crisi invernale di tre mesi. Rispetto a quella cifra, quattro miliardi di premio assicurativo sembrano un male minore.
Perché il Parlamento ha messo tutto in pausa
Il calcolo non ha convinto le commissioni parlamentari. L’11 agosto la Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale ha sospeso l’esame del credito e rinviato la decisione alla primavera 2027, in attesa del rapporto della ElCom — la Commissione federale dell’energia elettrica — sulla sicurezza dell’approvvigionamento.
«Nessuno vuole rischiare una penuria», ha spiegato il presidente della commissione Nicolò Paganini (Centro/SG), aggiungendo però che 2,3 miliardi restano una somma enorme e che vanno verificate alternative meno care. La Commissione delle finanze del Consiglio nazionale è andata nella stessa direzione: non contesta l’urgenza, ma rimprovera al Consiglio federale di non aver esaminato soluzioni più economiche, come i gruppi di emergenza privati. E a settembre è atteso un rapporto del Controllo federale delle finanze che, stando alle anticipazioni della NZZ am Sonntag, sarà critico.
Nel frattempo la commissione dovrà pronunciarsi su due crediti minori per complessivi 131,3 milioni: 100 milioni per la pianificazione e i lavori preliminari delle nuove centrali, 31,3 milioni per la centrale di riserva di Monthey (VS).
Il precedente che nessuno a Berna dimentica
Dietro la prudenza del Parlamento c’è un nome preciso: Birr, nel Canton Argovia. La centrale d’emergenza costruita nel 2022 con il diritto di necessità è costata quasi mezzo miliardo di franchi, non è mai entrata in funzione, e il Tribunale amministrativo federale ne ha successivamente dichiarato illegale la costruzione. Oggi la Confederazione la sta smantellando. È il motivo per cui, questa volta, i deputati vogliono le cifre prima della firma.
Cosa significa per la bolletta in Ticino
Quattro miliardi distribuiti su vent’anni fanno circa 200 milioni di franchi all’anno a carico di tutti i consumatori svizzeri. Per dare un ordine di grandezza — non è una cifra ufficiale, ma un calcolo su dati pubblici — con un consumo finale nazionale attorno ai 56 miliardi di kWh l’anno si tratta di circa 0,35 centesimi per kWh: una quindicina di franchi all’anno per un’economia domestica tipo da 4’500 kWh, molto di più per un’azienda energivora.
È una somma contenuta, ma va letta nel contesto giusto. Il 2026 è stato un anno di sollievo: secondo la ElCom le tariffe sono scese in media del 4%, portando l’economia domestica standard a 27,7 centesimi per kWh, e a Lugano le AIL hanno tagliato del 10,6%. Anche il 2027 si annuncia in calo, fra il 3% e il 6%. I costi della riserva non ribaltano questa tendenza: la erodono. E lo fanno in modo poco visibile, perché si nascondono nella parte della fattura che il cliente non può cambiare passando a un altro fornitore — un problema strutturale del mercato elettrico svizzero.
Cosa guardare, concretamente
Tre riferimenti utili nei prossimi mesi:
- il rapporto del Controllo federale delle finanze, atteso a settembre, che dirà se i 2,3 miliardi sono giustificati;
- il rapporto ElCom sulla sicurezza dell’approvvigionamento, previsto per la primavera 2027: è il documento che sbloccherà o affosserà il credito;
- la vostra fattura dell’elettricità: la voce da controllare non è il prezzo dell’energia, ma quella delle tariffe di utilizzazione della rete e dei supplementi federali, dove questi costi vengono ribaltati.
Chi vuole seguire la pratica direttamente può consultare il comunicato della commissione parlamentare, che riassume la decisione di rinvio e i prossimi passaggi.
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