L’SBPV scrive alla commissione del Consiglio nazionale e chiede un compromesso sul capitale, dopo che gli Stati hanno portato al 90% la copertura in CET1 delle filiali estere. Il dibattito in aula è atteso da novembre.
Se la «Lex UBS» spingesse la grande banca a trasferirsi all’estero, in Svizzera potrebbero sparire tra 10’000 e 12’000 dei circa 34’000 posti di lavoro di UBS. La stima è dell’Associazione svizzera degli impiegati di banca (SBPV, il sindacato del personale bancario). Il sindacato l’ha messa nero su bianco in una lettera alla Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale, che proprio ora avvia l’esame della riforma, come riporta finews lunedì 26 ottobre.
Domenica 25 ottobre la notizia era stata anticipata dalla NZZ am Sonntag e ripresa da Reuters. Secondo l’agenzia, né UBS né il sindacato hanno risposto subito alle richieste di commento.
Cosa chiede il sindacato dei bancari
Nella lettera l’SBPV chiede ai commissari un «compromesso sostenibile» sul capitale. Regole più severe, sostiene il sindacato, metterebbero in dubbio la permanenza di UBS in Svizzera. Il testo ricorda che alcuni investitori chiedono un trasferimento, una vendita o una fusione della banca, e che UBS stessa non esclude queste strade. Per la piazza finanziaria e per i dipendenti le conseguenze sarebbero rilevanti.
I tagli legati a un eventuale trasloco si aggiungerebbero a quelli già in corso per l’integrazione di Credit Suisse. Il presidente dell’SBPV, Michael von Felten, segnala una lacuna: «Le conseguenze sull’occupazione non sono finora state esaminate». Eppure, osserva il sindacato, gli studi commissionati dalla Confederazione citano tra le possibili reazioni della banca sia la riduzione del personale sia il trasferimento della sede principale.
Il nodo del capitale: dal 45% al 90%
La disputa verte su quanto capitale UBS debba detenere per coprire le sue controllate estere. Mercoledì 23 settembre il Consiglio degli Stati ha approvato con 29 voti contro 16 l’obbligo di coprire il 90% del valore delle partecipazioni estere con capitale CET1, il capitale proprio di base, quello di qualità più alta. Oggi la copertura con capitale duro si ferma a circa il 45%.
È passata la proposta del consigliere agli Stati del Centro Peter Hegglin. La Camera alta ha respinto sia il 100% voluto dal Consiglio federale sia il compromesso della sua commissione, che prevedeva il 50% in CET1 e il 50% in strumenti AT1, cioè capitale aggiuntivo di qualità inferiore. Nel dibattito la socialista Eva Herzog aveva calcolato che il 100% sarebbe costato a UBS circa 9 miliardi di franchi.
La riforma nasce dal salvataggio d’urgenza di Credit Suisse nel marzo 2023. Per UBS anche il 90% è eccessivo. Secondo Reuters, il presidente del consiglio di amministrazione ha avvertito che, con regole troppo severe, la banca dovrà valutare con attenzione il suo futuro in Svizzera. Fonti citate dall’agenzia riferiscono che UBS ha preparato piani di emergenza, tra cui il trasferimento della sede principale o una fusione con un altro istituto. Lo scontro con Berna sul capitale era emerso già in luglio, quando UBS aveva presentato i risultati trimestrali.
Il fronte politico prima del voto del Nazionale
Secondo finews, la Lex UBS arriverà nell’aula del Consiglio nazionale da novembre. Nel campo liberale c’è chi chiede di ammorbidire la versione degli Stati. Come aveva riferito finews l’8 ottobre, i PLR zurighesi Carmen Walker Späh e Filippo Leutenegger hanno scritto ai consiglieri federali liberali e al gruppo PLR del Nazionale. Nella lettera segnalano svantaggi competitivi e rischi per il credito, gli investimenti, i posti di lavoro e il gettito fiscale. Il consigliere nazionale PLR Andri Silberschmidt è netto: «Il Consiglio degli Stati è andato troppo lontano».
Nel Canton Zurigo, secondo la stessa testata, UBS impiega più di 23’000 collaboratori a tempo pieno. Ticino, Zurigo e Ginevra, i tre «cantoni bancari», si erano schierati per ammorbidire la proposta del Consiglio federale.
Cosa cambia per chi vive e lavora in Ticino
Dopo l’assorbimento di Credit Suisse, UBS è l’unica grande banca con una rete capillare a sud delle Alpi, da Lugano a Chiasso, Locarno, Bellinzona e Mendrisio. È anche il principale datore di lavoro del settore bancario cantonale. Nel gennaio 2025, come aveva riferito Moneymag, circa un centinaio di collaboratori di Credit Suisse di Chiasso e Locarno erano passati a UBS.
Nessuna delle fonti indica quanti dei posti a rischio si trovino in Ticino. La stima del sindacato riguarda tutta la Svizzera. Dipende poi da un trasferimento che oggi resta un’ipotesi. I tagli in discussione si aggiungerebbero a quelli già in corso per l’integrazione di Credit Suisse. Il Ticino, con Zurigo e Ginevra, aveva chiesto di ammorbidire la proposta del Consiglio federale. La prossima tappa è il dibattito al Consiglio nazionale, atteso da novembre.
Le cose da sapere
- Secondo l’SBPV, un trasferimento di UBS all’estero potrebbe costare tra 10’000 e 12’000 dei circa 34’000 posti in Svizzera.
- Questi tagli si sommerebbero a quelli per l’integrazione di Credit Suisse; l’effetto sull’occupazione finora non è stato studiato.
- Il Consiglio degli Stati ha fissato al 90% la copertura in CET1 delle filiali estere, contro il 45% circa di oggi.
- Il Consiglio nazionale discuterà la Lex UBS da novembre. Secondo fonti citate da Reuters, UBS ha preparato piani di emergenza.
Fonti: finews.ch, Reuters, NZZ am Sonntag, Moneymag.ch
Foto: Roland zh, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
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