Decisione del 18 giugno: tasso fermo allo 0%, inflazione allo 0,6% e franco forte. Per chi ha un’ipoteca Saron e per chi tiene i soldi fermi sul conto, la rotta resta la stessa — ma punta in due direzioni opposte.
La Banca nazionale svizzera (BNS) ha lasciato il proprio tasso guida fermo allo 0,00% nella riunione di politica monetaria di giovedì 18 giugno 2026. È la quarta decisione consecutiva senza ritocchi: l’ultimo movimento risale al 19 giugno 2025, quando l’istituto guidato da Martin Schlegel aveva abbassato il costo del denaro di 0,25 punti portandolo a zero. La mossa era largamente attesa: gli economisti interpellati da Reuters avevano previsto in modo unanime nessun cambiamento.
Per chi vive e lavora nella Svizzera italiana non è una notizia da soli addetti ai lavori. Il livello del tasso guida è il parametro da cui partono la rata dell’ipoteca, il rendimento (quasi inesistente) del conto di risparmio e, indirettamente, il potere d’acquisto del franco oltre il confine di Chiasso. Ecco che cosa cambia, voce per voce.
Perché la BNS resta ferma mentre gli altri si muovono
Il motivo principale è l’inflazione, che in Svizzera resta domata. A maggio il rincaro dei prezzi al consumo è stato dello 0,6%, ben dentro la fascia obiettivo della BNS (fra 0 e 2 percento). Per i prossimi anni la Banca nazionale prevede un’inflazione dello 0,6% sia nel 2026 sia nel 2027, e dello 0,7% nel 2028: pressione sui prezzi quasi piatta. La crescita economica del Paese è stimata attorno all’1% per l’anno in corso e all’1,5% nel 2027.
Il contrasto con le altre grandi banche centrali è netto. La Banca centrale europea (BCE) ha alzato il proprio tasso di 0,25 punti solo una settimana fa, e la Federal Reserve americana mercoledì ha lasciato intendere un possibile rialzo: entrambe fanno i conti con un’inflazione spinta dal rincaro dell’energia, legato anche alla guerra fra Stati Uniti e Iran. La Confederazione, protetta da un franco forte che assorbe in parte lo shock energetico, resta — nelle parole della stessa BNS — in una posizione comoda. Il direttorio ha però ribadito che la politica commerciale statunitense e i dazi restano «un fattore d’incertezza per l’economia svizzera», con i settori macchine e orologi i più esposti.
Mutui: nessun aumento, ma neppure lo sconto sperato
Per chi ha un’ipoteca a tasso variabile Saron, lo zero confermato significa una cosa sola: la rata non sale. Il tasso Saron è agganciato al tasso guida della BNS, quindi finché quest’ultimo resta a zero il costo del denaro a breve resta tra i più bassi degli ultimi anni. La cattiva notizia per chi sperava in un alleggerimento è che, con il tasso già a zero, lo spazio per ulteriori ribassi è esaurito: il pavimento del ciclo è questo.
Discorso diverso per le ipoteche a tasso fisso, che non dipendono dal tasso guida ma dalle aspettative dei mercati dei capitali sull’inflazione futura. Proprio perché l’inflazione attesa resta bassissima, i tassi fissi a lungo termine sono scesi a livelli competitivi, in certi casi vicini o addirittura inferiori al Saron: vale la pena confrontare le due opzioni prima di rinnovare, come abbiamo spiegato nell’analisi sulle ipoteche a tasso fisso scese sotto il Saron. Per il quadro d’insieme su come le scelte della BNS si scaricano sulle rate resta utile il punto sul sollievo ai mutui dato dalla riduzione dei tassi.
Per i risparmiatori, lo zero resta una zavorra
Sull’altro versante, chi tiene la liquidità ferma sul conto continua a pagare il prezzo della politica monetaria espansiva. Con il tasso guida a zero, la maggior parte dei conti di risparmio in Svizzera remunera il denaro solo di pochi decimali sopra la linea dello zero, e i conti privati spesso non rendono nulla. Le differenze fra istituti, però, ci sono e contano: secondo lo studio Moneyland 2026 sulle banche svizzere, le neobanche da smartphone battono i grandi nomi proprio sulla remunerazione dei depositi. Non stupisce che, stando ai sondaggi, uno svizzero su quattro sia disposto a cambiare banca in base ai tassi d’interesse. Per chi ha un orizzonte di lungo periodo, lasciare tutto sul conto in un contesto di tassi zero significa, di fatto, accettare un rendimento reale risicato.
Il franco forte: scudo per i prezzi, spina per l’export
C’è poi la questione del cambio. La BNS ha confermato la propria «accresciuta disponibilità» a intervenire sul mercato dei cambi, posizione che mantiene da marzo 2026 (prima diceva di agire «in caso di necessità»). Un franco solido è un’arma a doppio taglio. Da un lato frena l’inflazione importata e, per il frontaliere e per chi fa la spesa nel comasco o nel varesotto, allunga il potere d’acquisto in euro. Dall’altro penalizza gli esportatori ticinesi e svizzeri, già sotto pressione per i dazi americani. Il tema l’avevamo affrontato guardando al franco sempre più forte sull’euro come opportunità contro il carovita.
Cosa fare ora
La decisione di giugno non impone gesti d’urgenza, ma è il momento giusto per qualche verifica:
- Ipoteca in scadenza? Confronta tasso fisso e Saron prima di rinnovare: oggi il fisso a lungo termine è competitivo.
- Liquidità ferma? Controlla quanto rende davvero il tuo conto e se un istituto più generoso vale il cambio.
- Spese in euro? Il franco forte gioca a tuo favore: pianifica gli acquisti oltre confine di conseguenza.
Il comunicato completo e le nuove proiezioni d’inflazione sono pubblicati sul sito della Banca nazionale svizzera. La prossima valutazione di politica monetaria è in calendario a settembre: salvo sorprese sul fronte dei dazi o dei prezzi dell’energia, lo scenario più probabile resta quello di un tasso ancora fermo a zero.
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