Euro-franco a 0,9252 dopo il minimo sotto 0,92: la crisi politica in Francia tiene forte il franco prima di Fed e BCE

Claudio Galli

26 Ottobre 2026 - 11:22

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Lunedì mattina il cambio guadagna lo 0,57%, ma in un mese l’euro ha ceduto l’1,79% e lo spread tra titoli di Stato francesi e tedeschi resta sopra 170 punti base. Per i frontalieri ogni franco di salario vale più euro, mentre per export e turismo svizzeri i prezzi salgono per i clienti dell’eurozona.

Euro-franco a 0,9252 dopo il minimo sotto 0,92: la crisi politica in Francia tiene forte il franco prima di Fed e BCE

Lunedì 26 ottobre, poco dopo le 11, il cambio euro-franco trattava intorno a 0,9252 franchi per un euro, lo 0,57% sopra la chiusura precedente secondo i dati di Yahoo Finance. Il rimbalzo arriva dopo una settimana difficile per la moneta unica: giovedì 22 ottobre la crisi politica e sociale in Francia l’aveva spinta sotto quota 0,92, con il franco ai livelli più forti da metà luglio.

Il dato è mattutino e quindi provvisorio. Su un mese l’euro resta in perdita (-1,79%), su un anno il cambio è quasi invariato (-0,08%). Venerdì 23 ottobre la BCE aveva fissato il cambio di riferimento a 0,9227 franchi.

Dalle piazze francesi ai mercati: perché l’euro ha perso terreno

Lunedì 19 ottobre il franco era salito a 0,9228 contro l’euro, il massimo da metà luglio, come riporta l’agenzia AWP su cash.ch. A fine settembre la coppia era ancora poco sotto 0,95. La spinta è venuta dalle proteste nazionali contro il carovita, sfociate sabato 17 ottobre in saccheggi, incendi e attacchi a municipi. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha parlato di una «portata spaventosa di violenza». Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha offerto le dimissioni, che il presidente Emmanuel Macron ha respinto.

Per i mercati il nodo vero sono i conti pubblici. Thomas Stucki, della Banca cantonale di San Gallo, ricorda che un deficit pari a circa il 5% del PIL non si compensa con una crescita nominale dell’1,9%. E dice di non vedere «alcuna volontà politica per risparmi dolorosi». Gli investitori, riferisce AWP, temono che le manovre politiche in vista delle presidenziali del 2027 frenino il risanamento.

La sfiducia si misura nello spread OAT-Bund, la differenza di rendimento tra i titoli di Stato decennali francesi e tedeschi. Secondo Idéal Investisseur è salito da 135,2 punti base il 15 ottobre a 174,6 il 22 ottobre, per chiudere venerdì 23 a 171,8 punti base, con l’OAT al 5,05%. La media dell’ultimo anno era di 78,9 punti. Il 21 ottobre Boursorama aveva segnalato il breve passaggio del decennale francese sopra il 5%.

Venerdì sono arrivati anche i dati congiunturali. Gli indici PMI francesi della manifattura e dei servizi sono scesi a sorpresa sotto 50, la soglia che separa crescita e contrazione, riferisce AWP. Per Claus Vistesen di Pantheon Macroeconomics questi dati «rafforzeranno i timori». La banca tedesca Helaba ha definito «impegnativa» la situazione sui mercati.

BNS meno pronta a intervenire, nessun paracadute dalla BCE

Giovedì 22 ottobre la Banca nazionale svizzera ha pubblicato la sintesi delle sue discussioni. Vi si legge che a settembre una maggiore disponibilità a intervenire sui cambi «non è più necessaria», anche se la BNS resta pronta ad agire se servisse. Rispetto alla valutazione di giugno il franco si era indebolito di circa il 3% su base ponderata per il commercio. Differenziali di tasso più ampi lo rendevano interessante per il carry trade, cioè indebitarsi in una valuta a basso tasso per investire in una che rende di più. Il tasso guida è rimasto allo 0% e ad agosto l’inflazione era allo 0,8%. Come riporta AWP, la BNS avverte però che più a lungo il petrolio resta caro, maggiore è il rischio di effetti di secondo impatto sui prezzi.

Dalla BCE non arriverà una rete di sicurezza. Christine Lagarde ha escluso acquisti di titoli di Stato da parte della BCE: Parigi deve rassicurare da sola gli investitori. Stucki si attende che Francoforte porti avanti eventuali ulteriori rialzi dei tassi nonostante lo stress sui bond.

I livelli osservati e gli scenari

Il cambio si trova appena sopra la media mobile a 200 giorni (la media delle chiusure delle ultime 200 sedute), a 0,9236, ma sotto quelle a 20 giorni (0,9320) e a 50 giorni (0,9371). L’RSI a 14 giorni, un indicatore di slancio che va da 0 a 100, segna 39,6: un’area debole, ma lontana da 30, il livello che di solito segnala un eccesso di vendite. Sotto il prezzo, il primo riferimento è il minimo delle ultime 20 sedute a 0,9195. Più in basso c’è 0,9124, toccato il 9 febbraio: il minimo storico registrato allora, a febbraio, secondo swissinfo.ch. Sopra il prezzo ci sono le medie a 20 e 50 giorni e il massimo di 20 sedute a 0,9486.

Un nuovo allargamento dello spread o altre tensioni a Parigi riporterebbero l’attenzione sull’area di 0,92. Una distensione politica in Francia e uno spread in calo potrebbero invece favorire un recupero verso le medie mobili. Pesano anche le banche centrali. Secondo CME FedWatch oltre il 90% degli operatori si attende tassi fermi dalla Fed mercoledì, ma per la riunione seguente una chiara maggioranza prevede un rialzo di 25 punti base. Dalla BCE il mercato non si attende cambiamenti. Sulle previsioni, Stucki vede l’euro sotto 0,93 ma sopra 0,90 franchi. Nelle previsioni riportate a febbraio da swissinfo.ch, gli economisti di UBS indicavano 0,95 a fine 2026 (0,90 nell’ipotesi più sfavorevole), mentre le aziende svizzere sondate dalla banca si aspettavano 0,91.

Cosa cambia per chi vive in Ticino e per i frontalieri

Chi guadagna in franchi e spende in euro, con il franco forte, ha più potere d’acquisto. In termini puramente aritmetici, con il cambio a 0,9252 mille franchi valgono circa 1’081 euro, contro circa 1’054 euro al massimo di 20 sedute (0,9486). Lo stesso vale per i ticinesi che fanno la spesa o acquisti in Lombardia.

Per l’export e il turismo il conto si rovescia: beni, camere d’albergo e servizi svizzeri costano di più ai clienti dell’eurozona. Sul fronte dei tassi in franchi, la BNS ha lasciato il tasso guida invariato: per chi segue le ipoteche resta utile il quadro sui tassi ipotecari.

Le date da seguire

  • Mercoledì 28 ottobre, sera: decisione sui tassi della Fed.
  • Giovedì 29 ottobre: decisione della BCE.
  • Nel corso della settimana: PIL statunitense del terzo trimestre.
  • Ogni giorno: andamento dello spread OAT-Bund e sviluppi politici in Francia.

Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio di investimento.

Fonti: cash.ch/AWP, Banca nazionale svizzera, Idéal Investisseur, Boursorama, swissinfo.ch, BCE, Yahoo Finance

Foto: Tony Webster, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

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