Disoccupazione dei frontalieri, Strasburgo approva la riforma: per la Svizzera un conto fino a 900 milioni l’anno (ma l’ultima parola resta a Berna)

Claudio Galli

8 Luglio 2026 - 07:10

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Con 511 voti a favore il Parlamento europeo ha dato il via libera alle nuove regole: sarà lo Stato dell’ultimo impiego — e non più quello di residenza — a pagare l’indennità ai frontalieri disoccupati. Ecco cosa cambia per il Ticino, chi paga oggi e perché serve «l’accordo esplicito della Svizzera».

Disoccupazione dei frontalieri, Strasburgo approva la riforma: per la Svizzera un conto fino a 900 milioni l'anno (ma l'ultima parola resta a Berna)

Il Parlamento europeo ha approvato martedì 7 luglio a Strasburgo la riforma del coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, con 511 voti a favore, 87 contrari e 61 astensioni. Il punto che interessa direttamente la Svizzera italiana è uno: in futuro sarà lo Stato dell’ultimo impiego, e non più quello di residenza, a versare l’indennità di disoccupazione ai frontalieri che perdono il lavoro. Per la Confederazione, secondo le stime della SECO (la Segreteria di Stato dell’economia), significherebbe un aggravio compreso tra 600 e 900 milioni di CHF all’anno.

Il voto di Strasburgo è il passo formale che mancava alla riforma del regolamento 883/2004, di cui ci eravamo occupati quando la SECO aveva lanciato l’allarme sui costi della riforma europea. Ora la revisione è realtà legislativa nell’UE — ma non ancora per la Svizzera.

Cosa cambia con le nuove regole

Oggi il frontaliere che perde l’impiego in Svizzera riceve l’indennità dal proprio Paese di residenza — per i lavoratori attivi in Ticino, tipicamente l’Italia — e la Confederazione rimborsa una parte delle prestazioni erogate. Con la riforma il meccanismo si capovolge: a pagare sarà direttamente la cassa disoccupazione del Paese dove la persona ha lavorato per ultimo.

La platea interessata è ampia: a fine marzo 2026 la Svizzera contava 413’320 lavoratori frontalieri, di cui circa 78’562 in Ticino, il Cantone con la comunità frontaliera più numerosa in rapporto agli occupati. Il pacchetto introduce anche una dichiarazione preventiva per chi svolge brevi attività lavorative in un altro Paese UE, con un’esenzione per viaggi d’affari e distacchi fino a tre giorni — eccezione che però non vale per il settore edile.

Chi paga oggi (e chi pagherebbe domani)

I numeri spiegano perché Berna non ha fretta. Nel 2025 la Svizzera ha rimborsato agli Stati confinanti 283.3 milioni di CHF di prestazioni, di cui 222.6 milioni alla Francia e 21.1 milioni all’Italia, con il resto ripartito fra Germania e Austria. Sul fronte opposto, i contributi versati dai frontalieri alla cassa svizzera di disoccupazione valgono circa 600 milioni all’anno: il saldo attuale è quindi un surplus di circa 300 milioni di CHF a favore della Confederazione. Con le nuove regole il bilancio si invertirebbe.

L’ultima parola resta a Berna

Il regolamento modificato rientra nell’accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e UE: la Commissione europea dovrà notificare la modifica nel comitato misto competente e l’adozione potrà avvenire solo «con l’accordo esplicito della Svizzera», come ha precisato la stessa SECO. Non c’è quindi alcun automatismo, né una data di entrata in vigore per i frontalieri attivi nella Confederazione.

La politica ticinese ha comunque già alzato la voce: dal fronte leghista la riforma è stata bollata come «un’altra batosta per il Ticino», nel timore che i costi aggiuntivi finiscano per pesare sull’assicurazione disoccupazione svizzera e, indirettamente, su chi la finanzia.

Per chi lavora oggi in Ticino con permesso G non cambia dunque nulla nell’immediato: l’indennità continua a seguire le regole attuali. Chi volesse capire come funzionano oggi le prestazioni in caso di perdita dell’impiego può consultare la nostra guida su come funziona la disoccupazione in Ticino.

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Argomenti

# Ticino

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