Dazi USA al 39% da oggi, ma le imprese svizzere non arretrano: il barometro KOF risale a 103,5 punti (e conta per i posti di lavoro in Ticino)

Claudio Galli

7 Agosto 2026 - 10:16

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Mentre a Washington scattano le tariffe che colpiscono quasi il 60% dell’export elvetico verso gli Stati Uniti, l’indicatore congiunturale del Politecnico di Zurigo torna sopra la media di lungo periodo e segnala un miglioramento diffuso a quasi tutti i settori. È un segnale fragile ma importante per l’occupazione a sud delle Alpi, dove l’industria d’esportazione resta il fronte più esposto.

Dazi USA al 39% da oggi, ma le imprese svizzere non arretrano: il barometro KOF risale a 103,5 punti (e conta per i posti di lavoro in Ticino)

Proprio nel giorno in cui entrano in vigore i dazi statunitensi del 39% su quasi il 60% delle merci svizzere vendute oltre Atlantico, dalla Svizzera tedesca arriva un dato che va nella direzione opposta ai timori: il barometro congiunturale del KOF [5], il principale indicatore anticipatore dell’economia elvetica, è salito a 103,5 punti (+1,4), tornando sopra la soglia dei 100 che separa una prospettiva sotto la media da una sopra la media. Nello stesso periodo l’indicatore sulla situazione degli affari è migliorato in quasi tutti i settori dopo due mesi di calo, con segnali positivi soprattutto dai servizi finanziari e assicurativi e dall’edilizia.

Per il lettore ticinese la domanda è semplice: come si conciliano queste due notizie? Da un lato lo shock tariffario americano, dall’altro imprese che dichiarano di vedere il vento cambiare. La risposta dice molto su dove sta andando l’economia che dà lavoro a migliaia di persone in Ticino.

Il dato: il barometro torna sopra quota 100

Il barometro del KOF è quello che gli economisti chiamano un indicatore anticipatore: non fotografa il presente, ma prova a dire come andrà l’economia nei tre-sei mesi successivi. Un valore di 103,5, sopra la media storica di 100, indica che le imprese interpellate si aspettano un’attività in leggera accelerazione. Secondo il KOF si tratta di «un miglioramento su base ampia», non concentrato in un singolo comparto: a spingere sono le assicurazioni, la finanza e le costruzioni, mentre l’industria manifatturiera resta più cauta.

Il segnale conta perché arriva dopo mesi difficili: le esportazioni svizzere verso gli Stati Uniti sono sotto pressione, il franco forte erode i margini e le previsioni di crescita per il 2026 sono state tagliate allo 0,8-0,9%. In questo quadro, un barometro che risale non cancella i problemi, ma segnala che le aziende non stanno andando in modalità panico.

Perché è una buona notizia proprio adesso

Da oggi, 07.08.2026, i prodotti svizzeri pagano un dazio del 39% per entrare sul mercato americano, contro il 15% dei concorrenti dell’Unione europea, il 10% del Regno Unito e il 15% del Giappone. La Confederazione ha convocato riunioni straordinarie e si dice pronta a proseguire i negoziati con Washington anche oltre la data di entrata in vigore, con l’obiettivo di presentare un’offerta «più interessante» e ottenere un trattamento paragonabile a quello dei rivali. Sul fronte interno, il Consiglio federale sta valutando misure rapide sull’indennità per lavoro ridotto — lo strumento che permette alle aziende in difficoltà di ridurre l’orario invece di licenziare — con la possibile estensione della durata massima da 18 a 24 mesi, su cui si pronuncerà a inizio settembre.

Il barometro KOF non tiene ancora conto pienamente del colpo tariffario, ma dice una cosa utile: la macchina economica svizzera arriva a questo appuntamento con un motore che non si è spento. È la differenza tra un rallentamento gestibile e una frenata brusca.

Cosa cambia per il Ticino

Qui sta il punto che riguarda da vicino chi vive a sud delle Alpi. Il Ticino è, per struttura, uno dei cantoni più esposti al commercio con l’estero: meccanica di precisione, tecnologia medicale, orologeria e componentistica sono settori che vivono di export e che occupano una quota importante dei circa 78’562 frontalieri registrati nel Cantone. Non a caso il Ticino resta la regione con la maggiore densità di fallimenti aziendali del Paese, un termometro di quanto il tessuto delle piccole e medie imprese sia sensibile agli shock esterni.

Su questo sfondo, un miglioramento del clima di fiducia nazionale è una notizia che tocca direttamente i posti di lavoro cantonali: se le imprese svizzere continuano a investire e ad assumere, l’onda arriva anche qui. Resta però il nodo del franco forte, che penalizza le esportazioni proprio mentre i dazi le rendono più care, e quello di una congiuntura ticinese che negli ultimi trimestri ha rallentato più della media nazionale.

Cosa guardare nelle prossime settimane

Per capire se il segnale del KOF reggerà, valgono tre appuntamenti concreti:

  • i prossimi dati sulla disoccupazione della SECO, che diranno se il mercato del lavoro assorbe o meno il colpo dei dazi;
  • le decisioni del Consiglio federale di inizio settembre su lavoro ridotto e sostegno all’export, che definiranno la rete di protezione per le aziende colpite;
  • le cifre del commercio estero dei prossimi mesi, il primo vero test dell’effetto tariffe sui conti delle imprese.

Per chi lavora in un’azienda esportatrice o rifornisce il settore, il messaggio è di non farsi guidare dai titoli allarmistici né da un singolo dato positivo: la fotografia reale la daranno l’occupazione e gli ordinativi d’autunno. Il barometro di oggi dice solo che, al momento di incassare il colpo, l’economia svizzera è in piedi.

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# Ticino

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