L’ondata di insolvenze tocca un nuovo record e dietro l’impennata c’è la riforma della LEF entrata in vigore nel 2025, che obbliga fisco e assicurazioni sociali a chiedere il fallimento del debitore. Per il Cantone Ticino, storicamente la regione con il tasso più alto della Confederazione, significa più rischi a catena per dipendenti, fornitori e frontalieri.
I fallimenti d’impresa in Svizzera continuano a correre. Nei primi cinque mesi del 2026 le procedure di fallimento sono aumentate del 58,4% rispetto allo stesso periodo del 2025: il dato è riportato nella veille economica settimanale della Direzione generale del Tesoro francese a Berna, che sintetizza le rilevazioni delle principali società di analisi del credito elvetiche [3]. Non è un episodio isolato: secondo le proiezioni dell’associazione dei creditori Creditreform, se il ritmo si mantiene, il 2026 potrebbe chiudersi con oltre 14’000 fallimenti societari, superando il già record dei 11’915 dell’anno precedente.
Già nei mesi di gennaio e febbraio le insolvenze erano salite di quasi il 76% su base annua, a 2’361 casi, secondo i dati ripresi da SRF News. «Damit setzt sich eine beispiellose Konkurswelle fort» — «così prosegue un’ondata di fallimenti senza precedenti» — scrive Creditreform. È un fenomeno che riguarda anche le persone fisiche: i fallimenti privati sono cresciuti del 43%.
Perché i fallimenti stanno esplodendo
L’impennata non dipende soltanto dalla congiuntura. La causa principale è una modifica della Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (LEF), entrata in vigore il 1° gennaio 2025 e i cui effetti si sono fatti sentire pienamente solo da metà anno. La nuova norma impone ai creditori pubblici — autorità fiscali cantonali e assicurazioni sociali come l’AVS o le casse pensioni — di far valere i crediti non pagati direttamente per via di fallimento, e non più con la semplice esecuzione.
In pratica, molte aziende già in difficoltà di liquidità, che prima riuscivano a rinviare il momento della resa, oggi vengono spinte al fallimento in tempi più rapidi. È la stessa logica che moneymag.ch aveva anticipato quando il Parlamento varò la stretta contro i fallimenti abusivi: ripulire il tessuto economico dalle imprese decotte, al prezzo però di un’accelerazione brusca delle statistiche. L’analisi di Dun & Bradstreet conferma che i settori più colpiti sono la fabbricazione di beni durevoli (+64%), l’informatica (+60%) e i servizi alle imprese (+55%): comparti in cui anche il Ticino ha una presenza significativa.
Cosa cambia per il Ticino
Per la Svizzera italiana la notizia pesa più che altrove. Il Cantone Ticino è da anni la regione con la maggiore densità di insolvenze del Paese, al punto che la stampa romanda lo definisce «il tallone d’Achille» della Confederazione in materia. Nel 2025 l’aumento ticinese era stato in apparenza più contenuto (+34% secondo Dun & Bradstreet), ma quel dato parte da una base già strutturalmente alta: il numero di fallimenti per abitante resta tra i più elevati della Svizzera.
Le ricadute non si fermano all’imprenditore che chiude. Ogni fallimento si traduce in stipendi a rischio, fornitori locali con fatture insolute e, in un Cantone dove i frontalieri sfiorano le 78’500 unità, anche in posti di lavoro transfrontalieri che saltano. Lo si è visto in casi concreti come quello della ElettroCrivelli, con un centinaio di dipendenti rimasti senza impiego. Il fenomeno si innesta inoltre su un mercato del lavoro ticinese già fragile, dove la stabilità dei residenti convive con un terziario sotto pressione.
Cosa può fare chi è esposto
Per imprenditori, fornitori e dipendenti il messaggio operativo è uno: non sottovalutare i segnali di liquidità. Prima di concedere dilazioni di pagamento o firmare contratti rilevanti conviene verificare la solidità della controparte consultando l’estratto del registro delle esecuzioni presso l’ufficio cantonale competente, un documento che certifica eventuali procedure in corso. Le imprese in tensione, dal canto loro, hanno interesse a regolarizzare per tempo le pendenze con fisco e assicurazioni sociali, oggi i creditori più rapidi a far scattare il fallimento.
I dati ufficiali aggiornati sui fallimenti e sulle nuove iscrizioni nel registro di commercio sono pubblicati dall’Ufficio federale di statistica, che permette di seguire l’andamento Cantone per Cantone. Per la Svizzera italiana il 2026 si preannuncia un altro anno di prova: la riforma della LEF sta facendo pulizia, ma il conto, per ora, lo paga soprattutto il Sud delle Alpi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Iscriviti alla newsletter