Il sondaggio Axa-Sotomo su 336 piccole e medie imprese svizzero-tedesche e romande rivela che il costo della vita pesa più dell’intelligenza artificiale e dei dazi USA. E la fiducia nella locomotiva americana crolla: solo il 19% crede che gli Stati Uniti conteranno di più tra cinque anni. In Ticino la Cc-Ti registra le stesse tensioni.
Non è Donald Trump il primo pensiero delle piccole e medie imprese svizzere quando devono fare i conti a fine mese. È la bolletta di tutti i giorni. Lo dice un sondaggio sul mercato del lavoro condotto dall’istituto di ricerca Sotomo per conto di Axa su 336 PMI con almeno cinque dipendenti in Svizzera tedesca e Romandia, pubblicato pochi giorni fa e ripreso da watson.ch: il 65% delle aziende interpellate indica l’aumento dei costi come la preoccupazione cresciuta di più negli ultimi due anni, ben davanti alla pressione della concorrenza (29%) e alla fedeltà calante della clientela (26%).
I numeri che contano davvero
Il quadro che emerge dallo studio, condotto a marzo 2026, è quello di aziende sotto pressione ma non rassegnate: l’86% degli interpellati ritiene probabile che la propria attività esista ancora fra dieci anni, anche se il 43% giudica incerta la situazione economica del proprio settore. Fra le PMI più esposte sui mercati esteri, il 33% lamenta una concorrenza estera in aumento, il 28% la dipendenza da altri Paesi e il 27% i rischi di cambio — un tema che il franco forte conosce bene anche a Sud delle Alpi. La carenza di personale resta un problema strutturale per il 41% delle aziende, con punte del 65% nel settore industriale, dove un’azienda su due riceve troppe poche candidature qualificate.
La sfiducia crescente verso gli Stati Uniti
Il dato più sorprendente riguarda però la geopolitica economica percepita dalle imprese. Interrogate su quali piazze economiche guadagneranno peso nei prossimi cinque anni, le PMI indicano Svizzera e Cina a pari merito (44% ciascuna), mentre solo il 19% scommette ancora sugli Stati Uniti — un terzo del campione prevede anzi un ridimensionamento del loro peso. Anche sull’innovazione lo scarto è netto: il 63% giudica la Svizzera un Paese innovativo nel proprio settore, il 45% dice lo stesso della Cina, appena il 31% degli USA. «Le PMI svizzere sono spesso attive in nicchie in cui gli Stati Uniti pesano meno come traino dell’innovazione», ha commentato il direttore di Sotomo Michael Hermann, pur ammettendo che le turbolenze politiche degli ultimi anni possono aver eroso la fiducia. Il 57% delle aziende si dice inoltre preoccupato per la dipendenza informatica da fornitori cloud statunitensi, anche se solo il 13% ha già cambiato fornitore verso alternative europee.
Cosa dice il Ticino
I dati Axa-Sotomo si fermano alla Svizzera tedesca e alla Romandia, ma l’inchiesta congiunturale 2025-2026 della Cc-Ti (Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino), condotta su 280 aziende cantonali con oltre 17’000 dipendenti complessivi, fotografa tensioni molto simili a Sud delle Alpi: le imprese ticinesi orientate all’export segnalano le stesse incertezze legate alla politica doganale statunitense del 2025, aggravate dal rallentamento della domanda in Germania e Cina. Il nodo del personale qualificato, in particolare, resta una delle sfide più sentite dalle aziende ticinesi, al punto che diverse PMI hanno scelto di formare da sole i propri collaboratori invece di aspettare candidature che non arrivano.
Cosa fare, in pratica
Lo studio offre indicazioni operative anche per chi guida una PMI ticinese. Tre quarti delle aziende intervistate ha già adottato misure per gestire l’incertezza, diversificando mercati di sbocco, fornitori e catene di approvvigionamento: una strada percorribile anche per le imprese ticinesi più esposte al mercato tedesco e a quello statunitense. Sul fronte del personale, il sondaggio conferma una tendenza già visibile in Ticino: il 63% delle PMI consiglierebbe oggi a un giovane un apprendistato piuttosto che un percorso universitario, un dato che vale la pena tenere presente per chi in questi mesi sta scegliendo la propria formazione. Infine, la dipendenza digitale dagli Stati Uniti — cloud, software gestionali, strumenti di intelligenza artificiale — è un rischio da mappare per tempo, anche solo per sapere quanto costerebbe, in caso di necessità, migrare verso un fornitore europeo o svizzero.
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