Comprare bitcoin dalla Svizzera, quanto costa davvero: 1% dall’app, 0.50% dall’ETP e le tre voci che quasi nessuno somma

Claudio Galli

24 Agosto 2026 - 11:09

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Swissquote ha spostato tutti i conti su un modello di commissioni dinamico che parte dall’1% e scende fino allo 0.08% per chi muove volumi. Su Yuh la stessa esposizione al bitcoin costa l’1% se la compri diretta e lo 0.50% se passi da un ETP quotato alla borsa svizzera. Il confronto canale per canale, con custodia, cambio e imposta di bollo dentro il conto.

Comprare bitcoin dalla Svizzera, quanto costa davvero: 1% dall'app, 0.50% dall'ETP e le tre voci che quasi nessuno somma

Su un investimento di 10’000 franchi la differenza fra il canale più caro e quello più economico non è un dettaglio da appassionati: sono 100 franchi contro 50, e la forbice si allarga ogni volta che si compra o si vende. Eppure la commissione dichiarata è solo una delle voci che il risparmiatore svizzero paga quando decide di mettere in portafoglio del Bitcoin. Le altre — spread, cambio valutario, custodia, imposta di bollo — non compaiono quasi mai nella schermata di conferma dell’ordine.

L’occasione per rifare i conti la offre Swissquote, che ha appena archiviato il vecchio listino statico sulle criptovalute e ha trasferito automaticamente tutti i conti su un modello dinamico maker-taker — cioè con commissioni che dipendono sia dal volume scambiato negli ultimi trenta giorni, sia dal tipo di ordine immesso. Chi non ha operato negli ultimi trenta giorni riparte dal livello base.

Il listino, livello per livello

Il nuovo schema di Swissquote parte dall’1% sia in acquisto sia in vendita per il gradino «Standard I», scende allo 0.90/0.95% oltre i 6’000 dollari di volume mensile, allo 0.80/0.90% oltre i 25’000 e prosegue fino allo 0.08% maker riservato a chi muove 60 milioni di dollari in trenta giorni: soglie da clientela istituzionale, mentre il cliente privato tipico resta nei primi gradini, quindi attorno all’1%. Vanno aggiunte le spese di custodia del deposito — 20 franchi al trimestre fino a 50’000 franchi, cripto-attivi inclusi nel calcolo — e i 10 dollari forfettari per ogni prelievo di bitcoin verso un portafoglio esterno.

Su Yuh, l’app di Swissquote e PostFinance, il listino è più semplice e più caro in percentuale: 1% su ogni operazione in criptovalute, custodia gratuita, cambio valutario allo 0.95%. Il punto interessante è un altro: sulla stessa app i titoli — categoria che comprende esplicitamente gli ETP — costano lo 0.50% fino a 10’000 franchi, la metà.

L’ETP quotato a SIX: metà commissione, più due voci nuove

È qui che il confronto diventa concreto. Un ETP — exchange traded product, un titolo quotato in borsa che replica il prezzo di una criptovaluta ed è coperto da riserve detenute in custodia — si compra dallo stesso conto titoli con cui si comprano azioni.

Il 21Shares Bitcoin Core ETP (ISIN CH1199067674), quotato alla borsa svizzera SIX, ha una commissione annua di gestione dello 0.10%: l’emittente zurighese ne ha rinunciato a una parte, portandola da 0.21% a 0.10% [3]. In cambio arrivano due costi che sul cripto-acquisto diretto non esistono: l’imposta di bollo di negoziazione, lo 0.075% sui titoli emessi in Svizzera, e appunto la commissione annua di gestione, che erode la posizione anche stando fermi.

Il conto su 10’000 franchi, tenuti dodici mesi: comprando bitcoin diretto su Yuh si pagano 100 franchi all’ingresso e nient’altro; comprando l’ETP se ne pagano 50 di commissione, 7.50 di bollo e 10 di gestione, 67.50 franchi in tutto. Il vantaggio dell’ETP si assottiglia con gli anni e si annulla oltre i tre-quattro anni di detenzione. Chi compra per tenere a lungo ha convenienza a farlo direttamente; chi entra ed esce, il contrario. Vale la pena ricordare che molti ETP europei sull’ether integrano lo staking, che cambia i termini del confronto perché genera un rendimento.

Il canale bancario e quello estero

Le banche cantonali sono il terzo canale, il più giovane: BancaStato ha aperto l’acquisto di bitcoin, ether, litecoin e solana dall’e-banking appoggiandosi a Sygnum per la custodia. Qui il listino non è pubblicato con la stessa trasparenza degli operatori digitali e va chiesto allo sportello: è la prima domanda da fare, perché sul canale bancario tradizionale la commissione dichiarata è spesso accompagnata da uno spread applicato al prezzo di esecuzione.

Gli exchange esteri restano i più economici sulla carta — Binance parte da 0.10% maker-taker, Kraken da 0.25/0.40% — ma il prezzo di listino vale solo per gli ordini a libro. La funzione «compra subito» costa l’1% su Kraken, il 2% se si paga con carta su Binance. E soprattutto: non sono istituti vigilati dalla FINMA, l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, quindi in caso di dissesto le cripto depositate non godono della protezione riconosciuta ai valori patrimoniali custoditi da una banca svizzera.

Le quattro cose da sapere

  • La commissione non è il costo. Sommare sempre spread di esecuzione, cambio CHF/USD (0.95% su Yuh), custodia e, per gli ETP, imposta di bollo e commissione di gestione.
  • L’orizzonte temporale ribalta la classifica. Sotto i tre anni l’ETP costa meno; oltre, il possesso diretto.
  • Il canale non cambia il trattamento fiscale. Per l’investitore privato residente in Svizzera le plusvalenze restano esenti da imposta sul reddito, e sia le cripto sia gli ETP vanno dichiarati come sostanza al valore del 31 dicembre.
  • Vendere non è l’unica uscita. Chi non vuole liquidare la posizione può valutare i prestiti garantiti da bitcoin, attenzione però al criterio del commercio professionale.

Prima di scegliere il canale conviene farsi dare per iscritto il costo totale su un ordine di importo realistico, non la percentuale nominale. Il prezzo di riferimento aggiornato si trova sulle quotazioni delle criptovalute in tempo reale, mentre l’elenco degli istituti autorizzati è consultabile sul sito della FINMA.

Le tariffe citate sono quelle pubblicate dagli operatori al momento della pubblicazione e possono cambiare senza preavviso. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce una raccomandazione d’investimento.

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