Bitcoin da 79’500 a 76’500 dollari in sei minuti: il flash crash che ha bruciato 1.7 miliardi di posizioni a leva

Claudio Galli

23 Agosto 2026 - 11:08

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Sabato 22 agosto la capitalizzazione del mercato cripto è scesa di 108 miliardi di dollari in sei minuti e 281’846 conti sono stati liquidati d’ufficio. Il prezzo, però, è calato solo del 2.5%: a fare i danni è stata la leva finanziaria. Ecco i numeri asset per asset, e perché chi compra criptovalute dalla Svizzera si è trovato esposto molto meno.

Bitcoin da 79'500 a 76'500 dollari in sei minuti: il flash crash che ha bruciato 1.7 miliardi di posizioni a leva

Il rally di agosto ha incassato il suo primo colpo. Sabato 22 agosto, poco dopo le 06:00 in Svizzera, il Bitcoin è passato da un massimo di circa 79’500 dollari a 76’500 in sei minuti, trascinando con sé l’intero comparto: la capitalizzazione complessiva del mercato cripto è scivolata da 2’680 a 2’550 miliardi di dollari, 108 miliardi bruciati in poco più di un quarto d’ora di contrattazioni.

Il dato che spiega davvero l’episodio non è il prezzo, ma il numero delle posizioni chiuse a forza. Secondo i dati di CoinGlass, nelle ventiquattro ore sono state liquidate posizioni per 1.71 miliardi di dollari e sono stati coinvolti 281’846 trader. Di questi, 574 milioni di dollari sono evaporati in sole quattro ore, quasi tutti su posizioni rialziste.

Perché un calo del 2.5% ha fatto così male

La discesa del bitcoin, misurata sul prezzo, è stata del 2.5% circa. In un mercato azionario sarebbe una seduta storta e nulla più. Nel mercato cripto è bastata a innescare una cascata perché nei giorni precedenti si era accumulata una quantità anomala di leva sul lato degli acquisti.

Il meccanismo è quello dei perpetual futures — contratti derivati senza scadenza, offerti sulle grandi piattaforme offshore con moltiplicatori che arrivano a 50 o 100 volte il capitale versato. Con una leva di 50, un movimento contrario del 2% azzera il margine: la piattaforma chiude la posizione automaticamente e rivende sul mercato, alimentando il ribasso che ha causato la chiusura. È lo stesso meccanismo che aveva funzionato al contrario nei giorni scorsi, quando la corsa da 63’600 a 79’500 dollari — circa il 25% in cinque sedute, dopo le due decisioni arrivate da Washington — aveva polverizzato 2.7 miliardi di dollari di scommesse ribassiste.

Prima del crollo gli indicatori tecnici segnalavano la condizione più ipercomprata da novembre 2024. L’interesse aperto sui derivati, cioè il valore complessivo dei contratti in essere, si è ridotto di 3.34 miliardi di dollari in poche ore (-5.18%), scendendo a circa 55.6 miliardi: è la misura di quanta leva è stata espulsa dal sistema.

I numeri asset per asset

  • Bitcoin: minimo a 76’500 dollari, -2.5%, 257.77 milioni di posizioni rialziste liquidate.
  • Ethereum: prezzo sceso verso 2’426 dollari e 293.34 milioni di liquidazioni, più del bitcoin in valore assoluto.
  • XRP: il calo più violento fra i grandi, -12% da 1.70 a 1.51 dollari, con 121.71 milioni liquidati.
  • Resto del mercato: la capitalizzazione delle criptovalute diverse da bitcoin ed ether è passata da 784 a 731 miliardi di dollari in una singola candela, -6.7%.

Al momento in cui scriviamo il bitcoin tratta attorno ai 77’400 dollari, circa 61’900 franchi al cambio USD/CHF di 0.80. Il quadro di periodo resta positivo — la scheda di mercato indica +21% sull’ultima settimana e +17% sull’ultimo mese — ma su dodici mesi il bilancio è ancora di circa -34%.

L’angolo svizzero: qui la leva non passa dallo sportello

Il punto che interessa il lettore in Svizzera è che le liquidazioni si sono concentrate su piattaforme di derivati estere che non fanno parte dei canali abitualmente usati da chi investe in franchi. In Svizzera l’accesso alle criptovalute passa in larga parte dagli ETP quotati alla borsa SIX di Zurigo, dall’acquisto diretto presso banche cripto vigilate dalla FINMA — l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari — come Sygnum, AMINA Bank e Bitcoin Suisse, e ormai anche dall’e-banking di una ventina di istituti tradizionali. Sono tutti strumenti a pronti: si compra quello che si paga, senza margine e senza chiamata di reintegro.

La differenza in una giornata come quella di sabato è concreta. Chi deteneva bitcoin in custodia ha visto il valore del portafoglio scendere del 2.5% e risalire poche ore dopo. Chi era esposto con leva 50 sullo stesso movimento si è trovato la posizione chiusa e il capitale azzerato, senza possibilità di recupero sul rimbalzo. La FINMA non autorizza l’offerta al pubblico svizzero di prodotti a leva estrema di questo tipo, e le sue avvertenze sulle piattaforme non vigilate sono ricorrenti.

C’è poi un effetto valutario da mettere in conto: con il dollaro debole sul franco, una parte del guadagno espresso in valuta americana si assottiglia per chi conta in CHF. Sul fronte fiscale, invece, nulla si muove con la volatilità di una giornata: per l’investitore privato le plusvalenze da rivendita restano esenti secondo la prassi dell’AFC, l’Amministrazione federale delle contribuzioni, mentre le posizioni vanno dichiarate al valore di mercato del 31.12 ai fini dell’imposta cantonale sulla sostanza. Chi opera con i tratti del commerciante professionale — e l’uso sistematico della leva è uno degli indizi che l’autorità fiscale valuta — è invece fuori da questa esenzione.

Le 4 cose da sapere

  • L’entità: 108 miliardi di dollari di capitalizzazione persi in sei minuti, 1.71 miliardi di posizioni liquidate in ventiquattro ore, 281’846 conti coinvolti.
  • La causa: non una notizia negativa, ma un eccesso di leva accumulato sul lato rialzista dopo cinque sedute di corsa.
  • Il livello osservato: diversi analisti indicano i 70’500 dollari come soglia tecnica di riferimento per capire se la tendenza di agosto regge; il massimo recente vicino a 78’800 fa da resistenza.
  • La Svizzera: i canali locali — ETP su SIX, banche cripto vigilate FINMA, e-banking — sono a pronti e non espongono a liquidazione forzata.

Per il prezzo aggiornato si possono consultare le quotazioni delle criptovalute in tempo reale o portali come CoinGecko; per il monitoraggio delle liquidazioni sui derivati il riferimento resta CoinGlass, mentre il quadro di vigilanza svizzero è quello della FINMA.

Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio d’investimento.

 [3]

Argomenti

Iscriviti alla newsletter