Due studi appena usciti fotografano un Paese che è il primo dell’area DACH per adozione cripto, mentre gli istituti tradizionali — BancaStato compresa — aprono lo sportello digitale. Ecco i numeri, le differenze rispetto a un exchange e le 4 cose da verificare prima di cliccare "compra".
In Svizzera il 18% della popolazione adulta detiene criptovalute, due punti percentuali in più rispetto a un anno fa e sette in più rispetto al 2024: circa 140’000 nuovi detentori in dodici mesi. Il dato arriva dallo studio pubblicato in giugno dall’Istituto per i servizi finanziari di Zugo (IFZ) della Scuola universitaria professionale di Lucerna con la Banca cantonale lucernese, condotto su 1’772 persone delle tre regioni linguistiche fra febbraio e marzo 2026.
La novità strutturale, però, non arriva dal prezzo — Bitcoin resta attorno ai 63’000 dollari dopo una settimana debole, con deflussi netti dagli ETF spot statunitensi per tre sedute consecutive a metà agosto — ma dallo sportello: una ventina di banche svizzere offre ormai servizi in cripto su oltre 2,5 milioni di conti clienti.
Due studi, due numeri: 18% o 23%?
In queste settimane è circolata anche una cifra più alta. Uno studio BearingPoint condotto da YouGov su oltre 4’000 adulti in Germania, Austria e Svizzera — 1’001 dei quali elvetici, intervistati fra il 18 e il 29 giugno — indica che il 23% degli adulti svizzeri usa criptovalute almeno occasionalmente, contro l’11% dei tedeschi e il 18% degli austriaci.
La differenza non è un errore: le due ricerche misurano cose diverse. L’IFZ conta chi detiene un asset cripto in portafoglio, BearingPoint chi lo usa anche solo saltuariamente — categoria più larga, che include chi ha provato un pagamento senza restare investito. Il punto su cui convergono vale più delle singole percentuali: la Svizzera viaggia al doppio della Germania.
Il sondaggio DACH spiega anche perché. Il 37% degli intervistati svizzeri considera le criptovalute un investimento sensato (23% in Germania) e il 44% userebbe una valuta digitale di banca centrale — un franco digitale emesso dalla BNS — nella vita quotidiana, contro il 29% dei tedeschi. Fra i 18-24enni residenti in Svizzera la quota di utilizzatori sale al 36%.
Dalle piattaforme allo sportello: cosa è cambiato nel 2026
Il passaggio decisivo è che le criptovalute hanno smesso di essere un prodotto da comprare altrove. Secondo un censimento pubblicato in marzo da The Big Whale, a metà 2026 circa venti istituti svizzeri offrono qualche forma di servizio in asset digitali: UBS, la Banca cantonale di Zurigo, PostFinance e le cantonali di Zugo, Lucerna, San Gallo, Turgovia e Ticino. Quasi nessuno ha costruito l’infrastruttura in casa: la zurighese Sygnum, banca con licenza FINMA specializzata in asset digitali, fornisce esecuzione e custodia a oltre 25 istituti e sostiene di raggiungere per questa via più di un terzo della popolazione svizzera.
Alla fine di luglio l’ultima integrazione ha riguardato la Svizzera italiana: BancaStato ha aperto alle criptovalute direttamente dall’e-banking e dall’app, con quattro asset disponibili — bitcoin, ether, litecoin e solana — e gli ordini che si inseriscono come per un’azione, indicando la quantità o il controvalore.
In banca o su un exchange: le differenze che contano
Comprare cripto dal proprio conto non è la stessa cosa che aprire un profilo su una piattaforma estera. Le differenze principali sono quattro.
- Custodia e vigilanza. Nel modello bancario la custodia è affidata a un istituto con licenza bancaria svizzera, sottoposto alla vigilanza della FINMA. Gli asset sono tenuti fuori bilancio e restano segregati in caso di fallimento del depositario: la stessa logica che protegge i titoli in deposito.
- Scelta ristretta. Il rovescio della medaglia è l’offerta: quattro o cinque asset maggiori contro le centinaia di un exchange globale.
- Costi. Le commissioni bancarie sui volumi retail sono di norma superiori a quelle delle piattaforme specializzate: la differenza si misura in punti percentuali, non in centesimi.
- Nessuna chiave privata. L’asset è custodito da terzi. Chi vuole la detenzione diretta con wallet proprio resta fuori dal circuito bancario, assumendosi però la responsabilità integrale della custodia.
Sul fronte normativo il quadro si sta muovendo: le due nuove categorie di licenza allo studio — istituto di pagamento e istituto cripto — porteranno sotto vigilanza diretta FINMA operatori oggi coperti dagli organismi di autodisciplina, con entrata in vigore attesa non prima del 2027.
Il 70% che resta fuori
Il dato più interessante dello studio IFZ è però quello opposto: circa sette intervistati su dieci non immaginano di entrare o rientrare nel mercato cripto nei prossimi due anni. Il sondaggio DACH conferma la prudenza elvetica: per il 64% degli svizzeri l’oro resta il preferito come copertura dall’inflazione, e fra l’80 e l’87% degli intervistati nei tre Paesi considera ancora efficaci le valute statali come strumento di pagamento.
La lettura realistica non è dunque quella di una sostituzione ma di un’aggiunta: le criptovalute entrano nel portafoglio accanto ad azioni, obbligazioni e metalli preziosi, non al loro posto. È coerente con la traiettoria della piazza svizzera, che dal 2021 ha scelto di integrare gli asset digitali nel diritto esistente invece di costruire un sistema parallelo — la scelta che ha fatto crescere la Crypto Valley fino a quasi 1’750 aziende attive fra Zugo, Zurigo, Ginevra, Lucerna, Ticino e Liechtenstein.
Le 4 cose da verificare prima di comprare
- La fiscalità. Le plusvalenze sulla sostanza privata sono esenti da imposta sul reddito, ma le criptovalute vanno dichiarate come sostanza mobiliare al valore di fine anno e chi opera in modo intensivo rischia la qualifica di commerciante professionale: i dettagli sono nella nostra guida fiscale in tre punti.
- Chi custodisce cosa. Verificare nel contratto se la custodia è presso la banca o presso un depositario terzo, e in che forma gli asset sono segregati.
- Le commissioni complete. Spread d’acquisto, commissione d’ordine ed eventuale tassa di custodia annua vanno sommate, non lette una alla volta.
- La quota di portafoglio. La volatilità dell’asset resta di un ordine di grandezza superiore a quella di un’azione: la dimensione della posizione è la prima decisione, non l’ultima.
Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e possono variare rapidamente: per il dato in tempo reale si possono consultare le quotazioni cripto o portali come CoinGecko, per la regolamentazione il sito della FINMA. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce una raccomandazione d’investimento.
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