CLARITY Act, tre settimane per il voto al Senato: perché la legge cripto americana è ferma al 43% (e cosa cambia per chi investe dalla Svizzera)

Claudio Galli

19 Luglio 2026 - 11:11

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Il disegno di legge che dovrebbe dare agli Stati Uniti una cornice definitiva sui beni crittografici è iscritto al calendario del Senato ma senza data di voto, con la pausa estiva del 7 agosto come scadenza di fatto. Tre nodi bloccano i sette voti democratici mancanti. Intanto la Confederazione ha già la sua regolamentazione: ecco il confronto e i numeri che contano.

CLARITY Act, tre settimane per il voto al Senato: perché la legge cripto americana è ferma al 43% (e cosa cambia per chi investe dalla Svizzera)

Il conto alla rovescia è cominciato. Il Digital Asset Market Clarity Act — la legge americana che dovrebbe stabilire una volta per tutte quali beni crittografici sono materie prime e quali strumenti finanziari — è iscritto al calendario legislativo del Senato statunitense come Calendar No. 423, ma a oggi non ha una data di voto in aula. I mercati di previsione, che a primavera davano l’approvazione entro il 2026 attorno al 70%, sono scesi a circa il 43%.

Il 17 luglio la commissione Servizi finanziari della Camera ha tenuto un’audizione a New York dal titolo eloquente — «Building the Future of Finance» — che però non ha alcun potere deliberativo: serve a mettere pressione sulla leadership del Senato. La finestra reale si chiude con la pausa estiva del 7 agosto: se il voto slitta, la campagna per le elezioni di metà mandato assorbe l’autunno e il dossier si sposta realisticamente al 2027, con un Congresso di composizione ignota.

Per chi detiene Bitcoin o altri beni crittografici dalla Svizzera la vicenda non è folclore parlamentare americano: incide sui flussi degli ETF spot, sulle scelte di quotazione degli emittenti e — indirettamente — sui prezzi a cui si compra e si vende.

Che cosa farebbe davvero la legge

Il CLARITY Act non è un programma di sostegno ai prezzi: è una legge di struttura di mercato. La sua funzione principale è tassonomica, cioè tracciare per via legislativa il confine fra i beni digitali che ricadono sotto la CFTC — l’autorità americana sui mercati delle materie prime — e quelli che restano di competenza della SEC, l’autorità sui valori mobiliari.

Oggi quel confine esiste solo grazie a un atto amministrativo. Il 17 marzo 2026 SEC e CFTC hanno pubblicato un’interpretazione congiunta che classifica 16 beni digitali, fra cui Bitcoin, Ethereum e XRP, come «digital commodities». Quel documento ha fatto un enorme lavoro pratico — ha tolto la minaccia della qualifica di valore mobiliare non registrato e ha spianato la strada agli ETF spot — ma resta revocabile: una futura maggioranza nelle due commissioni può riscriverlo senza passare dal Congresso. La legge servirebbe a rendere permanente ciò che oggi è precario.

I tre nodi che bloccano il voto

Il disegno di legge non è fermo perché il Senato sia contrario alla regolamentazione delle cripto. È fermo su tre dispute precise, e per superare l’ostruzionismo servono 60 voti: significa almeno sette senatori democratici in aggiunta a un fronte repubblicano compatto. In commissione Banche, il 14 maggio, il testo è passato 15 a 9 con appena due democratici favorevoli. Il salto da due a sette è tutta la partita.

  • Etica e conflitti d’interesse: i democratici chiedono norme che regolino l’esposizione personale del presidente in carica al settore. I repubblicani le considerano una pillola avvelenata. Nessuna delle due parti ha ceduto.
  • Finanza decentralizzata: le commissioni Banche e Agricoltura hanno prodotto testi divergenti sul trattamento dei protocolli DeFi e sugli obblighi di registrazione per sviluppatori e gestori di interfacce. I due testi vanno riconciliati prima di qualsiasi voto in aula.
  • Rendimento sulle stablecoin: se emittenti e piattaforme possano riconoscere agli utenti un ritorno simile a un interesse. La lobby bancaria si oppone, temendo concorrenza diretta ai depositi.

Il contrasto con la Svizzera

Qui sta il punto che interessa il lettore della Svizzera italiana: mentre Washington discute da due anni la propria tassonomia, la Confederazione ha già una cornice operativa da tempo.

La legge sulla tecnologia di registro distribuito è in vigore dal 2021 e ha introdotto la protezione dei beni crittografici in caso di fallimento del custode. Il 12 gennaio 2026 la FINMA ha pubblicato la Guidance 01/2026 sulla custodia dei beni crittografici, che precisa alle banche e ai gestori patrimoniali svizzeri quando questi valori sono separabili dalla massa fallimentare: solo se tenuti in custodia individuale o in custodia collettiva con quote chiaramente attribuite ai clienti, e sempre a disposizione di questi ultimi.

Non è tutto. Il Consiglio federale ha messo in consultazione — chiusa il 6 febbraio 2026 — una revisione della legge sugli istituti finanziari che introduce due nuove categorie di autorizzazione: gli istituti di mezzi di pagamento, unici abilitati a emettere stablecoin ancorate al franco, e gli istituti cripto, per chi custodisce o negozia beni crittografici fuori dal perimetro degli strumenti finanziari classici. L’entrata in vigore non è attesa prima del 2027.

Il risultato è che il quadro elvetico anticipa buona parte di ciò che gli Stati Uniti stanno ancora negoziando. Lo stesso vale sul fronte europeo: come abbiamo raccontato quando MiCA è entrata pienamente in applicazione, la stretta UE ha spinto diversi operatori a strutturarsi, e società radicate in Svizzera come Bitcoin Suisse, Sygnum e Swissquote hanno ottenuto la licenza europea. Anche Ripple ha incassato l’autorizzazione MiCA piena, a conferma che la certezza normativa sposta la sede legale prima ancora dei capitali.

Le 4 cose da sapere

  • Il calendario è la variabile decisiva: nessun voto fissato entro l’ultima settimana piena di luglio significa, di fatto, rinvio al 2027.
  • La riconciliazione dei testi fra commissione Banche e commissione Agricoltura è il passaggio tecnico obbligato: senza testo unico non c’è voto d’aula.
  • Il contesto macro è ostile. L’inflazione americana è tornata sui massimi da tre anni e i mercati dei futures sono passati dallo scontare tagli dei tassi allo scontare un possibile rialzo. Bitcoin tratta attorno ai 64’600 dollari, Ethereum sotto i 1’900, con una capitalizzazione complessiva del comparto vicina ai 2,17 mila miliardi di dollari.
  • Gli afflussi non si sono fermati: gli ETF spot americani su Bitcoin hanno raccolto circa 132 milioni di dollari il 18 luglio, e l’insieme dei prodotti cripto quotati ha chiuso la settimana con quasi 200 milioni di afflussi netti. Standard Chartered stima fra 4 e 8 miliardi di dollari di raccolta aggiuntiva sui soli ETF su XRP in caso di approvazione della legge.

Che cosa significa per chi investe dalla Svizzera

Dal punto di vista pratico, il residente in Svizzera che detiene beni crittografici non dipende dal Congresso americano per il proprio trattamento normativo o fiscale: valgono la vigilanza della FINMA e le regole cantonali. Come abbiamo spiegato nella guida su fisco e criptovalute in Svizzera, gli utili in capitale da patrimonio privato restano di norma esenti, ma i beni vanno dichiarati come sostanza al valore venale del 31 dicembre, e proventi da staking, mining e lending sono redditi imponibili.

L’effetto del CLARITY Act è quindi indiretto ma reale: passa dai flussi. Le piattaforme di distribuzione americane e i consulenti finanziari che oggi limitano l’accesso ai prodotti cripto citano l’incertezza regolatoria come motivo formale. Una legge federale rimuove quell’obiezione e allarga la platea dei compratori — con effetti sui prezzi che si trasmettono a qualsiasi portafoglio, ovunque sia custodito.

Vale però anche lo scenario opposto, il meno prezzato dai mercati: un voto convocato e perso segnalerebbe una coalizione rotta e riaprirebbe l’intera negoziazione nel 2027. Lo scenario oggi più probabile resta il terzo — nessun voto fissato e slittamento silenzioso oltre la pausa estiva — con l’attenzione che tornerebbe interamente sulla Federal Reserve e sul prezzo del greggio.

Dove verificare

Per seguire l’evoluzione: il calendario legislativo del Senato statunitense per lo stato del disegno di legge, il sito della FINMA per la normativa svizzera applicabile, e le quotazioni cripto in tempo reale per i prezzi aggiornati dei principali beni digitali.

Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e possono variare rapidamente. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce una raccomandazione d’investimento.

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