L’ex SEBA di Zugo ha affidato a una big di Wall Street il mandato per studiare l’IPO. Cosa significa la corsa delle banche cripto elvetiche verso l’Europa, e perché conta per chi in Svizzera custodisce Bitcoin ed Ether.
La più svizzera delle banche cripto guarda ai mercati pubblici. AMINA Bank — l’istituto di Zugo con licenza FINMA (l’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) nato dalle ceneri di SEBA Bank — ha affidato a Cantor Fitzgerald, una delle società di Wall Street più esposte al settore digitale, il mandato per valutare una possibile quotazione in borsa. La notizia, riportata il 27 luglio, segnala che il tema delle banche cripto regolamentate sta uscendo dalla nicchia per bussare alla porta degli investitori pubblici.
Per ora si tratta solo di un incarico di advisory in fase iniziale: nessun dettaglio su valutazione, tempi o piazza di quotazione. Ma il segnale è pesante. Se l’operazione andasse in porto, AMINA diventerebbe una delle pochissime banche cripto pienamente regolamentate quotate al mondo — un evento raro in un settore che per anni ha promesso molto agli investitori senza portare in borsa entità solide e vigilate.
Perché proprio adesso
Il tempismo è tutt’altro che casuale. Il Bitcoin viaggia attorno ai 64’000 dollari, in calo di oltre il 20% sull’ultimo mese, e il mercato resta in una fase debole, con gli operatori appesi alle mosse della Federal Reserve. In un contesto simile, una banca che dichiara ricavi in crescita del 69% nel 2024 — dato che le è valso il titolo di banca cripto svizzera in più rapida crescita — ha un argomento forte da mettere sul tavolo: la prova che un modello regolamentato può generare numeri reali, non solo aspettative.
AMINA offre custodia, trading, prestiti e staking — il deposito di criptovalute a rendimento per contribuire alla sicurezza di una rete blockchain — per la clientela privata e istituzionale. Ma la carta più preziosa è regolatoria: è stato il primo gruppo bancario cripto internazionale a ottenere una licenza MiCA, il quadro europeo sulle cripto-attività, attraverso la controllata austriaca. Quella licenza apre l’accesso fino a 30 mercati dell’Unione europea.
La corsa elvetica all’Europa
AMINA non è sola. Attorno alla Crypto Valley di Zugo si è formato un terzetto di operatori vigilati da FINMA — insieme a Sygnum e Bitcoin Suisse — che negli ultimi mesi ha fatto incetta di autorizzazioni MiCA per esportare in Europa i servizi maturati in Svizzera. È lo stesso movimento che ha portato, in casa nostra, una banca cantonale come BancaStato ad aprire al trading di criptovalute appoggiandosi proprio all’infrastruttura di Sygnum.
Il paradosso è evidente: mentre diversi exchange globali arretrano sul fronte europeo — Binance ha ritirato la domanda di licenza MiCA in Grecia — le banche svizzere usano il passaporto continentale per spingersi in avanti. La combinazione fra vigilanza FINMA, tradizione bancaria elvetica e regole UE finalmente chiare sta trasformando la piazza svizzera nel punto di partenza per la conquista del mercato retail europeo.
Le cose da sapere
- AMINA Bank: ex SEBA Bank, sede a Zugo, licenza bancaria e vigilanza FINMA; offre custodia, trading, prestiti e staking di asset digitali.
- L’operazione: Cantor Fitzgerald advisor per una possibile quotazione in borsa, ancora in fase preliminare. Nessun dato su valutazione o sede.
- Il numero: +69% di ricavi nel 2024, che le è valso il primato di banca cripto svizzera in più rapida crescita.
- La leva regolatoria: prima banca cripto internazionale con licenza MiCA (via controllata austriaca), accesso potenziale a 30 mercati UE. A maggio 2026 è stata anche la prima banca regolamentata a supportare Canton Coin.
- Il contesto: mercato cripto debole, con Bitcoin sotto i 64’000 dollari, ma banche vigilate in espansione.
Cosa cambia per chi vive in Svizzera
Per il risparmiatore della Svizzera italiana la partita non riguarda tanto il titolo AMINA — che, se e quando arriverà in borsa, sarà uno strumento per pochi — quanto la solidità dell’ecosistema in cui sono custoditi i propri asset. Più banche cripto vigilate e capitalizzate significano, in teoria, custodia più sicura e concorrenza sui costi. Vale la pena ricordare che in Svizzera, per chi investe da privato, le plusvalenze sulla vendita di cripto restano esenti da imposta sul reddito, mentre i token vanno dichiarati nella sostanza al valore del 31 dicembre: un quadro che rende la piazza elvetica particolarmente attraente anche per gli emittenti.
Per il prezzo aggiornato degli asset restano affidabili CoinGecko e le quotazioni cripto in tempo reale; per lo statuto degli operatori, il registro pubblico di FINMA.
Le quotazioni citate sono indicative al momento della pubblicazione e non costituiscono un consiglio d’investimento.
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